Esteri

L’Ue tenta una mediazione con l’Iran. Kallas: “C’è bisogno di una via d’uscita”

L’Unione Europea tenta una mediazione quasi impossibile con l’Iran per evitare che il conflitto scatenato da Israele e Stati Uniti, divenga non più una guerra regionale, ma di carattere internazionale, coinvolgendo anche Paesi che fino ad ora sono rimasti fuori dal conflitto. A lanciare la sfida è Kaja Kallas, Alto Rappresentante per la politica estera della Commissione Europea. “Gli attacchi dell’Iran contro le infrastrutture energetiche del Qatar creano ulteriore caos, ed è chiaro che abbiamo bisogno di una via d’uscita da questa guerra, non di un’escalation, ed è per questo che ho anche avviato un dialogo diplomatico con l’Iran per trovare soluzioni alternative. Per essere chiari, ho parlato con il ministro (iraniano, ndr) prima dell’esecuzione dei cittadini svedesi, quindi non ho potuto sollevare la questione, ma nelle mie prossime telefonate lo farò sicuramente, così come solleverò tutte le problematiche che abbiamo”. “Oggi abbiamo qui le Nazioni Unite e stiamo lavorando a stretto contatto con loro per trovare un passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, perché è un vero problema soprattutto per l’Asia e l’Africa, il fatto che petrolio, gas, ma anche fertilizzanti e cibo non possano transitare attraverso lo Stretto di Hormuz perché al momento non è sicuro”.

“Non c’è stata la volontà di estendere la missione Aspides perché i ministri dicevano che non eravamo stati consultati. Alcuni dicevano addirittura che avevamo cercato di convincere le parti a non iniziare questa guerra e che non conoscevamo gli obiettivi di questa guerra – riferisce -. Inoltre, non esiste una base di diritto internazionale per l’uso della forza. Ad esempio, ci sono due casi, uno di autodifesa e l’altro ai sensi di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma poiché al momento non esiste nulla del genere, gli Stati membri non hanno la volontà di entrare in questa guerra per il popolo iraniano. Abbiamo sempre sostenuto il popolo iraniano, la società civile, affinché potesse decidere del proprio futuro. Certo, il regime è stato molto oppressivo. C’è molta sofferenza umana per gli iraniani, ma devono essere gli iraniani a poter decidere del proprio futuro”.

Red

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