Politica

M5S, lite tra Fondatore-Garante (Grillo) e Presidente (Conte), ora il Movimento-partito rischia il crack

 

di Viola Scipioni

 

Le elezioni europee per il M5S sono state disastrose. Il 10% raggiunto ha dimostrato profonde spaccature ideologiche all’interno del partito che hanno segnato irrimediabilmente il rapporto tra due delle figure di spicco più importanti del movimento: Giuseppe Conte e Beppe Grillo. I due non hanno mai navigato in acque calme, hanno vissuto sicuramente grandi momenti di intesa, ma la simpatia è sempre stata momentanea. Il risultato alle ultime elezioni, infatti, ha creato un enorme terremoto che non solo ha messo in discussione la figura di Conte come leader ma anche il ruolo di Grillo nel partito. Giuseppe Conte, dal proprio canto, ha deciso di proporre un’assemblea costituente in cui discutere con gli iscritti al M5S i problemi del partito per trovarne poi delle soluzioni; Grillo, d’altra parte, non è d’accordo con Conte e vorrebbe che, prima di una grande convention, gli esponenti del movimento si riunissero autonomamente per trovare delle risposte. L’intervento non è piaciuto a Conte che ha commentato il fatto dopo qualche giorno limitandosi a confermare l’idea di voler fare una grande assemblea. I dissapori tra Conte e Grillo non sono un fatto recente: già a giugno, infatti, Grillo ha commentato il risultato pentastellato delle europee con «ha preso più voti Berlusconi da morto che Conte da vivo». Parole forti, quelle del fondatore, che non si trova per niente d’accordo con la grande svolta a sinistra che il partito sta prendendo soprattutto tra le mani del professore, umiliato addirittura da un partito dato per morto come quello di Forza Italia.

Se per Conte la convention serve per ridare anima al partito, capire dove sta andando, soprattutto con la momentanea resurrezione del Partito democratico, per Grillo sarebbe come dimostrare al proprio elettorato di avere dei punti di debolezza, soprattutto perché convinto che Conte da solo non debba decidere il destino del partito. Il fondatore vorrebbe tornare al passato, al 2018, quando il M5S prese oltre il 30%, mentre Conte pensa soltanto al rinnovamento perché vede un contesto elettorale completamente diverso rispetto a quello di sei anni fa, soprattutto considerando l’appoggio nel 2021 al governo Draghi che non è mai piaciuto all’attuale leader ma che Grillo ha sempre sostenuto. Inoltre, a Grillo non piace affatto questo affiatamento di Conte nei confronti di Schlein, soprattutto da dopo le europee, dimostrando comunque l’odio viscerale della natura del partito nei confronti del Pd, nonostante la maggior parte dei pentastellati ormai si schieri con le idee progressiste di Conte.

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