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Maldive: Pm Roma aprono inchiesta su sub italiani morti, accertamenti su autorizzazioni

di Emilio Orlando (*)

La Procura di Roma (nella foto il Tribunale di Piazzale Clodio) accelera sull’inchiesta per la morte dei cinque sub italiani deceduti alle Maldive durante un’immersione estrema in una grotta sommersa oltre i cinquanta metri di profondità nelle acque dell’isola di Alimathà. Il fascicolo, coordinato dal procuratore capo Francesco Lo Voi, è stato aperto contro ignoti e ora gli investigatori attendono le prime informazioni ufficiali dall’autorità giudiziaria di Malè e dalla sede diplomatica italiana nell’arcipelago. Un passaggio ritenuto decisivo per ricostruire quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità. Le vittime sono Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri, tutti esperti appassionati di immersioni. Intanto proseguono le delicate operazioni di recupero dei corpi da parte della Guardia Costiera locale: secondo fonti maldiviane, uno dei sub sarebbe già stato riportato in superficie. Gli inquirenti romani vogliono capire se si sia trattato di un tragico incidente o se dietro la morte dei cinque italiani possano nascondersi negligenze più gravi. Tra le ipotesi al vaglio non c’è soltanto quella colposa. I magistrati, infatti, non escludono neppure uno scenario doloso legato a un possibile malfunzionamento o addirittura a un eventuale avvelenamento delle miscele contenute nelle bombole. Una pista ancora tutta da verificare ma che impone accertamenti approfonditi. Determinanti saranno le testimonianze dei circa venti italiani presenti a bordo della safari boat Duke of York, oltre agli esami autoptici che verranno eseguiti sulle salme una volta recuperate. Fondamentale anche l’analisi delle attrezzature utilizzate durante l’immersione. Al vaglio della Maldives Police Service anche le autorizzazioni necessarie per immersioni oltre i trenta metri di profondità, limite fissato per le attività ricreative nell’arcipelago. Gli esperti ricordano che una discesa a quelle profondità richiede procedure rigidissime. Per immersioni oltre i cinquanta metri servono miscele tecniche calibrate con precisione, bombole di riserva e lunghe soste di decompressione. Un errore nella composizione dei gas respirati può diventare fatale. A complicare tutto ci sarebbe poi la conformazione della grotta, dove i sedimenti possono azzerare la visibilità nel giro di pochi secondi. Una tragedia che riporta alla memoria altri drammatici incidenti avvenuti in Italia, in particolare in Sardegna, nella grotta di Su Gologone, teatro negli anni di numerosi incidenti mortali che hanno coinvolto sub esperti impegnati in immersioni speleologiche. Anche in quel caso profondità estreme, cunicoli sommersi e condizioni ambientali proibitive trasformarono esplorazioni tecniche in trappole senza via d’uscita. L’inchiesta aperta a piazzale Clodio dovrà ora chiarire se quella consumatasi alle Maldive sia stata una fatalità oppure il risultato di errori, omissioni o violazioni delle norme di sicurezza.

(*) La Presse

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