Nessuna traccia, finora, dell’auto di Domenico ‘Mino’ Racanati nelle verifiche effettuate durante le operazioni di bonifica in corso nel fiume Trigno, nell’area del ponte della Statale 16 crollato il 2 aprile scorso. A fare il punto è l’assessore regionale alle Infrastrutture del Molise Michele Marone. “Non è stata trovata né la macchina né altri residuati bellici. C’era soltanto materiale ferroso”, ha spiegato. Le operazioni, iniziate ieri mattina, proseguono oggi. La bonifica bellica, finanziata con 35mila euro, è il passaggio preliminare necessario per escludere la presenza di ordigni inesplosi prima di procedere con gli interventi più invasivi nell’alveo e con il dragaggio. Nei mesi scorsi le rilevazioni effettuate con magnetometro avevano individuato anomalie dovute alla presenza di materiale metallico, facendo ipotizzare che almeno una potesse essere riconducibile alla vettura del pescatore 53enne di Bisceglie, disperso da oltre cinque mesi. Le verifiche effettuate finora non hanno però consentito di individuare né l’auto né eventuali residuati bellici. Da ieri l’area interessata dai lavori è interdetta e alla foce del Trigno sono vietate navigazione, pesca e immersioni per consentire lo svolgimento delle operazioni in sicurezza. Le ricerche di Racanati proseguono.
Figlia disperso Trigno, rimuovete ponte ma salvate prove su sua morte
“Rimuovete il ponte. Cercate Domenico. Preservate le prove. E accertate la verità”. È il nuovo appello della figlia di Domenico ‘Mino’ Racanati, il pescatore 53enne di Bisceglie disperso dal 2 aprile scorso dopo il crollo del ponte della Statale 16 sul fiume Trigno, tra Molise e Abruzzo. La richiesta di Angelica Racanati arriva mentre sono in corso le operazioni di bonifica dell’area e dopo che le prime verifiche non hanno consentito di individuare l’auto sulla quale viaggiava Racanati. La figlia chiede ora che si proceda alla rimozione dei resti del viadotto, ma “con la massima attenzione”, senza compromettere né le ricerche del padre né gli accertamenti sulle cause del crollo. “Sono passati cinque mesi. Cinque mesi in cui vivo ancora con una domanda a cui nessuno ha saputo dare una risposta: mio padre è ancora lì sotto o no?”, scrive. “Voglio che il ponte venga rimosso per poter finalmente accertare se mio padre è lì oppure no. Non chiedo di lasciare tutto com’è. Chiedo esattamente il contrario: chiedo che si intervenga”.
La giovane chiede che durante la rimozione vengano recuperati e preservati tutti gli elementi potenzialmente utili alle ricerche e alla perizia tecnica sul ponte. “Devono essere accertate le cause del crollo. Devono essere individuate eventuali responsabilità. Devono essere conservati gli elementi che possono aiutare a ricostruire la verità”. “Il ponte può essere rimosso. Le prove no”, sottolinea. “E soprattutto, la sua rimozione non deve compromettere la possibilità di trovare mio padre”.
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