Politica

Il No si prende il Sì degli italiani

Referendum, il no si prende il 54% dei voti nelle proiezioni. Percentuale record di partecipazione a voto

Le proiezioni danno il No oltre il 54%. Divario ormai incolmabile. Conte il primo ad esultare. Cesare Parodi si è dimesso da presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati per “motivi familiari”. Affluenza intorno al 59%

 

RENZI VUOLE LE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA

Nel campo largo “si devono fare le primarie, spero si facciano presto. Si è rotto il rapporto tra meloni e la sua base, nel centrosinistra ci sono posizioni diversi che è giusto si confrontino con le primarie”. Così il leader di IV, Matteo Renzi, ai microfoni del Tg La 7, commentando gli effetti della vittoria del No al referendum.

 

IL NO VINCE IN 14 REGIONI, PER ORA

Secondo una stima di Youtrend, il No vince in 14 regioni. Le 3 regioni in cui trionfa sicuramente il Sì sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. In Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Umbria e Valle d’Aosta l’esito è invece incerto al momento.

 

Collettivi annunciano manifestazioni in tutto il Paese. Sulle pagine social di gruppi come Potere al Popolo vengono diffusi cartelli con la scritta: “Ha vinto il no! Meloni dimissioni”. Al momento sono state organizzate manifestazioni (oggi, dalle 18) a: Bologna, Brescia, Caserta, Cuneo, Grosseto, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Pavia, Perugia, Pisa, Roma, Torino, Verona.

 

BACHELET: “UNA VITTORIA PARTIGIANA”

“Il Comitato del sì ha riconosciuto la sconfitta anche se i dati non sono definitivi, possiamo pensare di avere vinto non noi ma di aver difeso l’autonomia e l’onore della magistratura, dopo una compagna inqualificabile”. Così Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No, che parla di una vittoria “come quella della lotta partigiana”.

 

L’ANALISI DI UNA VITTORIA

 

16:13 – IL COMITATO DEL SI’: CE L’ABBIAMO MESSA TUTTA

“Siamo orgogliosi della nostra battaglia. Il risultato sembra propendere per il no. Ce l’abbiamo messa tutta, però nessun rimpianto e nessuna critica al modo molto generoso in cui abbiamo condotto la nostra battaglia per la società civile come Comitato per il sì”. Lo dice Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale sì riforma, parlando ai giornalisti. “Se non è uno stop è il rallentamento di una stagione riformista per tutto il Paese”, aggiunge Alessandro Sallusti, portavoce del comitato.

 

16:05 – YOUTREND ASSEGNA LA VITTORIA AL NO

Con un terzo delle sessioni scrutinate il no alla riforma della Giustizia è in vantaggio del 54,3%. Il sì si attesta intorno al 46,6%. E’ quanto si legge sui dati ufficiali diffusi dal sito del Viminale Eligendo.

 

 

Per il team di esperti statistici e analisti di Youtrend ha vinto il No al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.

 

16:00 – AUMENTA IL VANTAGGIO DEL NO

La seconda proiezione realizzata dal consorzio Opinio Italia per la Rai con copertura del campione pari al 37%, il no è avanti con il 53,9 mentre il sì è al 46,1.

 

15:55 – IL 60% DI CHI HA VOTATO NO LO HA FATTO PER “DIFENDERE LA COSTITUZIONE”

L’instant poll Youtrend per Sky TG24 mostra che, tra chi ha votato Sì, le ragioni di merito dominano in modo netto. Il primo fattore citato è il sostegno alla separazione delle carriere nella magistratura (59%), seguita dal sostegno alla divisione del CSM in due rami (35%) e all’istituzione di un’Alta Corte disciplinare (34%). Il sorteggio dei componenti del CSM raccoglie il 30%. Segnali di carattere più politico – il desiderio generico di modificare la Costituzione (24%) e il voto di sostegno al Governo Meloni (18%) – si collocano in coda alla classifica.

 

Il quadro è più netto per il fronte del No. La motivazione principale è il desiderio di non modificare la Costituzione (61%), segnale di un orientamento conservativo-istituzionale più che di opposizione politica contingente. Al secondo posto si colloca il desiderio di contrastare il sorteggio dei componenti del CSM (39%). La componente esplicitamente politica – dare un voto di opposizione al Governo Meloni – si attesta al 31%, terzo posto, subito davanti alla contrarietà alla divisione del CSM (27%) e all’Alta Corte disciplinare (17%). Quasi irrilevante la quota di chi ha seguito le indicazioni di partito (7%) o si è opposto alla separazione delle carriere per sé (4%).

 

Complessivamente, il 69% degli elettori dichiara che sulla propria decisione di voto ha pesato di più “il giudizio nel merito della riforma”, contro il 28% che ha agito principalmente con la volontà di dare un segnale politico. Il 3% non sa. La componente di voto politico è tuttavia più marcata tra chi ha votato No: il 34% degli elettori del No riconosce di aver voluto dare un segnale politico, contro il 21% degli elettori del Sì. In caso di vittoria del No – che boccerebbe la riforma proposta dall’esecutivo – il 54% degli italiani ritiene che Giorgia Meloni dovrebbe continuare a guidare il governo. Solo il 26% chiede le dimissioni (il 20% non si esprime).

 

La frattura politica è marcata: l’87% degli elettori del Sì ritiene che Meloni debba restare (solo il 7% vorrebbe le dimissioni), mentre tra gli elettori del No la quota scende al 37% – con il 47% favorevole alle dimissioni. Prima del voto, gli italiani erano spaccati sulle previsioni di esito: il 32% si aspettava la vittoria del Sì, il 30% quella del No, e ben il 38% non sapeva pronunciarsi. Come atteso, gli ottimisti del Sì sono soprattutto gli elettori del Sì stresso (66%), mentre il 57% degli elettori del No pronosticava la vittoria del proprio campo.

 

15:45 – ARRIVANO LE PRIME PROIEZIONI: NO IN VANTAGGIO

La prima proiezione realizzata dal consorzio Opinio Italia per la Rai con copertura del campione pari al 12%, il no è avanti con il 53,1 mentre il sì è al 46,9.

 

15:30 – SECONDO INSTANT POLL DI SWG: NO SEMPRE AVANTI

Il secondo instant poll di Swg per il tg La7, con una copertura dell’87%, conferma e aumenta la prevalenza del NO al referendum sulla riforma della Giustizia, con una forchetta compresa tra il 50% e il 54%. Il SÌ si attesterebbe invece tra il 46% e il 50%.

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