di Francesco Floris (*)
Non ha risposto al gip Lamin Saidilly, il 22enne arrestato sabato dopo aver colpito senza motivo con una ventina di coltellate un 55enne fuori dal bar ‘La Giada’ di via Alfonso Capecelatro a Milano. Assistito dall’avvocata Simona Brambilla, il giovane di Conegliano, in Veneto, originario del Gambia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice per le indagini preliminari, Luigi Iannelli, dovrebbe depositare martedì in giornata l’ordinanza con la decisione sulla convalida dell’arresto e la richiesta di custodia cautelare in carcere presentata dal pubblico ministero Elio Ramoni, che contesta l’ipotesi di tentato omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, per essere uscito in strada armato e con l’intenzione di uccidere, e dei futili motivi per la frase pronunciata mentre gli agenti delle Volanti gli stringevano le manette ai polsi: “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”.
Nel frattempo si indaga sul passato di Lamin Saidilly alla ricerca di segnali d’allarme ignorati o possibili problemi psichiatrici (ricoveri, cartelle cliniche) di cui in Italia non ci sarebbe traccia. Un omonimo del 22enne della provincia di Treviso sarebbe stato arrestato e detenuto per un periodo in Inghilterra e Saidilly è stato trovato in possesso di alcune ricette per farmaci scritte in lingua inglese. Agli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Milano, delegati dalla Procura a svolgere le indagini, risulta che tre anni fa un 19enne, con le stesse generalità Saidilly, avrebbe commesso un’aggressione con coltello e successiva rapina a Leeds, nel Regno Unito. Fatti qualificati come tentato omicidio a scopo di rapina. Sarebbe finito in manette e detenuto per un periodo, ancora imprecisato. Sono stati attivati canali di cooperazione giudiziaria, tramite Interpol e contatti con le autorità consolari, per capire se si tratti effettivamente della stessa persona arrestata 48 ore fa in zona San Siro, come diversi elementi farebbero pensare, e per quanto tempo e per quali reati fosse finito in carcere oltre Manica.
Secondo la ricostruzione sarebbe rientrato in Italia nel dicembre 2025. Dagli accertamenti in corso è emerso che il 22enne sarebbe arrivato a Milano 11 giorni prima del folle gesto immortalato dalle telecamere del locale, il 23 giugno 2026. Avrebbe alloggiato in hotel e alberghi del capoluogo lombardo, pagando regolarmente i conti e senza mai creare problemi. Nella vita ha lavorato per un’importante azienda alimentare. Occupazione che avrebbe generato tensioni con il padre con cui viveva, assieme ad altre persone in un’abitazione del trevigiano, che lo avrebbe accusato di non contribuire alle spese di casa e di mantenimento nonostante un regolare stipendio e posto di lavoro. Gli inquirenti hanno intenzione di sentire gli ex datori di lavoro del 22enne per sapere se sia dimesso volontariamente o invece sia stato licenziato per motivi disciplinari.
(*) La Presse
