Nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane italiane un/a bambino/a su dieci (10,3%) vive nelle 158 Aree di disagio socioeconomico urbano (Adu) mappate da Istat. In totale sono circa 142mila. Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo ospitano quasi il 73,5% dei minori che vivono nelle Adu. La sola città di Roma poco più di un quinto, più di 30mila 0-17enni. È quanto emerge dalla ricerca “I luoghi che contano” pubblicata oggi da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Le aree vulnerabili si confermano le vere ‘periferie dei bambini’: qui infatti c’è una maggiore concentrazione di 0-17enni rispetto alla media dei comuni delle città metropolitane (16,7% contro 14,8%). E ci sono anche più neonati: i bimbi e le bimbe con meno di un anno sul totale della popolazione sono pari allo 0,71% nelle Adu rispetto a una media cittadina dello 0,64%. Nei quartieri fragili il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa (con un reddito disponibile equivalente inferiore al 60% della mediana nazionale), oltre 17 punti percentuali in più rispetto al 25% della media dei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane. Le disuguaglianze più marcate si registrano nel Sud e nelle Isole: a Palermo la povertà riguarda il 63,8% delle famiglie nelle Adu contro una media cittadina del 36,8%; a Napoli il 60,1% contro il 39,6%; a Cagliari il 42,2% contro il 22,1%. Anche nel Centro-Nord emergono forti divari: a Torino il 37,6% nelle aree di disagio contro il 19% della città nel suo complesso (+18,6 punti percentuali), a Milano il 35,3% contro il 18,4% (+16,9 punti percentuali). Più contenuto lo scarto a Firenze, il 28,1% a fronte di una media cittadina del 17,4% (+10,7 punti percentuali), mentre a Roma è del 37,2% nelle ADU contro il 20,9%.
