Economia e Lavoro

Morti sul lavoro, una piaga senza fine

di Wladymiro Wysocki (*)

In una manciata di giorni e poche ore di distanza da un evento all’altro, in tutta Italia si sono versate lacrime di dolore per la perdita di un caro a causa del lavoro.

Il 22 marzo, Polizzi Generosa, Palermo, muore un uomo di 49 anni a seguito della caduta da una struttura sulla quale stava lavorando presso la casa del cliente.

Portato in elisoccorso muore all’ospedale per le gravissime ferite riportate.

Sempre nei giorni tra il 21 e 22 marzo altri due incidenti mortali.

Nel comune di Codigoro, Ferrara, un operaio di 41 anni perde la vita cadendo all’interno di un silos di una azienda che produce riso, mentre a Lamezia Terme un operaio di 53 anni, Roberto Falbo, è morto dopo essere precipitato da una impalcatura prospicente il tetto del capannone della fabbrica di produzione mangimi presso la quale stava lavorando.

Foggia, qualche giorno prima verso il 20 marzo, muore un giovane, Nicola Di Vito di 32 anni, a seguito del ribaltamento del trattore rimando schiacciato nel campo agricolo durante il lavoro.

Stessa sorte e stesso giorno, Mario Maggi di 62 anni, muore schiacciato dal trattore in un bosco a Ferriere, Piacenza.

Quanta sofferenza ancora, quante lacrime, quanto dolore, quante vedove e vedovi, quanti figli senza un genitore, quante vittime del lavoro ancora dobbiamo avere.

È assurdo, è indegno, è irrispettoso che ogni giorno di lavoro si muore.

È una guerra senza armi, è una guerra velata dal diritto di lavorare.

È una guerra dove la dignità umana ha perso su tutti i fronti.

È una guerra alla quale oggi non sappiamo e non diamo risposte concrete e soddisfacenti.

Fino a quando si continuerà a morire di lavoro, la società continuerà a fallire.

Una moglie, un marito, una madre, un padre, un figlio, una figlia, continuerà sempre ad aspettare il proprio caro che purtroppo non tornerà mai più.

Guardiamo in faccia la realtà per quella che è realmente.

Nel mondo del lavoro stiamo vivendo una situazione dove il numero delle vittime, degli infortuni, delle malattie professionali, degli incidenti in itinere senza trascurare nessun settore e nessuna fascia di età riporta un bollettino quotidiano di guerra.

A quando soluzioni concrete?

La sfortuna, il fato, il destino non esiste, esite solamente una prevenzione e una formazione carente e in molti casi assente.

Esiste la totale mancanza della cura e del rispetto del lavoratore e in primis della persona.

Esiste la totale mancanza della mentalità alla sicurezza, alla cultura, alla tutela della persona.

Ad oggi non ci resta che sperare e sognare un mondo del lavoro più sano e più sicuro.

Tanti sono gli appelli rivolti alle istituzioni, al governo ma tutto viene mascherato da una mole di leggi, spesso confusionaria, come triste palliativo a un qualcosa che manifestamente non sta cambiando.

I sacrifici, le fatiche, l’amore di un genitore verso la propria famiglia riversato in un lavoro spesso spietato e in situazione critiche non può finire racchiuso in una foto ricordo come testamento ai propri cari sulla quale riversare le lacrime di dolore.

Una foto che nel tempo andrà a sbiadirsi ma un dolore che non andrà mai ad attenuarsi.

Anzi, il vuoto che rimane sarà sempre più incolmabile.

 

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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