Cronaca

Mostre: “Vedere la musica”: dalla Scala arriva opera di Balla

Sembra giocare con il titolo della mostra, l’opera di Giacomo Balla che Paolo Bolpagni è riuscito a ottenere dalla raccolta museale del grande Teatro alla Scala per la mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

In “Vedere la musica” (al Roverella di Rovigo, sino al 4 luglio) sarà infatti eccezionalmente (e l’avverbio, in questo caso, è appropriato) esposto lo storico bozzetto originale della scenografia che Giacomo Balla aveva ideato per la prima del “Balletto di sole luci” sulla musica della fantasia per orchestra “Feu d’artifice” di Igor Stravinskij. Per la prima, che si tenne a Roma nell’aprile del 1917 al leggendario Teatro Costanzi (ora Teatro dell’Opera), Balla costruì una serie di sculture trasparenti di vari colori, da illuminare all’interno con lampadine e all’esterno con proiettori. Predispose ben 88 cambiamenti di luci nel corso dei quattro minuti scarsi occupati dal brano del compositore russo. Il suo obiettivo era quello di far “vedere la musica”, come recita il titolo della mostra rodigina.

Ma in quel caso, il diavolo ci mise la coda. Un cortocircuito mise fuori gioco gli oltre cinquanta reostati che avrebbero dovuto azionare gli effetti cromatici, cosicché la scena restò al buio per tutta la durata dell’esecuzione musicale, nello sconcerto del pubblico.

“Questa curiosa storia”, commenta il curatore Paolo Bolpagni, “è una delle molte raccontate dalle meravigliose opere esposte a Palazzo Roverella. Attraverso i quasi duecento dipinti, disegni e sculture che presentiamo al pubblico, il pubblico viene a conoscenza di vicende spesso sorprendenti e magari avventurose.

È da oltre quindici anni che lavoro e faccio ricerche su questi argomenti: ora metto finalmente a disposizione di tutti le scoperte compiute e gli episodi – in alcuni casi divertenti, in altri commoventi – che sono riuscito a individuare con la pazienza dello studioso accanito e appassionato, sia di arte sia di musica. Del resto, è vero che sono uno storico dell’arte, ma ho anche studiato pianoforte e composizione. In questa mostra unisco i miei due grandi amori”.

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