“Le aziende che ricevono un’offerta non richiesta hanno diverse opzioni. Possono accettare, fare ostruzionismo, difendersi strenuamente o fare qualcosa di totalmente folle. L’italiana Monte di Paschi di Siena sembra aver scelto quest’ultima opzione”. È il giudizio tranchant della rubrica Lex del Financial Times sul piano del ceo di Mps Lovaglio. “La banca più antica del mondo, attualmente oggetto dell’offerta della ben più grande rivale Intesa Sanpaolo, ritiene che i propri azionisti e il Paese starebbero meglio se rimanesse indipendente, diventando però molto più grande. Dopo aver in precedenza sostenuto le proprie prospettive standalone, ora propone di acquistare altre due banche contemporaneamente: Banco BPM, istituto di medie dimensioni, e il gruppo di wealth management Banca Generali”, scrive il quotidiano, “sulla carta, una fusione a tre vie presenta anche un certo fascino finanziario. La banca stima di poter tagliare 1,2 miliardi di euro di costi sovrapposti, con un valore attuale di circa 8,4 miliardi di euro. Considerando un dividendo straordinario di 4 miliardi di euro pagabile prima della fusione, la sua quota del 50% nella nuova entità varrebbe oltre 40 miliardi di euro, secondo i calcoli di Lex. Si tratta di un valore superiore del 15% rispetto alla sua attuale capitalizzazione di mercato”, ma al di là dei calcoli “l’idea è semplicemente bizzarra”. Perché, scrive ancora il Financial Timse, “o prezzi offerti da MPS per BPM e Generali sono tutt’altro che generosi.
Nel primo caso, gli azionisti — tra cui Crédit Agricole, già in precedenza scettica — riceverebbero una fusione senza premio. Nel secondo, l’offerta comporterebbe uno sconto di appena il 10% rispetto alla quotazione indisturbata”, invece “non sbaglierebbe a cercare di ottenere più denaro da Intesa”. In conclusione, secondo Lex, “questa nuova, fantasiosa strategia difensiva è controproducente: rischia di dare l’impressione che il consiglio di amministrazione dell’istituto di credito sia disposto a tutto pur di evitare l’acquisizione. Ciò potrebbe rendere gli azionisti ancora più propensi a condividere il punto di vista di Intesa”.
