Sembra aggravarsi la posizione di Massimo Adriatici, l’ex assessore alla sicurezza del comune di Voghera che il 21 luglio ha ucciso con un colpo di pistola Youns El Boussettaoui. I legali della famiglia dell’uomo ucciso hanno messo in evidenza alcune gravi evidenze emerse nel corso dei primi esami. Sia sul corpo, sia sulla pistola utilizzata dall’esponente del Carroccio. Queste le osservazioni dei legali dell’uomo ucciso, inviate al Gip Maria Cristina Lapi. “Sebbene la perizia sia in divenire un gravissimo elemento oggettivo è già emerso dal mero esame dell’arma e delle munizioni: sia il proiettile estratto dalla salma, sia i sette proiettili contenuti nel caricatore della pistola in uso all’indagato sono munizioni di tipo espansivo, vietate dalla legge per la difesa personale”. All’interno della Beretta di Massimo Adriatici, oltre che soprattutto nel corpo della vittima, sarebbero stati ritrovati proiettili hollow point che, a differenza di quelli tradizionali, hanno un foro sulla punta dell’ogiva e provocano maggiori danni su un corpo”. Poi la nota dei legali continua e cerca di descrivere quanto accaduto: “Le munizioni espansive al momento dell’impatto subiscono una vistosa alterazione strutturale, votata a una superiore cessione energetica e a un maggior effetto distruttivo sui tessuti, con una più alta probabilità di uccidere”. Si tratta di munizioni considerate fuori legge, proprio per gli effetti che provocano. Quei proiettili, infatti, dilaniano la carne a causa della loro “espansività” quando entrano in contatto con un corpo. E dal 1992 sono stati vietati e una sentenza della Corte di Cassazione del 2008 li ha equiparati a munizioni da guerra. E ora, in attesa dell’esito finale delle perizie sull’arma e sul corpo di Youns El Boussettaoui, si apre un nuovo fronte nell’indagine nei confronti di Massimo Adriatici.
