di Wladymiro Wysocki (*)
Arrivano i nuovi dati dall’ inail del 7 aprile, gli open data, che ci comunicano l’ andamento della situzione infortunistica in Italia. Ecco i numeri dei primi due mesi: malattie professionali 17.036, infortuni 91.912, con esito mortale 102. Dati che destano ancora forte preoccupazione per una sfera del lavoro che continua a non trovare una soluzione.
Tanti discorsi, leggi, decreti, indignazioni che non sortiscono alcun effetto. Il tempo scorre inesorabilmente senza un segnale forte per tamponare questa
emorragia delle vittime del lavoro. Si lascia troppo alle ispezioni il compito unico per la prevenzione. Una prevenzione che non vedrà mai luce se non si infonde e diffonde una vera cultura della sicurezza. Quella cultura della sicurezza che già da un anno doveva essere argomento nelle scuole, inserita con la legge n. 21 del 17 febbraio 2025.Cultura della sicurezza troppo diluita nei nostri ragazzi, futuro della nostra società e del lavoro.
Una azione troppo timida sia nei banchi di scuola che nel mondo del lavoro vero. Obblighiamo i datori di lavoro ad ottemperare a tanti leggi nella prevenzione, ma resta solo una formalità sulla carta. I numeri ci parlano di altro, e la curva di timidi miglioramenti viene smentita al prossimo comunicato arrivando alla fine dell’anno con i soliti numeri da bollettino di guerra. Già, una guerra del lavoro.Tornare sani e salvi a fine giornata dai propri cari è quasi un miracolo, quando il miracolo sperato e di dare voce ai tanti che soffrono per le conseguenze del lavoro.Il lavoro da strumento e mezzo per la dignità della persona, oggi è tra le principali cause di morti e malattie professionali.Assurdo vero?Ma ormai non ci sorprendiamo
più vista la quotidianità degli eventi che ci hanno terribilmente abituato.E allora ecco un nuovo comunicato dove la curva dei dati di poco migliora da una
parte, come consolazione del dramma di un dato a confronto.Cerchiamo di trovare miglioramenti con paragoni di mesi o anni dello stesso periodo, ma la realtà che emerge è che ancora ogni giorno, ogni 6 ore si muore di lavoro e ogni 50 secondi si verifica un infortunio.La speranza è la medesima, che ci sia un vero e sostanziale interessamento della politica per fronteggiare e risolvere questa emergenza nazionale.Ne continueremo a parlare per
dare voce ai parenti che soffrono per la perdita del loro caro, per la difnità e il rispetto di chi è caduto nel compimento del suo lavoro per garantire un futuro ai propri figli, alla propria famiglia.
(*)Giornalista
