La guerra di Putin

Oligarchi russi e ucraini uniti nella lotta….per il profitto

 

Gli affari ucraini in russia andavano abbastanza bene, se non fosse che il comitato investigativo della Russia ha presentato una petizione per il sequestro della proprietà del miliardario ucraino Akhmetov  accusato di finanziare Zelensky.

 

Il  caso era stato aperto nel 2020, ma solo ora si è deciso il sequestro dei suoi conti e proprietà in un groviglio intricato di aziende, fondatori e co-fondatori, quali la holding  Akhmetov Belgorodmetallosnab LLC e la Gornyak Boarding House LLC.

 

Tra i fondatori degli uffici c’è Metinvest Eurasia LLC,da cui deriva la  risorsa principale di Akhmetov: SCM Holdings Limited.Questo gruppo di investimento è impegnato in tutto ciò che riguarda l’industria mineraria e metallurgica, estrazione mineraria, banche, media, agricoltura e molto altro.

 

La sua Metinvest Eurasia ha lavorato tranquillamente e sta lavorando per il  “commercio all’ingrosso di metalli ferrosi in forme primarie” con di un miliardo e mezzo di dollari di fatturato in rubli, nel 2022.

 

Questo business lavora anche in Russia dove  l’uomo d’affari ucraino si sentiva abbastanza a suo agio. Solo che  Akhmetov era tra gli sponsor non solo delle forze armate ucraine, ma anche dei filonazi del battaglione Azov.

 

Viene quasi da ridere , ma il comitato investigativo russo nutriva sospetti (sic)sul trasferimento di importi significativi per milioni di rubli dai conti di Metinvest Eurasia alla prima banca ucraina.

 

Insomma, dopo l’invasione un po di perdite ci sono state, ma non si sa se sia trattato  di un semplice prelievo di fondi per i bisogni delle forze armate ucraine, e se non lo sa il Cremlino chi può saperlo?

 

Scrive il terribile comitato russo  “premesso che i fondi sono stati trasferiti per il finanziamento del terrorismo, vi sono motivi sufficienti per ritenere che la proprietà di Metinvest Eurasia LLC, nonché della controllata Belgorodmetallosnab LLC e del fondatore, Metinvest, una società a responsabilità limitata, compresi i fondi detenuti in conti e in depositi o in custodia presso banche ed altri istituti di credito, fosse destinato alle medesime finalità”.

 

Ovviamente non si sa se nell’elenco del Comitato siano incluse le perdite di Akhmetov  a causa delle ostilità nel Donbass dal 2014 e la perdita di Azovstal, l’impresa di Mariupol che era una perla dell’impero dell’oligarca ucraino.

 

Un altro simpatizzante dei ucraino si è rivelato essere Yevgeny Chernyak,fondatore del marchio Khortytsyache ha trasferito lo scorso  almeno 500 milioni di rubli ( 5 milioni di dollari)  a Kiev dove l’esercito nel giugno 2023, ha acquistato merci per altri 90 milioni di rubli (900mila dollari) .

 

Ora Chernyak è ricercato con due complici ed è  sotto inchiesta, ma solo all’inizio di luglio, si è saputo dei suoi conti. Ovviamente la stampa russa si scandalizza per questi ritardi, ma forse dimenticando che la Russia è un paese capitalista a tutti gli effetti, dove il danaro, quando è tanto, non puzza proprio.

 

Si comincia anche a sospettare (udite udite!) che tutti questi soldi degli oligarchi ucraini finiscano per finanziare il sabotaggio,  incendi dolosi di uffici di registrazione e arruolamento militare, esplosivi sotto i binari e magari il volo di qualche drone non lontano da Mosca.

 

Ma la stampa russa lo giustifica tali affari con con l’esigenza di preservare in Russia “l’economia di mercato”.Ovviamente casi con Akhmetov e Chernyak non erano gli unici perché prima dell’invasione non si volevano bruciare tutti i ponti che alimentavano gli affari con l’Ucraina.

 

Ad esempio quello della condotta dell’ammoniaca “Tolgliatti – Odessa”che sarà sostituito  entro la fine dell’anno, ma ancora alla primavera di quest’anno era stato bloccato nonostante le forniture di ammoniaca fossero era una condizione per l’accordo sul grano. Poi gli ucraini hanno fatto saltare il condotto e con esso le speranze di rinnovo dell’accordo si riducono.

 

Lo stesso vale per il carburante che Kyiv acquista dall’Ungheria e dalla Turchia , che a loro volta trafficano con il   petrolio russo e lo rivendono.

 

 L’anno scorso i russi che hanno raccolto miliardi di dollari dalla vendita delle risorse minerarie, ma secondo le ultime notizie,  22 oligarchi russi  hanno guadagnato bene dall’inizio del 2023.

 

Fra questiVagit Alekperov (Lukoil), che si è arricchito di quasi 6 miliardi di dollari, mentreLeonid Mikhelson (Novatek)più 1,23 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno. Il più ricco resta Vladimir Potanin con una fortuna di 30,6 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi guadagnati dall’inizio dell’anno. Q

 

Quanti miliardari russi hanno trasferito ufondi anche in rubli  ai bisogni della cosiddetta a ‘operazione speciale’? Gli oligarchi non reca alcun vantaggio finanziare per l’acquisto di attrezzature militari, ad esempio sistemi anti-drone o kit di pronto soccorso per i fronte.

 

Qualcuno si mette a fare le pulci e segnala che la Fondazione di beneficenza Vladimir Potanin (sic) nel apporto 2022 non  fa menzione dell’aiuto ai rifugiati colpiti dai combattimenti o alle famiglie di coloro che sono morti. Il fondo vede un mondo completamente in rosa: “Museums Without Borders”, “Effective Philanthropy”, “Social Sports” e “Endouts”.

 

Sono i  fondi dello Stato, e quindi di tutti i contribuenti russi, che aiutano i rifugiati e le famiglie del personale militare, ma degli  uomini d’affari russi nemmeno l’ombra, almeno pubblicamente. 

 

Che dire Bellezza? Il capitalismo guadagna da tutto e molto dalle guerre….ovviamente anche in Occidente più ricco (molto più ricco) che in Russia.

 

GiElle

aggiornamento la Guerra di Putin ore13.57

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