Politica

  “Oltre i poli: il centro che serve all’Italia e all’Europa”

di Michele Rutigliano

In un panorama politico sempre più polarizzato e con un astensionismo ormai a livelli di guardia,  si fa strada l’idea di un nuovo partito di centro. Una nuova entità politica che, dopo anni e anni di                “chiacchiere e distintivo”,  sappia dar vita a un governo di svolta, innovatore, con la bussola puntata solo ed esclusivamente sull’Europa.  Ma prima ancora di definirne il perimetro politico, occorre interrogarsi sulle idee e sui programmi che potrebbero renderlo credibile e soprattutto necessario. La politica italiana è da anni prigioniera di tatticismi e alleanze di comodo, spesso prive di una visione chiara. È dunque indispensabile partire dai contenuti. Le esperienze di Calenda, Renzi, dei Radicali e oggi persino di figure istituzionali come Beppe Sala indicano una strada: un programma basato su pochi ma incisivi punti per far ripartire l’Italia. La priorità deve essere una nuova politica sociale, capace di rispondere ai bisogni degli anziani, dei disoccupati e delle famiglie in difficoltà. La crisi economica ha acuito le disuguaglianze e ridotto le prospettive per i giovani, ma manca ancora una risposta strutturata.

Il ritorno dell’ascensore sociale                                                                                                                        Uno dei grandi successi della Prima Repubblica è stato il cosiddetto “ascensore sociale”: l’opportunità per figli di contadini, artigiani e operai di accedere a un’istruzione di qualità e a professioni che garantissero loro una mobilità sociale reale. Oggi, questa dinamica si è bloccata. L’università è diventata  un lusso per pochi, il mercato del lavoro è precario e i meriti individuali vengono spesso sacrificati a logiche di rendita e clientelismo. Un nuovo centro non può ignorare questo problema: servono investimenti nella scuola, nel diritto allo studio, nella formazione e nelle opportunità di impiego. Il primo partito italiano è ormai quello dell’astensione, con un tasso che si aggira intorno al 40% dell’elettorato. Questo fenomeno ha cause profonde: la sfiducia verso una politica percepita come distante e inefficace, la mancanza di un’offerta credibile per chi non si riconosce nei partiti tradizionali, la delusione verso le promesse non mantenute. Un nuovo partito di centro, se vuole essere davvero innovatore, deve rispondere a questa crisi di rappresentanza offrendo non solo competenza e serietà, ma anche una visione di lungo respiro, capace di motivare i cittadini a tornare alle urne.

Il contributo dei cattolici per la costruzione di un nuovo Centro
In questa prospettiva, i cattolici liberali e democratici possono dare un contributo determinante. La loro tradizione politica è sempre stata caratterizzata da un forte radicamento nei valori della solidarietà sociale, dell’europeismo e dell’attenzione ai più deboli. Oggi più che mai, un nuovo centro potrebbe trovare in questa cultura politica una bussola per una stagione di riforme coraggiose e di speranza per le nuove generazioni.  Nel recente convegno tenutosi a Roma il 14 e 15 febbraio scorso, la Rete di Trieste ha riunito oltre 300 amministratori cattolici per discutere del futuro politico del Paese. Tra le proposte emerse:  La sussidiarietà e  la partecipazione, per promuovere un modello di governance che valorizzi il ruolo delle comunità locali e delle associazioni nella gestione dei servizi pubblici; Le politiche familiari, per potenziare le misure in loro sostegno, come l’introduzione di assegni più consistenti, servizi accessibili per l’infanzia e politiche abitative dedicate ai giovani nuclei familiari.  E infine l’educazione e la formazione: servono non solo più più risorse, ma soprattutto idee chiare per  investire nell’istruzione e nella formazione professionale, garantendo opportunità di apprendimento e facilitando l’accesso al mondo del lavoro per i giovani. Se un nuovo centro deve nascere, che abbia quindi un’idea chiara di futuro e non sia  solo una somma di personaggi in cerca d’autore. La recente esperienza della Germania offre spunti significativi per il dibattito politico italiano.

Le elezioni in Germania e l’affermazione dei democratici cristiani

Nelle elezioni federali del 23 febbraio scorso, l’Unione Cristiano-Democratica di Friedrich Merz ha ottenuto il 28,6% dei voti, emergendo come primo partito nonostante una flessione rispetto a precedenti consultazioni. Parallelamente, l’Alternativa per la Germania, formazione di estrema destra, ha raggiunto il 20,8%, segnando il suo miglior risultato storico. La capacità della CDU di coalizzarsi con forze moderate ha impedito che l’AfD acquisisse un’influenza determinante nel governo, preservando così i valori democratici e la coesione sociale della Germania. Questa esperienza sottolinea l’importanza di una forza centrista solida anche in Italia, capace di fungere da baluardo contro derive estremiste. Un nuovo partito di centro, ispirato ai principi del cattolicesimo democratico e dell’interclassismo sociale, potrebbe svolgere un ruolo analogo, promuovendo politiche inclusive e riformiste. La presenza di una tale forza politica sarebbe cruciale non solo per la stabilità interna, ma anche per il futuro dell’Europa, garantendo un equilibrio tra le diverse sensibilità politiche e contrastando efficacemente l’ascesa di movimenti radicali. Per quanto ci riguarda, l’Italia potrebbe trarre insegnamento dalla recente esperienza tedesca, riconoscendo nel centro politico un elemento fondamentale per la tutela della democrazia e per l’avanzamento di un progetto europeo efficace, solido e soprattutto condiviso.

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