Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus afferma che l’epidemia di Ebola in Congo si sta “diffondendo rapidamente” e rappresenta ora un rischio “molto elevato” a livello nazionale. Ghebreyesus ha affermato che l’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite sta rivedendo al rialzo il proprio giudizio sul rischio all’interno del Congo, che in precedenza era stato considerato elevato. Il rischio rimane elevato per quanto riguarda la diffusione a livello regionale e basso a livello globale, ha precisato ai giornalisti. Il capo dell’Oms ha osservato che nella Repubblica Democratica del Congo sono stati confermati 82 casi, con sette decessi accertati, “ma sappiamo che l’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo è molto più estesa”. Ha aggiunto che attualmente si contano quasi 750 casi sospetti e 177 decessi sospetti. La situazione nel vicino Uganda è “stabile”, con due casi confermati in persone che avevano viaggiato dal Congo e un decesso.
Onu stanzia 60 mln per accelerare interventi in Congo e regione
Le Nazioni Unite hanno reso noto di aver stanziato 60 milioni di dollari dal proprio Fondo centrale di risposta alle emergenze per accelerare gli interventi in Congo e nella regione. Gli Stati Uniti hanno promesso un finanziamento di 23 milioni di dollari per potenziare gli interventi in Congo e in Uganda e hanno dichiarato che finanzieranno anche la creazione di un massimo di 50 centri di cura per l’ebola nelle regioni colpite del Congo e dell’Uganda. Le autorità ugandesi hanno precisato di non essere a conoscenza dell’allestimento di alcun centro di cura da parte degli Stati Uniti.
Pregliasco, rischio anche in Italia
“L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo merita la massima attenzione da parte della comunità internazionale, soprattutto alla luce delle stime che ipotizzano una circolazione del virus ben più ampia rispetto ai dati ufficiali. Tuttavia, è importante evitare allarmismi: oggi Europa e Italia dispongono di sistemi di sorveglianza epidemiologica, protocolli aeroportuali e reti infettivologiche molto più strutturate rispetto al passato”. In una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International, spiega che cosa potrebbe accadere sul fronte Ebola dopo che secondo il rapporto pubblicato da ricercatori dell’Imperial College London i casi reali nella Repubblica Democratica del Congo sarebbero già più di mille.
“Il rischio di casi importati non può essere considerato nullo in un mondo globalizzato, ma il virus Ebola non ha una diffusione respiratoria come quella osservata con influenza o Covid-19. La trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con fluidi biologici di persone sintomatiche. Il vero campanello d’allarme resta quindi la comparsa di febbre elevata associata a una recente permanenza nelle aree colpite o a contatti a rischio. Fondamentale continuare a investire nella cooperazione sanitaria internazionale, nel tracciamento precoce dei casi e nella ricerca vaccinale, soprattutto per varianti come il ceppo Bundibugyo, per il quale gli strumenti disponibili sono ancora più limitati rispetto ad altri ceppi di Ebola”, conclude Pregliasco.
Red
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