“L’Italia non può correre il rischio che soggetti privati rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani. Per questo c’è bisogno di una norma che faccia chiarezza sulla proprietà”. E’ quanto si afferma in un dossier riservato del centro studi di Fratelli d’Italia, anticipato da Repubblica e Corriere della Sera, dedicato all’emendamento di FdI alla manovra in cui si precisa che “le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al Popolo Italiano”. Il rapporto si apre sottolineando che “ribadire un principio scontato, e cioè che le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano, non mette in discussione l’indipendenza della Banca d’Italia, né viola i trattati europei”.
“Affermare che la proprietà delle riserve auree ( nella foto) di Bankitalia è del popolo italiano non serve a nulla. FALSO” si legge in uno dei punti del testo.
“Il capitale della Banca d’Italia, comprese quindi le riserve auree, è detenuto da banche, assicurazioni, fondazioni, enti ed istituti di previdenza, fondi pensione ecc. aventi sede legale in Italia – prosegue il Rapporto – In molti casi si tratta di soggetti privati, alcuni dei quali controllati da gruppi stranieri. L’Italia non può correre il rischio che soggetti privati rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani”.
“Per questo – secondo FdI – c’è bisogno di una norma che faccia chiarezza sulla proprietà. Inoltre, sul sito della Banca d’Italia si afferma che l’oro è di “proprietà dell’istituto”. Un motivo in più per esplicitare che le riserve auree sono di proprietà di tutti gli italiani”.
“L’unica critica sensata che si potrebbe sollevare è che l’emendamento in questione sia ridondante e non necessario – conclude il testo – Non si comprende quindi la levata di scudi di queste ore nei confronti della proposta di FdI. A meno che, ed è lecito domandarselo, chi oggi si agita non abbia altri motivi per farlo”.
La Banca d’Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale. Le riserve auree sono parte integrante delle riserve ufficiali del Paese e hanno la funzione di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e nella moneta unica. La Banca d’Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale. Il quantitativo totale di oro di proprietà dell’Istituto è pari a 2.452 tonnellate, costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete. Il valore aggiornato dell’oro viene pubblicato annualmente nel Bilancio della Banca d’Italia. Il quantitativo d’oro di proprietà dell’Istituto è frutto di una serie di eventi avvenuti negli oltre 130 anni di storia della Banca. Nel 1893, la fusione dei tre istituti di emissione (la Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) diede vita alla Banca d’Italia con una propria dotazione aurea iniziale. La riserva aurea aumentò negli anni fino all’avvio della Seconda guerra mondiale, per poi raggiungere il suo minimo alla fine del conflitto, anche a seguito dell’asportazione di una parte di esso ad opera delle truppe di occupazione. Nel dopoguerra, l’Italia divenne un paese esportatore e per tale motivo beneficiò di cospicui afflussi di valuta estera, soprattutto in dollari, che furono in parte convertiti in oro. Un caso di utilizzo dell’oro è avvenuto nel 1976 quando fu dato a garanzia di un prestito ricevuto dalla Bundesbank. Alla fine degli anni 90, a seguito del trasferimento dell’oro in disponibilità dell’Ufficio Italiano Cambi e al conferimento di una parte delle riserve alla BCE in occasione dell’avvio dell’Unione economica e monetaria, la riserva aurea si attestò alle attuali 2.452 tonnellate. L’oro dell’Istituto è custodito nei caveau della Banca d’Italia e di primarie banche centrali. Tale scelta deriva, oltre che da ragioni storiche legate ai luoghi in cui l’oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi. Inoltre, la custodia nelle principali piazze finanziarie ne permette, in caso di necessità, un più rapido utilizzo, limitando i costi e i tempi legati al trasporto del metallo. Nei caveau della Banca d’Italia è custodita anche una quota (100 tonnellate) delle riserve conferite alla BCE.
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