Politica

Perché Sanremo e politica non si possono separare

  

di Fabiana D’Eramo

Si era chiesto a Sanremo di restarne fuori, di non usare il palco per fare comizi politici. Così il Festival ci si è messo con tutte le buone intenzioni. Perché Sanremo è di tutti, di destra e sinistra e pure di centro e, se vuole sbirciare dentro i grandi temi sociali, che sbirci, ma non perché Sanremo sia politica – l’accostamento pare rappresentare un reato – ma al massimo perché la causa sembra buona. Se Amadeus, per esempio, ha detto parole di sostegno alla protesta degli agricoltori, chiamato a pronunciarsi sulla possibile presenza del movimento dei trattori sul palco dell’Ariston, le ha dette senza farne una questione politica. “Non so nemmeno politicamente chi appoggi quel movimento”, ha alzato le mani.

Quest’anno l’atmosfera è stata rilassata, con Amadeus e Fiorello perfettamente a loro agio sul palco che avrebbero calcato da padroni di casa per l’ultima volta, e la turbolenza elettrica che come un ronzio aveva attraversato il teatro lo scorso anno è stata assente. “La politica stia fuori da Sanremo. Ma anche il Festival non si occupi di politica”, aveva chiesto Maurizio Gasparri quando, nel 2023, la foto dell’On. Galeazzo Bignami in divisa da Terzo Reich e il bacio tra Fedez e Rosa Chemical avevano messo in crisi le certezze della Nazione. Per Ignazio La Russa è stata “politicizzazione a senso unico”: basta.

Dunque quest’anno niente politica. Come se politica fosse solo una questione di partigianeria che ha a che fare con i giochi di palazzo e le X nel seggio, roba che si può mettere in stand-by mentre si pensa ad altro. Alla musica, allo spettacolo, alla vita delle persone. Ma questa simulazione di vita vera ha retto fino a un certo punto. La politica è entrata dalle crepe, si è infilata tra i buchi nelle tapparelle.

Quando in conferenza stampa Enrico Lucci chiede loro di intonare Bella Ciao, Amadeus e Marco Mengoni non si fanno accusare di fascismo e iniziano a cantare l’inno partigiano. Poi è arrivata la prima serata e, dopo aver cantato Onda Alta, il cantante in gara Dargen D’Amico si è preso un minuto per dedicare il brano alla sua cuginetta Marta, “che adesso è a studiare a Malta”, ha detto. “Non tutti i bambini hanno questa fortuna: nel mar Mediterraneo in questo momento ci sono bambini sotto le bombe, senza acqua e cibo e il nostro silenzio è co-responsabilità”. Infine ha lasciato il palco con un ultimo messaggio: “La storia, Dio, non accettano la scena muta: cessate il fuoco”. E lì Amadeus non ha detto: fermo, stasera non si parla di politica. Perché si stava parlando di vita vera e quella non si può arginare e chiudere il festival in una scatola. Il giorno dopo si continua: ad annunciare il cantante del brano Onda Alta è arrivato Diodato: “Sono felice di farlo dopo le belle parole di ieri che condivido.”

E tuttavia più tardi Dargen D’Amico si è sentito costretto a precisare che non voleva essere politico. “Non ho mai pensato di avvicinarmi alla politica”, ha spiegato, come se chiedere il cessate il fuoco, senza nemmeno dire per esplicito la parola “Gaza”, equivalesse a mostrare una tessera di partito.

E poi durante la serata delle cover Ghali ha iniziato in arabo, la lingua dei suoi genitori, con il brano Bayna (“Vederci chiaro”). Poi ha cantato L’italiano di Toto Cutugno. “Sono un italiano vero”, ha ripetuto. Un messaggio per Matteo Salvini? Già nel 2021 aveva provocato il ministro chiedendogli di “ammettere i propri errori, rispondere delle sue azioni, raccontare la verità al suo popolo e smettere di creare disinformazione, usando l’immigrato come capro espiatorio dei problemi dell’Italia”.

Infine, durante l’ultima serata, Ghali si è congedato da Sanremo 2024 dicendo “Stop al genocidio”. Il riferimento è pure qui alla Striscia di Gaza che, senza una citazione esplicita, è menzionata anche nel testo della canzone che ha portato in gara, Casa Mia: “Per tracciare un confine con linee immaginarie bombardate un ospedale”. L’ambasciatore d’Israele in Italia, Alone Bar, si è sentito chiamato in causa, e su X ha accusato Ghali di aver “sfruttato il palco per diffondere odio”. La risposta del cantate: io ho detto viva la pace. Ma segue un comunicato ufficiale della Rai, letto da Mara Venier a Domenica In, in diretta dall’Ariston, in cui l’amministratore delegato Roberto Sergio ribadisce la sua solidarietà allo Stato d’Israele e si dissocia dalla posizione degli artisti. La posizione di non bombardare i bambini.

L’idea di poter isolare dal contesto il festival più seguito dagli italiani è stata dunque un’illusione. Mettere in scena uno spettacolo e pensare di poter raccontare il presente con un corredo di gag e canzonette, in una sorta di sonnambulismo sociale, che si convince di funzionare grazie all’impressione di poter separare l’arte e la musica dal contorno, semplicemente non funziona. Può fare in modo che non si parli chiaro, che non si facciano nomi, ma la realtà non smette di apparire sotto ai nostri occhi, come le matite che i cantanti in gara si sono passati, sì, per accumulare punti al Fanta Sanremo, ma soprattutto per simboleggiare l’importanza del voto in vista delle prossime elezioni europee.

Il problema vero sarebbe che non sia solo lo scotto dell’anno scorso e la conseguente richiesta di creare un festival apolitico – che è chiaro che non può esistere. Ma che sia proprio  essere politico, nel senso di prendere posizione, non rispetto a una fazione ma ai diritti umani, ad essere diventato tanto spaventoso.

aggiornamento Sanremo ore14.03

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