Esteri

Perù, prima condanna a 18 mesi per l’ormai ex Presidente Pedro Castillo

 

L’ormai ex Presidente peruviano, Pedro Castillo è stato condannato a 18 mesi di carcere con l’accusa di ribellione e tentato di colpo di Stato. Dopo aver ascoltato gli interventi di accusa e difesa, il giudice Juan Carlos Checkley Soria ha letto per quasi due ore gli argomenti a sostegno della sua decisione di accettare nei confronti di Castillo la richiesta della Procura. Il magistrato ha precisato che l’ex capo di Stato dovrà restare in carcere fino al 6 giugno 2024, una decisione contro cui Castillo farà ricorso.  Castillo è un esponente della sinistra radicale e in Perù, immediatamente dopo la sentenza ci sono state molte manifestazioni di protesta. L’accusa della Procura si basava su un tentativo di colpo di Stato realizzato da Castillo con il suo discorso alla Nazione dello scorso 7 dicembre, quando annunciò lo scioglimento del Parlamento, l’avvio di un processo di riforma della Costituzione e un sostanziale commissariamento di tutti gli organi giudiziari peruviani. Castillo è invischiato in diverse inchieste per corruzione e questa operazione è stata definita un auto-golpe, realizzata per evitare che potesse tenersi il voto sul suo impeachment. Va detto poi che Centinaia di turisti stranieri, tra i quali alcune decine di italiani, sono bloccati da martedì nell’area turistica del Machu Picchu in Perù, dopo che il servizio ferroviario è stato sospeso per le violente proteste legate alla destituzione e l’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo. Fonti diplomatiche italiane hanno detto di avere notizia di varie decine di cittadini italiani presenti nel Paese, e che si stimano tra trenta e quarante le persone che transitavano in questi giorni nella regione di Cusco e Machu Picchu e che sono rimaste bloccate nella zona. In queste ore è arrivata la denuncia di tre romagnole e una di Firenze, erano rimaste bloccate da 24 ore su un bus in una zona rurale del Paese. Le giovani stavano cercando di raggiungere la Bolivia e si trovano nel villaggio di Checacupe. Il mezzo su cui viaggiano è bloccato per una protesta politica scattata dopo il tentato golpe.

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