Economia e Lavoro

Pil, Confindustria rivede al ribasso le stime di crescita 2025 +0,6 da +0,9. Appello al Governo del Presidente degli industriali Orsini: “Servono misure straordinarie”

Confindustria rivede al ribasso le stime di crescita per il 2025 dell’economia italiana. Secondo le previsioni del Centro Studi dell’associazione, quest’anno il Pil rallenta a +0,6%, da +0,9% stimato a ottobre scorso. Nel 2026 l’economia riprende slancio e la crescita sale a +1%. Ma un’escalation protezionistica potrebbe determinare un Pil in caduta a +0,2% nel 2025 e a +0,4% nel 2026. Il rischio è poi la fuga di aziende e capitali negli Usa.

Nelle previsioni di primavera, gli economisti del Csc avvertono: “un’eventuale escalation protezionistica che comporti un persistente, invece che temporaneo, innalzamento dell’incertezza (+80% sul 2024), l’imposizione di dazi del 25% su tutte le importazioni Usa, comprese quelle dall’Europa, e del 60% dalla Cina e l’applicazione di ritorsioni tariffarie sui beni di consumo Usa esportati, avrebbe un impatto cumulato negativo sul Pil italiano, misurato come scostamento rispetto allo scenario base, del -0,4% nel 2025 e del -0,6% nel 2026”.

Poi l’appello del Presidente di Confindustria, Orsini al Governo: “In momenti difficili come questi servono misure straordinarie e coraggio straordinario. Quindi noi abbiamo bisogno che il nostro governo abbia coraggio e che l’Europa cambi rotta”. “Credo che i numeri che vedete debbano farci riflettere. Io parto da due parole – ha spiegato il leader di Confindustria – che ho utilizzato negli ultimi mesi. Una di queste parole è ‘sveglia’ e l’altra è ‘il tempo è finito’. Ma ho capito che queste parole non vengono prese sul serio. E allora bisogna far capire quello che sta succedendo. Faccio allora l’esempio di una barca su un fiume, dove sappiamo che ad un kilometro abbiamo una cascata. Le imprese italiane e le imprese europee sono la barca sul fiume che sta ancora andando bene, ma siamo consapevoli che la cascata c’è e ci sarà”.

“Dobbiamo quindi rimettere subito al centro gli investimenti”, ha avvertito Orsini spiegando che misure come 5.0 “non sono la reazione che serve”. Ma “noi abbiamo bisogno di mettere al centro gli investimenti e che vengano fatte politiche a sostegno delle imprese in Italia e in Europa”, ha sottolineato.

Necessarie, secondo Orsini, anche interventi sul fronte dell’energia: “l’Italia non può pagare il 78-80% in più della Francia. Non saremo mai attrattivi per le produzioni industriali europee ed industriali”. E, poi, occorre agire anche sulla burocrazia che “vale 80 miliardi di euro all’anno per le piccole e medie imprese, più di tre finanziarie”.

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