di Marino Marini
Il Fondo monetario internazionale lascia invariate le stime di crescita del Prodotto interno lordo dell’Italia per il 2026 e il 2027 a +0,5%, come già stimato ad aprile. È quanto emerge dalle tabelle dell’aggiornamento del World Economic Outlook. Il Fondo monetario internazionale ha però tagliato le stime di crescita del Prodotto interno lordo dell’Eurozona allo 0,9% per il 2026 con una revisione al ribasso dello 0,2% rispetto ad aprile, lasciando invariata la stima per il 2027 di una crescita all’1,2%. Per la Germania il ritocco è del -0,1% per quest’anno e dello 0,2% per il 2027, con previsioni di crescita al +0,7% e al +1%. Riviste anche le stime per la Francia: +0,6% per quest’anno (lo 0,3% rispetto alla previsione di aprile) e stima inviarata del +0,9% per il 2027. Invariati i dati per la Spagna: il Fondo vede una crescita del 2,1% quest’anno e dell’1,8% nel 2027.
Crescita globale rallenta al 3% in 2026, accelera al 3,4% nel 2027
Il Fondo monetario internazionale “prevede che la crescita globale si attesti al 3,0% nel 2026 e al 3,4% nel 2027, in calo rispetto alla media del 3,5% osservata nel periodo 2024-25 e sostanzialmente invariata su base cumulativa rispetto alle previsioni contenute nel World Economic Outlook (WEO) dell’aprile 2026”. Lo rileva l’organismo nel suo aggiornamento del World Economic Outlook, indicando che “questo modesto rallentamento riflette gli effetti della guerra in Medio Oriente, in parte compensati dall’accelerazione del ciclo tecnologico globale trainata dalla domanda, grazie ai progressi nell’intelligenza artificiale (IA) e alla sua diffusione”. L’impatto “varia notevolmente a seconda dell’esposizione dei paesi al conflitto e della loro posizione nella catena del valore tecnologica. Gli esportatori di energia al di fuori della zona di conflitto beneficiano di termini di scambio favorevoli, mentre le economie inserite nella ripresa guidata dalla tecnologia registrano un’attività più sostenuta anche se sono importatrici di energia. Al contrario, l’attività si indebolisce per gli importatori di energia con una partecipazione limitata alla catena del valore tecnologico, un gruppo che comprende molti paesi a basso reddito. L’inflazione globale complessiva dovrebbe aumentare dal 4,1 per cento nel 2025 al 4,7 per cento nel 2026, per poi scendere al 3,9 per cento nel 2027. Leggermente riviste al rialzo rispetto ad aprile, queste proiezioni indicano che la tendenza alla disinflazione in atto dall’inizio del 2024 si è arrestata”, osserva il Fondo.
Rincari energetici hanno avviato percorsi rialzo tassi banche centrali
“La possibilità di effetti di secondo ordine derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia ha fatto salire i percorsi previsti per i tassi di riferimento fino al 2026, nonostante i prezzi del greggio siano scesi rispetto ai massimi precedenti. Numerose banche centrali, sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti, hanno già iniziato ad aumentare i tassi di riferimento. Anche i rendimenti a più lungo termine sono più elevati a livello globale e l’incertezza sull’inflazione potrebbe aggravare le vulnerabilità fiscali, come discusso nel GFSR dell’aprile 2026”. Lo rileva il Fondo monetario internazionale nel suo aggiornamento del World Economic Outlook. “La revisione dei tassi di riferimento nei mercati emergenti ha registrato notevoli variazioni, riflettendo le differenze nella dipendenza energetica evidenziate nel GFSR dell’aprile 2026. Nei mercati emergenti asiatici importatori di petrolio greggio, il deterioramento delle ragioni di scambio ha peggiorato le prospettive di inflazione ed esercitato pressione sui tassi di cambio, determinando una più marcata revisione al rialzo dei percorsi previsti per i tassi di riferimento. Gli esportatori di energia al di fuori del Medio Oriente, al contrario, hanno registrato andamenti valutari più solidi, che hanno contribuito a contenere le aspettative di inflazione e i premi di rischio. I flussi di portafoglio verso i mercati emergenti si sono stabilizzati dopo la brusca contrazione verificatasi all’inizio immediato del conflitto. L’interesse degli investitori per il debito in valuta forte rimane robusto, con diversi mercati emergenti ad alto rendimento ed economie di frontiera che hanno emesso con successo titoli a livello internazionale”, aggiunge il Fondo.
Inflazione globale salirà al 4,7% in 2026, calo al 3,9% in 2027
L’inflazione globale “dovrebbe interrompere il suo costante calo. Si prevede che l’inflazione complessiva aumenti dal 4,1% nel 2025 al 4,7% nel 2026, per poi ridursi al 3,9% nel 2027; l’aumento previsto per il 2026 è determinato principalmente dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari. La previsione per il 2026 è stata rivista al rialzo di 0,3 punti percentuali rispetto al WEO dell’aprile 2026, mentre quella per il 2027 è stata rivista al rialzo di 0,2 punti percentuali. Si prevede che l’andamento dell’inflazione rimanga disomogeneo tra i vari paesi, riflettendo le differenze nel trasferimento dei tassi di cambio, la persistenza dell’inflazione dei prezzi dei servizi, le condizioni del mercato del lavoro e la crescente importanza dei fattori specifici di ciascun paese. L’inflazione di fondo dovrebbe tornare all’obiettivo solo gradualmente in diverse grandi economie: entro la metà del 2027 nel Regno Unito, entro la fine del 2027 in Giappone e negli Stati Uniti, e solo nel 2028 nell’area dell’euro. L’inflazione in Cina dovrebbe aumentare partendo da livelli bassi”, spiega il Fmi.
Rischi per prospettive più equilibrati ma comunque orientati al ribasso
“I rischi per le prospettive sono più equilibrati rispetto ad aprile, ma comunque orientati al ribasso. La possibilità di un rinnovato conflitto in Medio Oriente incombe e potrebbe prolungare la volatilità dei prezzi delle materie prime, minacciare ulteriormente le catene di approvvigionamento, far aumentare i prezzi e pesare sulle condizioni finanziarie. La frammentazione del commercio potrebbe accelerare, con possibili ripercussioni negative sulla produzione e un aumento dei prezzi. Una possibile correzione delle aspettative legate al settore tecnologico si aggiunge ai rischi al ribasso, mentre l’erosione delle riserve di politica monetaria può amplificare tali rischi. I rischi al rialzo derivano da una normalizzazione più rapida del previsto nei mercati energetici, da investimenti nel settore tecnologico più consistenti del previsto, da una ripresa della cooperazione duratura che riduca le barriere commerciali e da riforme strutturali che aumentino la crescita a medio termine. Le priorità di politica economica consistono nel ripristinare la stabilità dei prezzi, con il supporto di una comunicazione chiara, dell’indipendenza della banca centrale e di una solida vigilanza finanziaria, ricostruendo al contempo le riserve di bilancio e utilizzando con parsimonia gli strumenti di politica fiscale attraverso un sostegno temporaneo e mirato che preservi i segnali di prezzo. Sono necessarie riforme strutturali per promuovere la sicurezza energetica e la preparazione all’intelligenza artificiale; occorre inoltre rafforzare il riequilibrio interno e la cooperazione internazionale per alleviare la pressione delle tensioni in corso”, ha aggiunto il Fondo.
Condizioni finanziarie globali hanno attutito effetti guerra Iran
“Gli utili societari solidi e un’economia globale resiliente hanno contribuito ad attutire gli effetti del conflitto in Medio Oriente sul sistema finanziario. Le condizioni finanziarie rimangono accomodanti e si sono ulteriormente allentate grazie alle prospettive di un allentamento del conflitto, mentre gli spread delle obbligazioni societarie rimangono storicamente ridotti e i mercati azionari si sono rafforzati dall’aprile 2026, data di pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria globale (GFSR), nonostante l’aumento dei tassi di politica monetaria impliciti nel mercato”. Oltre l’80 per cento delle società dell’indice S&P 500 ha superato le stime sugli utili nel primo trimestre del 2026, mantenendo il rapporto prezzo/utili medio sostanzialmente costante a un livello storicamente elevato, mentre i settori sensibili ai tassi di interesse e all’energia hanno registrato revisioni minime delle stime sugli utili. La concentrazione dei mercati azionari sui titoli legati all’intelligenza artificiale (IA), già discussa nei precedenti rapporti GFSR, ha continuato a intensificarsi, e i mercati azionari con una notevole esposizione all’IA – Giappone, Corea, Provincia cinese di Taiwan e Stati Uniti – stanno finora registrando performance superiori rispetto agli altri nel secondo trimestre del 2026″, prosegue il Fmi.
