La Sezione delle autonomie della Corte dei conti ha approvato il Referto sullo stato di attuazione dei progetti finanziati con risorse Pnrr e Pnc, affidati agli enti territoriali quali soggetti attuatori.
L’analisi si basa sui dati della piattaforma ReGiS aggiornati al 13 febbraio 2026 e si colloca nell’ambito delle attività svolte dalla Corte sul complessivo avanzamento nazionale del Piano, focalizzando, in questo caso, l’attenzione sulle amministrazioni territoriali, dopo la relazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione, riguardante un campione di misure nel contesto nazionale. Sono stati esaminati 122.092 progetti, finanziati in tutto o in parte con risorse Pnrr, relativi a 8.382 enti locali, 21 Regioni/Province autonome e 200 enti del Servizio sanitario nazionale, per un valore complessivo di investimenti pari a circa 62,5 miliardi di euro e finanziamenti Pnrr per oltre 48,5 miliardi.
Nel Mezzogiorno si concentra il 43,5% delle risorse Pnrr destinate agli enti territoriali, confermando l’obiettivo del riequilibrio territoriale previsto dal Piano; per il comparto sanitario, il valore, nella stessa area geografica, scende al 37,5%, su importi nel complesso più contenuti. Il Referto evidenzia una tensione tra la logica europea del Piano – fondata sul conseguimento di milestone e target – e la concreta realizzazione degli investimenti negli enti territoriali.
Da un lato, infatti, l’Italia ha conseguito risultati significativi, con un trasferimento di risorse, da parte della Commissione europea, di 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79% della dotazione complessiva del Piano, a fronte di 366 traguardi e obiettivi su 575 considerati raggiunti. Dall’altro lato, l’avanzamento procedurale dei progetti nei territori non si traduce sempre in quello finanziario e materiale degli interventi.
Conclusi 50.390 progetti, in corso altri 70.702
Alla data del 13 febbraio 2026 risultano “conclusi” 51.390 progetti; 70.702, ancora “in corso”, assorbono, però, quasi 44,9 miliardi di finanziamenti Pnrr, a fronte di circa 3,7 miliardi riferiti ai progetti ultimati. Se alcune Regioni registrano percentuali di progetti completati superiori al 50% (Valle d’Aosta 65%, Lombardia 57%, Piemonte 55%, Molise 53% e Sardegna 52%), in altre aree – soprattutto anche se non in via esclusiva – del Centro e del Mezzogiorno i valori sono inferiori (Sicilia 22,4%, Puglia 29,6%, Trentino-Alto Adige/Südtirol 29,8%, Basilicata 32,8%, Lazio 33,1%, Umbria 33,7%, Calabria 33,9%, Emilia-Romagna 37,6%, Campania 38,3%).
Dal punto di vista finanziario, nonostante i segnali di accelerazione nella fase finale del Piano, il livello complessivo dei pagamenti è inferiore alla metà del valore totale degli interventi, richiamando l’attenzione sulla concreta capacità di completamento degli investimenti entro il termine del 30 giugno 2026. L’analisi per aree regionali segnala, al riguardo, significative differenze nell’attuazione e nella dinamica della spesa.
Se il Centro-Nord presenta, in media, livelli più elevati di avanzamento finanziario e una maggiore incidenza dei pagamenti rispetto al costo complessivo dei progetti (Veneto 54,5%, Friuli-Venezia Giulia 53,3% e Trentino-Alto Adige 52,9%), nel Mezzogiorno, pur con maggiori risorse e interventi, i valori, sotto il profilo dei pagamenti, sono più contenuti (Calabria 29%, Campania 30,7%, Sicilia 32,1%, Sardegna 34,5%, Basilicata 35,9%, Lazio 36,2%, Puglia 36,9% e Molise 39,3%). Con riguardo, inoltre, ai flussi finanziari tra amministrazioni centrali e soggetti attuatori territoriali, nonostante l’aumento – da circa 11,9 miliardi a oltre 15,2 miliardi – dei trasferimenti statali, il divario rispetto ai pagamenti degli enti territoriali continua ad ampliarsi.
Ritardi attuativi e operativi riguardano soprattutto il Mezzogiorno
Il Referto, quest’anno, approfondisce, attraverso appositi focus, i progetti di competenza delle amministrazioni territoriali in materia di opere pubbliche, dissesto idrogeologico, ciclo dei rifiuti, rigenerazione urbana e sanità.
Per quest’ultimo settore si analizzano, in particolare, le criticità in corso di gestione degli investimenti per l’assistenza territoriale, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, nonché i ritardi attuativi e operativi con i divari territoriali, che riguardano soprattutto il Mezzogiorno.
Nel complesso, il documento evidenzia che le crescenti anticipazioni finanziarie degli enti territoriali e i livelli di pagamento ancora inferiori alla metà del costo complessivo degli interventi richiedono una particolare cautela nella lettura della capacità concreta delle amministrazioni territoriali di realizzare gli investimenti entro le scadenze stabilite. Seguirà il Referto semestrale sul PNRR delle Sezioni riunite in sede di controllo, che fornirà il quadro complessivo dell’avanzamento del Piano.
