Economia e Lavoro

Pnrr, Unioncamere fissa i paletti Il Presidente Prete: “Indispensabile un maggior raccordo tra Governo, Camere di Commercio e aziende”

Roma, 21 lug. (askanews) - Carlo Sangalli conclude il mandato di presidente di Unioncamere e lascia il testimone ad Andrea Prete. Secondo quanto riporta una nota, l’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio ha eletto oggi all’unanimità alla guida dell’ente che rappresenta il sistema camerale italiano l’attuale presidente della Camera di commercio di Salerno. Prete, classe 1956, ingegnere, dirige da oltre trent’anni un’impresa specializzata nella produzione di cavi elettrici per automazione industriale e strumentazione. Vice presidente vicario di Unioncamere dal 2018, è presidente della Camera di commercio di Salerno. E’ stato componente della Giunta nazionale di Confindustria nel 2006-2009 e ha ricoperto l’incarico di Presidente di Confindustria Salerno (tra il 2003 e il 2007 e tra 2017 e il 2021). “I tre anni del mio mandato sono stati molto impegnativi, segnati dal dramma della pandemia”, ha detto Sangalli. “Anche in questa situazione però le Camere di commercio hanno dimostrato di essere rapide ed efficienti, riuscendo a dare risposta ai bisogni più sentiti dalle nostre imprese. Da quando ho accolto la richiesta del mondo imprenditoriale di assumere la guida di Unioncamere, ho rafforzato la convinzione che le Camere di commercio hanno un ruolo fondamentale di supporto e di affiancamento, soprattutto per le imprese di piccole dimensioni. E questo tanto più adesso che il sistema produttivo dovrà affrontare le sfide della transizione digitale ed ecologica. Elemento essenziale affinché le Camere svolgessero bene questo loro compito era anche la loro riorganizzazione attraverso gli accorpamenti, che le ha rese più forti, più strutturate ed efficienti. Tre anni fa eravamo ancora in mezzo al guado. Oggi posso dirmi soddisfatto del lavoro svolto e dei risultati ottenuti. Abbiamo salvaguardato la storia centenaria di solidarietà e di servizio alle imprese delle Camere di commercio e siamo in grado di contribuire, con persone, progetti, strumenti e competenze, capacità innovativa, a costruire un futuro di benessere e sviluppo del nostro Paese”. “L’Italia dovrà affrontare e portare a termine nei prossimi anni una evoluzione dell’economia e della società che passerà attraverso una triplice transizione: digitale, ecologica e amministrativa”, ha sottolineato il neo presidente Andrea Prete. “In questo quadro dobbiamo costruire le Camere del futuro, puntando su alcune priorità: la valorizzazione dei nostri asset, come la rete sul territorio, quella telematica e gli osservatori economici, il rafforzamento delle Camere in una dimensione europea ed il partenariato con le associazioni imprenditoriali, le amministrazioni centrali e le Regioni.Ma la partita vera è che le Camere, da oggi al 2026, possono dare un contributo prezioso e concreto al Governo nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, svolgendo funzioni di supporto alle piccole e medie imprese con programmi straordinari di affiancamento focalizzati sull’informazione, la formazione, l’assistenza tecnica. Le Camere possono, cioè, svolgere una funzione simile a quella della ‘Small Business Administration’ statunitense e risultare estremamente utili al Governo e alle Regioni perché sono una realtà autogovernata e autogestita, fortemente radicata sul territorio”. L’Assemblea dei presidenti ha inoltre provveduto a nominare gli otto vice presidenti che affiancheranno Prete nei prossimi tre anni. I nuovi vice, tutti al vertice di una Camera di commercio, sono: Klaus Algieri (Cosenza); Leonardo Bassilichi (Firenze); Tommaso De Simone (Caserta); Giorgio Mencaroni (Umbria); Antonio PAOLETTI vice presidente vicario (Venezia Giulia); Mario Pozza (Treviso-Belluno); Giuseppe Riello (Verona); Gino Sabatini (Marche).

Il successo delle politiche legate al Pnrr “rende indispensabile un maggior raccordo tra Governo e mondo delle imprese e le camere di commercio sono un perno essenziale di questo speciale raccordo”. Lo ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, nel corso dell’assemblea dei presidenti delle Camere di commercio. “Semplificazione, trasformazione digitale e innovazione, sostenibilità, mercato del lavoro, imprenditorialità, internazionalizzazione sono i cinque temi sui quali le Camere di commercio possono dare un valido contributo per la crescita economica del Paese – ha detto chiedendo di completare la riforma delle camere di commercio – in modo da terminare quel percorso di riordino che ci ha restituito strutture più moderne e più efficienti, che possono mettere a disposizione l’esperienza maturata nel corso degli anni nel portare le misure del Governo fino alle imprese”.  Secondo Prete “la transizione amministrativa è la prima gamba del processo di cambiamento in corso”. Una riduzione anche solo del 25% delle procedure amministrative comporterebbe un aumento del Prodotto interno lordo dell’1,8% entro il 2026. “E’ necessario – ha proseguito – che questa transizione allunghi il passo perché le imprese per competere hanno bisogno di poter contare su una macchina pubblica più veloce ed efficiente”. Per questo Prete ha annunciato la costituzione, presso Unioncamere, di una cmmissione permanente per la semplificazione, con la partecipazione delle confederazioni imprenditoriali dei diversi settori. Obiettivo della commissione è avviare un tavolo di confronto per condividere proposte concrete di semplificazione e riduzione degli adempimenti burocratici a carico delle imprese, da proporre all’attenzione dei decisori pubblici. Fra queste, quella che il sistema camerale divenga il punto unico di accesso delle imprese alla pubblica amministrazione.  Il presidente di Unioncamere ha inoltre ricordato la situazione anomala del mercato del lavoro legata al mismatch tra domanda e offerta. Solo nel 2021 le imprese faticano a ricoprire un posto di lavoro su tre. Questo disallineamento rilevato da anni attraverso il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal rappresenta un costo per il Paese che il Censis stima superiore ai 20 miliardi di euro sottratti al Pil per quest’anno.

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