Economia e Lavoro

Preoccupazioni dalle associazioni leader nel commercio

di Ortensio Palmense

Tante le preoccupazioni delle associazioni leader nel Commercio, come Confcommercio e Confesercenti, che rappresentano un gran numero, forse la maggioranza, nel mondo del commercio su strada.

Confcommmercio: “Non trascurare rischi di un possibile rallentamento”

“Sotto il profilo macroeconomico, le stime odierne non preoccupano oltre misura: infatti, nel bimestre giugno-luglio i consumi si sono spostati su segmenti non inclusi nell’indice delle vendite al dettaglio, come le automobili e molte aree dei servizi di mercato. Il secondo calo consecutivo delle vendite a volume rappresenta, tuttavia, un campanello d’allarme per molte imprese della distribuzione commerciale, soprattutto quelle di minore dimensione”.

Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati Istat di oggi sulle vendite al dettaglio di luglio. “Più penalizzate continuano ad essere le aziende del commercio tradizionale, ma anche per molte strutture della Gdo, soprattutto dell’alimentare, si notano elementi di difficoltà. In parte, ciò può essere dovuto anche alla compressione degli acquisti di beni commercializzabili a causa dell’espansione della quota dei consumi obbligati per la crescita dei prezzi degli energetici. È evidente che se al momento la debolezza della domanda verso alcuni segmenti dei beni viene più che compensata dagli acquisti di altri prodotti e servizi, non vanno trascurati i rischi di un possibile rallentamento nei mesi finali del 2026, periodo cruciale tanto per i bilanci – e la sopravvivenza – di molte imprese del trade quanto per le prospettive di crescita del Paese nel 2027”, conclude. Poi la Confesercenti.

Confesercenti, estate non scalda vendite, consumi restano deboli

“Le ondate di calore non scaldano le vendite e i consumi delle famiglie restano deboli come certifica l’Istat, che a luglio registra il secondo calo mensile congiunturale consecutivo delle vendite al dettaglio, sia in valore sia in volume. A mettere a segno, ancora una volta, le performance migliori sono la grande distribuzione (+1,6% in valore e +0,6% in volume) e il commercio online (+2,4% e +1,6%), mentre le vendite del dettaglio tradizionale restano ferme, con una crescita nulla in valore e un calo dell’1,7% in volume, cui si aggiunge una flessione dello 0,6% nei primi sette mesi dell’anno. Una dinamica disomogenea che rischia di compromettere il pluralismo distributivo”.  “In uno scenario economico complessivamente fragile in cui gli effetti climatici e le guerre hanno spinto tra luglio e agosto i prezzi degli energetici – con il caro energia che ha riacceso la miccia dell’inflazione – il quadro del commercio al dettaglio non mostra segnali incoraggianti, evidenziando invece profonde disparità tra i diversi canali distributivi, con una crescita a due velocità che accentua il divario competitivo rispetto al commercio fisico: una tendenza preoccupante che rischia di penalizzare ulteriormente le attività di vicinato, già messe a dura prova da anni di contrazione dei consumi, aumento dei costi e pressione concorrenziale sempre più intensa”, aggiunge l’associazione.

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