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Report di Banca d’Italia sul Lazio. Accurata analisi economica su eccellenze e difficoltà

Nel Lazio lo scorso anno, con la crisi Covid, il traffico passeggeri negli aeroporti romani si è ridotto del 77%, più che nel resto d’Italia e “la crisi del settore ha aggravato la situazione economico-finanziaria di Alitalia”. Lo rileva la Banca d’Italia nel rapporto “L’economia del Lazio”, secondo cui nella Regione le presenze turistiche sono diminuite dell’81% e la spesa dei turisti stranieri del 75%.
Pil in linea con le percentuali del Paese
La crisi Covid “si è diffusa rapidamente anche nel Lazio” lo scorso anno, mentre le misure di distanziamento sociale e la chiusura parziale delle attività, adottate per limitare i contagi, hanno avuto forti ripercussioni sul sistema economico regionale, sebbene con risultati differenziati tra i principali settori. Lo rileva la Banca d’Italia nel rapporto “L’economia del Lazio”, in cui l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) mostra, per il 2020, una caduta del Pil in termini reali pari all’8,4 per cento. Secondo Bankitalia una flessione “sostanzialmente in linea con la media nazionale”.
Livello di digitalizzazione superiore alla media nazionale
Il livello di digitalizzazione del Lazio risulta superiore alla media nazionale, secondo le elaborazioni relative al 2019 effettuate dalla Banca d’Italia e contenute nel rapporto sull’economia della Regione, presentato oggi. Su questo aspetto il Lazio “si contraddistingue per un marcato livello di specializzazione nel settore dei servizi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, oltre che per un tasso di adozione delle tecnologie digitali da parte delle imprese che si colloca lievemente al di sopra della media italiana”, si legge. Durante la pandemia la quota di aziende che ha fatto ricorso al lavoro agile è stata superiore al resto d’Italia, laddove la didattica in presenza è stata più diffusa dato che nel Lazio sono state più contenute le limitazioni anti contagi e si è resa quindi meno necessaria la “Dad”. Le analisi di Bankitalia rilevano incolte come nella Regione sia elevato il numero di comuni dove sono disponibili connessioni ad elevata velocità.
Tiene la qualità del credito ma sale la quota del rischio
Lo scorso anno nel Lazio il totale dei prestiti “è notevolmente cresciuto”, sulla scia di alcune operazioni straordinarie di grandi gruppi e, successivamente, dall’introduzione delle misure governative anti Covid sul credito. Secondo la la Banca d’Italia, con il rapporto “L’economia del Lazio”, il tasso di deterioramento dei prestiti alla clientela non ha ancora risentito degli effetti della crisi, ad eccezione di un lieve peggioramento per le imprese dei servizi. La qualità del credito concesso alle famiglie mostra anzi un ulteriore lieve miglioramento. “Tuttavia – si legge – è cresciuto il rischio di credito registrato dall’aumento della quota di crediti in bonis classificati come più rischiosi”.
Sale la spesa degli enti territoriali per tutte le voci di bilancio
Lo scorso anno la spesa corrente degli enti territoriali del Lazio “è sensibilmente aumentata per tutte le voci di bilancio” e “vi hanno influito le spese per la sanità, i trasferimenti correnti a famiglie e imprese e gli acquisti di beni e servizi. Lo rileva la Banca d’Italia nel rapporto sull’economia della Regione, secondo cui nello stesso periodo le entrate sono significativamente aumentate grazie ai trasferimenti statali destinati a fronteggiare gli effetti della epidemia di Covid.
La perdita di gettito per i bilanci dei Comuni del Lazio, mitigata dalle iniziative di ristoro nazionali predisposte per fronteggiare l’emergenza, è stata inferiore alla media nazionale. Nel 2020, si legge, il debito delle Amministrazioni locali del Lazio è cresciuto, mantenendosi sensibilmente superiore, in termini pro capite, a quello medio nazionale e delle altre Regioni a statuto ordinario. Bankitalia riporta come di fronte all’emergenza, ai provvedimenti nazionali di sostegno si siano aggiunti quelli della Regione, per un importo complessivo di 430 milioni di euro, di cui i due terzi destinati direttamente a imprese, artigiani e professionisti. La restante parte è stata utilizzata per il sostegno delle famiglie in difficoltà. Nel complesso, gli interventi sono stati finanziati per il 64 per cento con risorse regionali e per il 36 per cento con la rimodulazione dei fondi strutturali europei.

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