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Roma: al via la Summer School della Fondazione Museo della Shoah

Torna a Roma la Summer School della Fondazione Museo della Shoah, promossa in collaborazione con Sapienza 1938 – Sapienza Università di Roma e curata dallo storico Manuele Gianfrancesco. Dal 6 all’8 settembre, la Casina dei Vallati ospita la seconda edizione del progetto, tre giornate intensive rivolte a docenti, ricercatori, studenti e operatori culturali, con l’obiettivo di mettere in dialogo ricerca storica, memoria, didattica e di offrire strumenti per affrontare la complessità della Shoah e la trasmissione della sua memoria alle nuove generazioni.

Forte dell’esperienza della prima edizione, la Summer School nasce in continuità con la collaborazione avviata nel 2025 con Sapienza Università di Roma e si propone di consolidare un appuntamento stabile di formazione e confronto, attraverso una metodologia che affianca alla conoscenza storica una riflessione concreta sulle modalità con cui la storia e la memoria possono essere trasmesse e rielaborate nei diversi contesti educativi.

Un percorso comune che rafforza il rapporto della Fondazione con il mondo universitario e della ricerca e si affianca all’impegno rivolto alle scuole e alla formazione degli insegnanti. Proprio il riscontro dal mondo della scuola è stato particolarmente significativo: i posti disponibili per i docenti sono andati esauriti nel giro di pochi minuti dall’apertura delle candidature. Un dato che evidenzia la forte esigenza di formazione e di nuovi strumenti per affrontare in classe la storia della Shoah e il tema della memoria. Il programma riunisce 80 docenti e 22 relatori, per oltre 100 partecipanti complessivamente coinvolti, provenienti dal mondo della ricerca, dell’università e delle istituzioni impegnate nello studio della Shoah e dell’antisemitismo. Tra le realtà rappresentate figurano la Fondazione Museo della Shoah, Sapienza Università di Roma, Fondazione CDEC, UCEI, Università degli Studi di Trieste, Università di Firenze, Università degli Studi di Milano, Università di Padova, Università Cattolica di Milano, Università Europea di Roma e Freie Universität Berlin.

Tre i nuclei tematici attorno ai quali si sviluppa il programma. La prima giornata, domenica 6 settembre, si apre con il panel “Razzismo, razzismi” e affronta il rapporto tra leggi razziali, colonialismo italiano e diverse forme storiche e contemporanee del razzismo.

Caterina Scalvedi approfondisce le differenze e le separazioni prodotte dal colonialismo italiano, mentre Emmanuel Betta analizza il rapporto tra eugenetica, scienza e razzismo nell’Europa contemporanea. A seguire, Amedeo Osti Guerrazzi propone un percorso attraverso i luoghi della persecuzione a Roma. La giornata si conclude con la tavola rotonda “Antisemitismo, Antisemitismi”, con Serena Di Nepi, Milena Santerini, Gadi Luzzatto Voghera e Saul Meghnagi, dedicata alle diverse forme dell’antisemitismo e al ruolo della ricerca, della formazione e dell’educazione nel loro contrasto. La seconda giornata, lunedì 7 settembre, mette al centro “Memoria, memorie”, le persecuzioni antiebraiche e il progetto “1938 Sapienza – Leggi Razziali”, in collaborazione con Sapienza Università di Roma. Dalle testimonianze e dai documenti dei diari degli ebrei italiani di fronte alla Shoah, affrontati da Umberto Gentiloni e Stefano Palermo, si passa alla memoria dei bambini di Bullenhuser Damm, attraverso l’incontro tra lo storico Marcello Pezzetti e la sopravvissuta ad Auschwitz Tatiana Bucci. Nel pomeriggio il focus si sposta sulla persecuzione antiebraica nell’Italia fascista: Michele Sarfatti ricostruisce i meccanismi burocratici della persecuzione, dall’arianizzazione all’accertamento della razza e alla discriminazione; Germano Maifreda approfondisce la persecuzione economica e l’utilizzo didattico dei fascicoli relativi alla confisca dei beni. Chiudono la giornata Manuele Gianfrancesco, con un approfondimento su archivi e strumenti digitali attraverso il caso della Sapienza nel 1938, e Beatrice Partouche, con il progetto dedicato alla ricostruzione delle sezioni per alunni ebrei negli archivi delle scuole pubbliche romane. La giornata conclusiva, martedì 8 settembre, è dedicata a “Percorsi e strumenti per un’educazione della Shoah”, con particolare attenzione alla scuola e alle metodologie didattiche.

 

Tullia Catalan e Matteo Perissinotto affrontano l’insegnamento dell’Olocausto e dei diritti umani in prospettiva transnazionale, tra Italia e Austria, mentre Federico Goddi propone un percorso didattico sulla guerra fascista e la Shoah in Dalmazia attraverso le fonti. Tra le novità di questa seconda edizione, un maggiore spazio all’esperienza diretta e ai luoghi della memoria, grazie agli incontri con sopravvissuti e la visita alle Fosse Ardeatine, luogo fondamentale per comprendere la persecuzione e la violenza nazifascista a Roma. Nel pomeriggio, Silvia Guetta e Marco Caviglia presentano il portale delle memorie familiari dell’Archivio come strumento didattico. Segue l’intervento di Michelle Nahum Sembira sul rapporto tra giovani, storia e memoria, attraverso l’analisi di best and worst practice. A chiudere i lavori è Patrizia Baldi, con un approfondimento sulla propaganda antiebraica fascista e sul lavoro “coatto” nel 1942.

“L’alta adesione e il rapido esaurimento dei posti sono un dato che merita di essere sottolineato – dichiara Mario Venezia, Presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma – perché testimonia quanto sia forte, anche nel mondo della scuola, la volontà di approfondire questi temi e di acquisire nuovi strumenti per trasmetterli agli studenti. Siamo particolarmente soddisfatti di proseguire la collaborazione con Sapienza Università di Roma, avviata con successo lo scorso anno, e di arricchire questa seconda edizione grazie alla collaborazione con ANFIM, che permetterà ai partecipanti di vivere un importante momento di approfondimento alle Fosse Ardeatine. È inoltre significativo che i docenti arrivino da diverse parti d’Italia, sostenendo personalmente le spese di partecipazione: un segnale forte dell’interesse e dell’impegno che questa iniziativa riesce a suscitare”.

La Summer School intende strutturare così un percorso che dalla ricostruzione storica passa attraverso la memoria e arriva alla didattica, mettendo in relazione documenti, testimonianze, archivi, luoghi della memoria e strumenti digitali. Un approccio pensato per fornire a chi insegna e studia la Shoah non soltanto conoscenze storiche, ma anche strumenti concreti per affrontarne la trasmissione nel presente e nel futuro. Con questa seconda edizione, la Fondazione Museo della Shoah conferma l’impegno a fare della conoscenza, della memoria e della formazione strumenti concreti per trasmettere la storia della Shoah e costruire consapevolezza nelle nuove generazioni.

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