di Emilio Orlando (*)
Le chat tra il deputato Andrea Delmastro (nella foto) e l’indagato Mauro Caroccia resteranno inutilizzabili almeno fino a quando la Giunta per le autorizzazioni della Camera e, successivamente, l’Aula di Montecitorio non si pronunceranno sull’eventuale via libera richiesto dalla Procura di Roma. Fino a quel momento i magistrati non potranno esaminare il contenuto delle conversazioni né verificarne autenticità, completezza e corrispondenza con quanto depositato dalla difesa di Caroccia. Il nodo nasce dall’interpretazione dell’articolo 68 della Costituzione fornita dalla Corte costituzionale, che negli ultimi anni ha definito con precisione i limiti entro i quali l’autorità giudiziaria può acquisire la corrispondenza di un parlamentare.
In particolare, le sentenze n. 170 del 2023 e n. 111 del 2026 hanno stabilito che messaggi WhatsApp, Sms ed e-mail rientrano nella nozione di corrispondenza costituzionalmente tutelata. Per questo motivo è indispensabile la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza anche quando tali comunicazioni vengano trovate sul telefono di un soggetto diverso dal parlamentare, sequestrato nel corso di un’indagine. È proprio su questo presupposto, di esclusiva natura procedurale e giuridica, che si fonda la missiva inviata dal procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, a Montecitorio. Nella comunicazione inviata alla Camera il magistrato evidenzia come, senza il necessario assenso parlamentare, non sia possibile effettuare gli accertamenti tecnici indispensabili sul dispositivo sequestrato. “È assolutamente necessario verificare, mediante confronto con il contenuto del dispositivo telefonico in sequestro, l’esatta corrispondenza alla messaggistica ivi memorizzata e la completezza della documentazione prodotta dalle difese. Serve verifica tra quanto in sequestro e quanto prodotto dalla difesa”. Nella stessa richiesta Lo Voi aggiunge: “Si conferma ulteriormente l’assoluta necessità che la Camera autorizzi il sequestro della corrispondenza intercorsa tra l’onorevole Delmastro e l’indagato Caroccia nei limiti e con le forme che eventualmente la Camera dei deputati vorrà indicare a tutela delle prerogative del membro del parlamento”.
Gli inquirenti, infatti, non hanno ancora acquisito il contenuto del telefono sequestrato a Caroccia proprio perché la legge, alla luce dell’interpretazione della Consulta, impedisce qualsiasi esame delle comunicazioni senza il preventivo assenso della Camera. Di conseguenza non è possibile stabilire se le conversazioni prodotte dalla difesa siano complete, genuine oppure parziali, né verificare l’eventuale presenza di ulteriori messaggi utili alle indagini o favorevoli agli indagati.
(*) La Presse
