Roma Capitale

Roma: Vaia sulla tragedia di Pietralata, inclusione e disabilità vanno raccontate ogni giorno

La tragedia di Pietralata non deve scomparire dall’attenzione pubblica con il venir meno dell’emozione di questi giorni. È questo il senso dell’appello che Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, rivolge al mondo dell’informazione dopo la morte della piccola Bianca e dei suoi genitori.

Secondo Francesco Vaia i media hanno avuto il merito di portare la vicenda all’attenzione del Paese, ma proprio ora occorre evitare che disabilità e fragilità tornino nell’ombra. “Il passo ulteriore è raccontare questi temi anche nella quotidianità, non soltanto davanti a una tragedia o quando sono coinvolti atleti, politici e personaggi dello spettacolo”, sottolinea.

Accanto ai casi che conquistano le prime pagine esiste infatti una realtà molto più ampia e spesso poco visibile: quella delle persone con disabilità e delle famiglie che ogni giorno devono confrontarsi con ostacoli, solitudine, servizi insufficienti o frammentati. Ma esistono anche esperienze capaci di dimostrare che un modello diverso è possibile: progetti di vita indipendente, percorsi abitativi e lavorativi inclusivi e realtà come PizzAut, dove autonomia, partecipazione e lavoro diventano strumenti concreti di inclusione. È anche questo, riflette Vaia, che l’informazione può contribuire a far conoscere. Raccontare ciò che funziona può contribuire a diffondere modelli positivi, così come denunciare le barriere ancora presenti può aiutare a rimuovere gli ostacoli alla piena partecipazione. Da qui l’appello alle direzioni di giornali, televisioni, radio e testate digitali: “Ascoltiamo direttamente le persone con disabilità e le loro famiglie, raccontiamo le buone pratiche e cerchiamo gli invisibili, quelli che spesso non riescono a far arrivare la propria voce all’attenzione dell’opinione pubblica”. Per lo specialista, infatti, l’inclusione non si costruisce soltanto attraverso leggi, risorse e servizi. È necessario anche un cambiamento culturale nel modo in cui la società guarda e racconta la disabilità. “Non aspettiamo la prossima tragedia per vedere ciò che è già ogni giorno davanti ai nostri occhi”, chiosa.

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