Cinque agenti della polizia locale di Milano sono stati arrestati in un’inchiesta della Procura su delle sottrazioni di denaro avvenute durante operazioni di polizia. Il pubblico ministero Giovanni Tarzia li accusa a vario titolo di peculato, falso ideologico e arresto illegale. Si tratta di un ufficiale e 4 agenti che oggi sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Milano ed eseguita dai loro stessi colleghi del comando di Piazza Beccaria. Durante un arresto effettuato il 16 luglio sarebbero stati sottratti 1.400 euro a una persona fermata dalla cui testimonianza sarebbe nata l’indagine. La misura cautelare è stata eseguita all’alba dagli stessi colleghi del Reparto Radiomobile della polizia locale. Il fascicolo è nato dalla denuncia presentata dall’avvocato difensore del soggetto arrestato il 16 luglio dai 5 indagati. “Dalla segnalazione ricevuta – commenta il comandante della polizia locale, Gianluca Mirabelli – sono bastati quindici giorni per ricostruire, con la guida dell’autorità giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni”. “Non saranno certo cinque singoli individui a compromettere l’onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso del delle istituzioni”, conclude Mirabelli. Il gip di Milano, Elio Sparacino, ha fissato per le prossime ore in carcere a San Vittore gli interrogatori di garanzia dei 5 agenti . L’inchiesta del pm Giovanni Tarzia contesta anche l’ipotesi di reato di arresto illegale e fra gli indagati, assistiti dagli avvocati Giovanni e Nicolò Briola, c’è anche una commissaria donna che è la più alta in grado. La misura cautelare riguarda un solo episodio, ma, da quanto si apprende, il quadro dell’indagine sarebbe più ampio e riguarderebbe i comportamenti di una ‘squadretta’ di agenti infedeli, sottolineano più fonti a conoscenza del fascicolo. Ci sarebbero più episodi da ricostruire oltre a quello che ha fatto scattare le manette su denuncia di un avvocato difensore. Il gip ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio. C’è uno degli agenti della polizia locale che è già a processo per il pestaggio della transessuale ‘Bruna’ del 24 maggio 2023 fra i 5 vigili urbani arrestati per peculato e falso: Vincenzo Compagnone, 55 anni il prossimo 21 agosto, è finito a San Vittore su ordine del gip Elio Sparacino per aver preso parte alla ‘squadretta’ di agenti infedeli che il 16 luglio hanno rubato 1.450 euro a un presunto pusher, omettendo di sequestrare il denaro. Lo avrebbe fatto contattare da un potenziale acquirente a Corsico, nel milanese, fuori dal proprio territorio di competenza, caricato a forza su auto civetta della Locale, consegnato a un’auto di servizio e perquisito in sua assenza la Opel Corsa dell’arrestato “attestando falsamente” di aver trovato mezzo chilo di hashish in macchina. Inoltre, assieme ai 4 colleghi arrestati, risponde di falso per aver contribuito a redigere il verbale in cui si parla di una “resistenza” da parte dello spacciatore alla perquisizione che non sarebbe mai avvenuta. Compagnone si trova attualmente a processo per lesioni aggravate e falso nei verbali per il pestaggio della transessuale che tre anni fa fece molto scalpore a Milano. In una delle ultime udienze è stato interrogato e ha affermato di non essersi accorto in quell’occasione della manganellata con il “distanziatore” e di aver “collegato” le ferite alle violenze perché avrebbe ritenuto più “plausibile” che si fosse ferita da sola in auto tirando “violente testate” durante il trasporto, come poi mise a verbale.
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