Cronaca

Russia: l’arresto per spionaggio di due ex 007 italiani, Crosetto ‘guerra ibrida contro Paese’

di Giusi Brega (*)
Avrebbero passato informazioni riservate ai servizi segreti militari russi, comprese notizie militari classificate. Con questa accusa Gavino Raoul Piras e Vincenzo di Pasquale sono stati posti agli arresti domiciliari, disposti dal gip del Tribunale di Roma, nell’ambito di un’indagine del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, coordinata dalla Procura di Roma e dalla Procura Militare di Roma. I due sono accusati, a vario titolo, di spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione, rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a sistemi informatici. Nell’ambito dello stesso procedimento sono state eseguite perquisizioni personali, domiciliari e informatiche nei confronti dei due arrestati e di altre cinque persone e indagate, a vario titolo, per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e divulgazione di notizie riservate. Gli indagati, a piede libero, sono Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta, Sergio Romeo e Antonio Guerra.
L’indagine, avviata nel maggio 2025, ha dato origine a due procedimenti penali, uno davanti alla Procura di Roma e l’altro alla Procura Militare di Roma. Attraverso complesse attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, gli investigatori hanno raccolto gravi indizi nei confronti di Piras, il principale indagato, un ex appartenente al comparto dell’intelligence nazionale di 59 anni, già sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, accusato di aver svolto attività di spionaggio in favore di un presunto agente dei servizi di intelligence russi, presente in Italia con copertura diplomatica. Secondo gli inquirenti, Piras era l’unico interlocutore del presunto agente russo: raccoglieva le informazioni attraverso sei fonti alle quali appartenevano anche quattro militari in servizio impiegati in incarichi caratterizzati da un elevato livello di riservatezza. Le fonti sono ritenute responsabili di aver fornito informazioni che, nell’interesse della sicurezza dello Stato e degli interessi politici nazionali e internazionali dell’Italia, avrebbero dovuto rimanere segrete o comunque non divulgabili.
Le indagini hanno documentato diverse interlocuzioni tra il presunto agente russo e Piras. Nel corso delle quali, secondo l’accusa, il funzionario russo esponeva le proprie esigenze informative, mentre l’ex agente italiano consegnava, dietro compenso in denaro, le informazioni richieste e raccolte attraverso la propria rete di fonti. Nell’ambito del coordinamento tra le due procure, la Procura Militare di Roma – sulla base degli elementi raccolti nei confronti dei quattro militari in servizio – ha disposto nei loro confronti perquisizioni personali, domiciliari e informatiche. I quattro sono indagati anche per rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio.
Sull’operazione è intervenuto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha ringraziato magistrati e investigatori del Ros per il lavoro svolto, affermando che “non può esserci alcuna tolleranza” nei confronti di chi “mette a rischio la sicurezza della Repubblica” e assicurando piena collaborazione del ministero della Difesa con l’autorità giudiziaria. Il ministro ha poi aggiunto che dall’inchiesta emerge “il reale atteggiamento della Russia nei nostri confronti”, parlando di “un conflitto ibrido quotidiano” volto a “indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza” definendo quanto emerso “la punta di un iceberg gigantesco”.
(*) La Presse

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