di Margherita Lopes
Non solo medicinali. L’offerta di salute in farmacia diventa sempre più ricca. E la risposta degli italiani è netta: più di un cittadino su quattro ha partecipato a campagne di prevenzione. I test rapidi per glicemia e colesterolo sono offerti ormai da quasi otto farmacie su dieci, circa una su due somministra il vaccino antinfluenzale, e più di sette su dieci effettuano Ecg o monitoraggi con holter cardiaco e pressorio. A ‘certificarlo’ è l’ottava edizione del Rapporto sulla farmacia, presentato a Roma da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma. Come spiega Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, “non si tratta più solo di aggiungere nuovi compiti alle farmacie, ma di cambiare il modo in cui le consideriamo dentro il nostro sistema sanitario. La vera sfida è fare in modo che lo Stato e le Regioni le integrino per davvero, eliminando le differenze tra città e zone isolate”. Ma vediamo meglio il rapporto, realizzato grazie al contributo non condizionante di Teva e basato su un’indagine che ha coinvolto quasi duemila farmacisti e oltre mille cittadini.
La farmacia ormai rappresenta un punto di riferimento essenziale soprattutto per pazienti con cronicità. Circa tre strutture su quattro dispongono di locali separati per servizi specifici, che non sono disponibili solo in 1 farmacia su 10. Un problema soprattutto nelle zone rurali. “I dati di questa edizione – sottolinea Marco Cossolo, presidente di Federfarma – confermano che la farmacia dei servizi è oggi una realtà riconosciuta sia a livello istituzionale, sia dai cittadini. Occorre ora rendere questo modello pienamente operativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale”. Ma non è tutto. Stando al report circa otto farmacisti su dieci riconoscono il valore degli equivalenti per la sostenibilità del sistema sanitario, tre su quattro il beneficio economico per le persone e oltre due su tre ne apprezzano l’impatto positivo sulla regolarità delle cure. La richiesta da parte dei cittadini si mantiene prevalentemente stabile (circa 6 su 10), con segnali di crescita in una quota significativa di casi (oltre 1 su 3). “Per noi è fondamentale valorizzare il rapporto con il farmacista, perché la farmacia è un importante presidio di salute”, dice a LaSalute di LaPresse Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, associazione che riunisce le industrie produttrici di farmaci equivalenti, biosimilari e value added, a margine della presentazione del rapporto oggi a Roma. Chi soffre di malattie croniche mostra livelli più elevati di informazione e un utilizzo più frequente dei farmaci equivalenti. “Questo rapporto ci aiuta a monitorare il rapporto degli italiani con le farmacie e i medicinali. Quello che emerge, ed è positivo, è la consapevolezza e l’accettazione del valore degli equivalenti da parte dei farmacisti. Ma anche gli italiani iniziano a fidarsi di più di questi farmaci”, dice a LaPresse l’amministratore delegato di Teva Italia, Umberto Comberiati. “Un segnale positivo in un momento in cui quello dell’accesso alle cure è un tema fondamentale per la sanità e il farmaco equivalente è strategico per far sì che il sistema resti sostenibile”. Stando al rapporto anche i giovani, pur utilizzando meno questi farmaci, mostrano una maggiore apertura e una minore resistenza culturale: li scelgono soprattutto per fiducia nel farmacista – due su tre – e per il risparmio (quasi sei su dieci).
L’automedicazione è ormai una pratica quotidiana: circa otto cittadini su dieci si sentono abbastanza o molto informati sui farmaci da banco. E circa sette su dieci chiedono spesso o molto spesso consiglio al farmacista prima di un acquisto. Le donne appaiono più inclini al confronto, mentre gli uomini tendono all’autogestione. C’è poi un altro tema caldo: la carenze dei farmaci. Oltre un terzo della popolazione ha vissuto qualche criticità, specie in caso di malattie croniche. Come emerge dall’indagine, circa un malato cronico su dieci ha subito ritardi incompatibili con le proprie necessità terapeutiche, mettendo a rischio la continuità delle cure. Un problema che rischia di acuirsi in seguito alla guerra in Iran. Mandorino non ha dubbi: “Dobbiamo spingere la politica a creare un modello che metta la farmacia al centro del territorio per proteggere davvero il diritto alla salute”.
(*) La Presse
