di Emilio Orlando e Giusi Brega (*)
Roma, 23 giu. (LaPresse) – “Questa non è soltanto la morte di un uomo che si poteva salvare ma una vita che si è consumata lentamente”. Con queste parole la procuratrice aggiunta della Procura di Latina, Luigia Spinelli, ha aperto la requisitoria culminata nella richiesta di condanna a 22 anni per Antonello Lovato, il 39enne imprenditore agricolo accusato della morte di Satnam Singh, il bracciante indiano deceduto dopo il grave incidente sul lavoro avvenuto nelle campagne pontine. La richiesta di pena, avanzata insieme alla collega Marina Marra, è arrivata al termine di un intervento durato quasi due ore davanti ai giudici. La sentenza è attesa il prossimo 7 luglio, dopo le repliche della difesa. L’udienza si è aperta con la richiesta dell’avvocato Antinucci, legale di Lovato, di acquisire il libretto sul quale sono state versate le somme destinate al risarcimento della moglie della vittima, Soni, e dei familiari di Satnam. Successivamente lo stesso imputato ha dichiarato di voler continuare a sostenere economicamente la donna e i parenti del lavoratore.
Nella sua requisitoria, Spinelli ha definito la vicenda “un caso gravissimo”, sottolineando come la morte del bracciante fosse evitabile. “Satnam era un lavoratore invisibile, non aveva il permesso di soggiorno, non aveva il contratto”, ha affermato la magistrata ripercorrendo le condizioni ai limiti della decenza umana nelle quali il lavoratore operava. Secondo l’accusa, sia il macchinario agricolo sia l’avvolgitore che hanno provocato l’amputazione netta del braccio di Satnam erano “fuori norma, pericolosi e artigianali”. “Il datore di lavoro aveva la perfetta percezione della gravità dell’infortunio. Non serve una laurea in medicina per chiamare i soccorsi. Ma Lovato non si è spostato di un passo dalla sua decisione. E Satnam è stato risucchiato da quella macchina”, ha aggiunto Spinelli. Durante la requisitoria sono state proiettate in aula alcune immagini del corpo martoriato del bracciante. “Il povero Satnam è stato buttato per terra contro uno spigolo. Il suo datore di lavoro lo ha fatto salire su un furgone e lasciato a casa in via Genova, a Borgo Bainsizza. A chiamare i soccorsi sono stati i vicini di casa”, ha ricordato la procuratrice aggiunta, escludendo la possibilità di riconoscere all’imputato le attenuanti generiche. “Satnam era vivo e poteva essere salvato con una semplice telefonata”, ha concluso. Nel procedimento si sono costituiti parte civile tutti i sindacati.
(*) La Presse
