Esteri

Scandalo nel Regno Unito: gli alleati di Starmer indagano su giornalisti scomodi come Matt Taibbi

di Roberto Vivaldelli (*)

In un’inchiesta che scuote i fondamenti della libertà di stampa nel Regno Unito, emerge un quadro preoccupante di sorveglianza di massa e tentativi di screditare giornalisti investigativi scomodi. Secondo un recente articolo pubblicato su Racket News dal giornalista Matt Taibbi – noto per i “Twitter Files” e la sua lunga carriera a Rolling StoneLabour Together, think-tank vicino al primo ministro Keir Starmer, ha commissionato indagini private su reporter che hanno esposto scandali interni al Partito Laburista. Se confermato, si tratterebbe di uno scandalo che coinvolge la società di consulenza APCO e agenzie di intelligence come il National Cyber Security Centre (NCSC) e che solleva non poche preoccupazioni sulla pericolosa china autoritaria del Regno Unito.

Le origini dell’inchiesta: “Uk Files”

Tutto inizia nel 2023, quando Taibbi e il ricercatore Paul Holden pubblicano una serie di articoli noti come “Uk Files” su Racket News. Questi documenti, ottenuti da fonti come Al-Jazeera, rivelano legami tra Labour Together e organizzazioni come il Center for Countering Digital Hate (Ccdh), accusato di aver messo in piedi campagne di censura contro voci dissidenti all’interno del partito, in particolare contro l’ala sinistra guidata da Jeremy Corbyn.

In passato, il CCcdh, fondato da Imran Ahmed – ex collaboratore laburista – è stato al centro di polemiche e alcune controversie, inclusa una causa intentata da Elon Musk contro la piattaforma X (ex Twitter) per presunte manipolazioni di dati su odio online. Holden, veterano di indagini su corruzione presso Shadow World Investigations, ha collaborato con Taibbi per spiegare come Labour Together utilizzi tattiche di “disinformazione proattiva” per silenziare gli oppositori. Tra i documenti pubblicati, spicca un memo interno del Ccdh che includeva obiettivi come “Uccidere Twitter di Musk“, attirando l’attenzione dell’amministrazione Trump negli Usa, che ha poi sanzionato il gruppo e il suo Ceo Ahmed.

La risposta del Labour

In reazione a queste pubblicazioni, Labour Together – guidato dal futuro parlamentare Josh Simons, ora segretario parlamentare – ha ingaggiato Apco, una nota società di relazioni pubbliche con legami a figure come l’ex consigliere di John Kerry, Jonathan Winer. Secondo il contratto trapelato, Apco non si è limitata a indagini per difendere Labour Together: il mandato includeva la creazione di “narrazioni” per “screditare pubblicamente” i giornalisti coinvolti, tra cui Matt Taibbi, Holden, Kit Klarenberg di The Grayzone, e altri come Gabriel Pogrund del Sunday Times ed Henry Dyer del Guardian.

Simons ha negato che l’obiettivo fosse investigare giornalisti, definendolo “assurdità” e sostenendo che si trattasse solo di indagare su un “presunto hack illegale”. Tuttavia, fonti vicine alla vicenda rivelano che i rapporti preparati da Apco Worldwide sono stati trasmessi al Ncsc (National Cyber Security Centre, il Centro Nazionale per la Sicurezza Cibernetica del Regno Unito), che fa parte del Gchq (Government Communications Headquarters, l’agenzia di intelligence britannica per le comunicazioni e la sicurezza informatica, equivalente all’Nsa americana – National Security Agency, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti).

In questi rapporti, i giornalisti venivano accusati di aver ricevuto e utilizzato materiali ottenuti illegalmente tramite hacking, presumibilmente forniti da potenze straniere come Russia o Cina. Questa mossa ha permesso di inquadrare le inchieste giornalistiche come «potenziali minacce alla sicurezza nazionale», screditando così l lavoro di questi giornalisti scomodi e fuori dagli schemi del mainstream.

Klarenberg, anch’egli preso di mira, definisce la tattica «una frode completa per silenziare reportage critici». La testata per cui lavora, The Grayzone, fondata dal noto giornalista Max Blumenthal, è stato etichettato da Apco come «canale di propaganda Wagner», un errore grossolano che confonde il nome con un gruppo Signal legato al gruppo mercenario russo – un’accusa che potrebbe portare a conseguenze penali nel Regno Unito, dove Wagner è considerato un’organizzazione terroristica.

Questo scandalo arriva in un momento molto difficile per il premier Keir Starmer, il cui governo è in crisi. Il suo capo di gabinetto Morgan McSweeney si è dimesso, nei giorni scordi, poiché responsabile di aver nominato Lord Peter Mandelson – legato al finanziere-pedofilo Jeffrey Epstein – ambasciatore negli Stati Uniti.

(*) InsideOver

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