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Scuola: Save The Children, oltre metà degli studenti ha scelto un liceo

ESAMI DI MATURITA' ESAME DI STATO AL LICEO CLASSICO BENEDETTO DA NORCIA PROVA SCRITTA ALUNNI STUDENTI BANCHI

‘Garantire un’istruzione di qualità a tutte e tutti; favorire un orientamento scolastico libero da condizionamenti e stereotipi; assicurare percorsi accessibili con possibilità effettive di specializzazione; contenere il rischio di ‘selezione implicita’ ovvero l’esclusione di studentesse e studenti provenienti da contesti di maggiore svantaggio; assicurare stabilità finanziaria dopo gli investimenti del Pnrr’. Sono queste alcune delle sfide aperte della riforma dell’istruzione tecnico-professionale, emerse dal dossier ‘Attraversamenti. La formazione tecnica e professionale: tra percorsi di riforma, equità e orientamento’, diffuso oggi da Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine e garantire loro un futuro – in vista della riapertura delle scuole e alla luce del dibattito ancora in corso sull’avvio della riforma, che ridisegna la formazione tecnico-professionale in Italia, con un rafforzamento del legame tra scuola e mondo del lavoro.

Secondo Save The Children, la riforma punta ad attrarre più studenti nella formazione tecnologica e professionale nel nostro Paese dove, in dieci anni (tra il 2015/16 e il 2024/25), a fronte di un numero complessivo nelle scuole secondarie statali di secondo grado rimasto pressoché invariato, i licei hanno guadagnato più di 100 mila studenti mentre l’area professionale ne ha persi 103 mila e gli istituti tecnici sono rimasti stabili. Per l’anno scolastico 2026/27, più della metà degli studenti ha scelto un liceo (55,9%), poco meno di uno su tre un istituto tecnico (30,8%) e il 13,3% uno professionale, con un forte squilibrio di genere: nell’a.s. 2024/25 se nei licei le ragazze rappresentavano il 61,5%, negli istituti tecnici scendevano al 31,8% ed erano il 44,2% negli istituti professionali.

L’8,2% dei giovani tra i 18 e i 24 anni possiede al massimo la licenza media e non è inserito in percorsi di istruzione o formazione (ELET – Early Leavers from Education and Training), un dato, questo sulla dispersione scolastica, che ha registrato un sensibile miglioramento negli anni attestandosi in Italia su un valore di poco inferiore alla media dell’Unione europea (9,1%), con una differenza tra ragazzi (10,1%) e ragazze (6,2%). Tale miglioramento non ha tuttavia colmato le disuguaglianze territoriali: nelle Isole la dispersione è al 13,7% contro il 6,8% del Nord Est. Negli istituti professionali il tasso di abbandono raggiunge il 5,3%, circa quattro volte rispetto a quello dei licei (1,3%), e negli istituti tecnici è del 3,7%. La probabilità di completare il secondo ciclo di istruzione è influenzata da fattori come il livello di istruzione della famiglia: tra chi ha genitori con al massimo la licenza media gli ELET sono il 20,7%, il 3,9% tra chi ha genitori diplomati e l’1,1% laureati; e la cittadinanza: tra i giovani con cittadinanza straniera, gli ELET sono il 26,2%, circa 20 punti percentuali in più rispetto ai giovani con cittadinanza italiana, con le differenze più elevate tra chi è arrivato in Italia dopo aver compiuto 10 anni.

Il dossier – fa sapere Save The Children – analizza la riforma della filiera tecnico-professionale con l’introduzione del modello 4+2 nel sistema di istruzione italiano – cioè quattro anni di scuola superiore più due anni negli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori) – un modello che da quest’anno scolastico entra nell’offerta ordinaria del secondo ciclo, dopo una fase sperimentale. Attraverso la voce di 15 esperti tra rappresentanti delle amministrazioni centrali e regionali, dirigenti scolastici, enti di formazione professionale e soggetti del mondo produttivo, e quella di 65 studentesse e studenti di istituti tecnici, professionali e IeFP (Istruzione e Formazione Professionale), lo studio realizzato dal Polo Ricerche di Save the Children in collaborazione con Ipazia Ricerche, approfondisce il nuovo modello di istruzione tecnico-professionale in termini di equità e diritto all’istruzione.

‘Il sistema di istruzione secondaria tecnica e professionale in Italia oggi è uno specchio delle disuguaglianze educative: esperienze di assoluta avanguardia coesistono con la povertà strutturale e formativa, realtà diametralmente opposte. La riforma della filiera tecnico-professionale incide nell’area dove si concentrano i più forti divari economici e territoriali del sistema di istruzione e attualmente i percorsi di istruzione professionale e di IeFP intercettano in misura maggiore proprio studenti di contesti socioeconomici fragili, con background migratorio e difficoltà scolastiche pregresse’, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children Italia. ‘È fondamentale, dunque, comprendere come potrà garantire opportunità educative di qualità, senza accentuare le debolezze già presenti. Uno degli obiettivi essenziali della riforma è il superamento dell’attuale frammentazione dei percorsi, per costruire una offerta formativa integrata che stia al passo con l’innovazione del mondo del lavoro, strutturando alleanze sui territori. Vi sono però molti nodi critici sui quali è necessario intervenire. A partire dalle necessità di colmare il deficit di informazione che ha caratterizzato questa prima fase di avvio; di investire sull’orientamento; di assicurare percorsi di studio che non comprimano le discipline di base; di garantire la possibilità di modificare la scelta iniziale, vista la giovane età in cui questa si compie; di costruire percorsi laboratoriali di alto livello anche nei territori più fragili a livello imprenditoriale e un incontro con il mondo del lavoro che assicuri sempre qualità, coerenza con il progetto formativo, tutela della sicurezza e della salute’, ha aggiunto.

Nei primi due anni di sperimentazione (2024/25 e 2025/26), il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha autorizzato 628 percorsi quadriennali di istruzione tecnica e professionale, ma ne sono stati avviati solo 442 in 307 scuole, con una concentrazione maggiore al Sud e nelle Isole. A marzo 2026 il Ministero ha autorizzato 532 nuovi percorsi quadriennali per l’offerta 2026/27, con il coinvolgimento di oltre 700 istituzioni scolastiche, circa 400 delle quali entrano nella filiera per la prima volta. L’avvio di questo anno scolastico (2026/27) registra 10.532 iscrizioni online ai percorsi quadriennali, circa 5 mila in più in più rispetto al precedente, ma a scegliere questi percorsi è ancora un numero limitato di studenti, l’1,9% dei neo-iscritti alle scuole superiori. Nei primi due anni di sperimentazione, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha ampliato l’offerta, soprattutto di percorsi di istruzione tecnica al Sud e nelle Isole.

Nel 2026/27 restano marcate anche le differenze territoriali: in Lazio, Sicilia, Abruzzo, Campania, Molise e Umbria più del 60% degli studenti sceglie il liceo mentre in Veneto ed Emilia-Romagna prevalgono gli indirizzi tecnici e professionali[9], invece in Lombardia la distribuzione è quasi paritaria (49,4% licei, 50,6% indirizzi tecnici e professionali). Negli istituti tecnici, il settore tecnologico raccoglie il 19,1% delle domande online di iscrizione al primo anno complessive; il settore economico l’11,8%[10]. Tra gli istituti professionali, l’indirizzo più scelto è Enogastronomia e ospitalità alberghiera (4,2% delle domande di iscrizione al primo anno complessive), seguito da Servizi per la sanità e l’assistenza sociale (2,3%), Manutenzione e assistenza tecnica (1,9%), Servizi commerciali (1,4%) e Industria e artigianato per il Made in Italy (1,1%).

Per quanto riguarda invece i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), la maggior parte degli iscritti al primo anno frequenta istituzioni formative accreditate (80,7%) rispetto ai percorsi erogati dagli istituti scolastici in regime di nuova sussidiarietà (19,3%), con significative differenze territoriali: il Nord raccoglie il 67,4% del totale degli iscritti dal primo al quarto anno – con la Lombardia che da sola ne conta quasi un terzo del totale nazionale – il Centro l’11,2% e il Mezzogiorno il 21,4%. Il 69% degli studenti dell’IeFP si trova in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia. Gli studenti iscritti al primo anno con cittadinanza straniera sono il 20,6%[11]. Tra il 2017/18 e il 2023/24 i percorsi IeFP hanno perso il 37,7% degli studenti iscritti al primo anno[12] e solo il 10% frequenta il quarto anno necessario al conseguimento del diploma.

“La riforma tecnico-professionale ha l’ambizione di fornire a ragazze e ragazzi competenze di alto livello e di rafforzare il dialogo tra scuola e mondo del lavoro. Per farlo è necessaria una domanda di lavoro in grado di valorizzare tali competenze attraverso occupazioni qualificate, retribuzioni adeguate e prospettive di crescita, da garantire anche con un investimento in innovazione, politiche industriali e qualità del lavoro. Senza questi elementi si rischia di attribuire alla scuola la responsabilità di squilibri che dipendono anche dalle strategie industriali e dalle caratteristiche strutturali dell’economia italiana’, ha dichiarato Giorgia D’Errico, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Save the Children. ‘Al tempo stesso, è necessario assicurare un adeguato equilibrio tra competenze di base e civiche e competenze tecniche, con particolare attenzione ai settori maggiormente interessati dalle trasformazioni tecnologiche, digitali e ambientali. È dunque fondamentale che Governo e Regioni investano in modo strutturale nell’orientamento, nella qualità della didattica, nel rafforzamento di reti territoriali inclusive e in un sistema stabile di governance. Un elemento essenziale resta l’orientamento scolastico. La scelta del percorso avviene precocemente e la possibilità di modificarlo non è uguale per tutti. Occorre quindi prevenire rischi di esclusione che potrebbero penalizzare gli studenti più svantaggiati per condizione sociale, background migratorio, genere o storia scolastica. Per farlo, serve un orientamento equo, capace di sostenere concretamente famiglie e studenti, affinché ogni adolescente possa costruire il proprio futuro e scegliere la propria strada senza che le condizioni di partenza ne determinino il percorso’, ha concluso.

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