Cresce per le medie e grandi aziende, ma le piccole restano alla finestra. Lo studio Unimpresa
Il credito bancario in Italia torna in territorio positivo, ma resta diviso tra famiglie e imprese. Alla fine del 2025 i prestiti complessivi sono cresciuti dello 0,8% su base annua; all’interno di questo dato, il credito alle aziende registra una crescita dell’1,5%, mentre hanno continuato a contrarsi quelli alle piccole imprese (-4,0%) e hanno accelerato quelli alle famiglie consumatrici (+3,1%).
È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui la dinamica territoriale appare eterogenea: nel Nord Ovest i prestiti crescono dell’1,2% (aziende +1,6%), nel Nord Est dell’1,5% (aziende -0,8%), con punte del +2,8% in Emilia-Romagna (aziende +0,2%) e del +3,0% in Friuli Venezia Giulia (aziende +0,1%) e nella Provincia autonoma di Bolzano (aziende +3,6%), mentre il Veneto registra una lieve flessione (-0,2%) e un calo più marcato per le imprese (-2,8%). Nel Centro Italia il credito cala dello 0,9%, ma le aziende crescono del +3,7%, trainate in particolare dal Lazio (+8,3%). Nel Mezzogiorno si registra invece una crescita più sostenuta (+2,4% complessivo e +2,1% per le aziende), mentre nelle Isole i prestiti aumentano dell’1,6% (aziende +1,9%), con la Sicilia a +2,7% (+3,8% aziende) e la Sardegna in calo (-0,6%; aziende -2,1%).
Sul fronte delle imprese emerge quindi una dinamica articolata: se il credito complessivo alle aziende torna positivo (+1,5%), il calo resta marcato per le piccole imprese ed è diffuso su tutto il territorio (-4,2% nel Nord Ovest, -4,1% nel Nord Est, -4,8% nel Centro e -3,2% nel Sud), con un’unica eccezione rappresentata dal Lazio (+8,3%). Più solida la dinamica del credito alle famiglie, in crescita in tutte le aree tra il +2,7% del Centro e il +3,3% delle Isole, con valori fino al +3,7% in Lombardia ed Emilia-Romagna.
«Il quadro che emerge è quello di un sistema del credito ancora a doppia velocità: da un lato la tenuta della domanda delle famiglie, dall’altro una dinamica delle imprese che torna positiva nel complesso ma resta fragile nelle sue componenti più piccole, con possibili riflessi sugli investimenti e sulla crescita economica nei prossimi mesi. È una dinamica che, per certi versi, riflette una fase fisiologica di transizione dopo il ciclo restrittivo della politica monetaria, ma che non può essere sottovalutata. Le famiglie continuano a sostenere i consumi e rappresentano oggi un elemento di stabilità del sistema economico; tuttavia, senza un rafforzamento del credito alle imprese – e in particolare alle PMI – corre il rischio di indebolirsi il motore degli investimenti e della crescita potenziale del Paese. Occorre accompagnare questa fase con strumenti mirati che favoriscano un accesso al credito più equilibrato, evitando che la selettività bancaria si traduca in un freno strutturale allo sviluppo. In questo senso, è fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla trasmissione della politica monetaria all’economia reale e rafforzare tutte le leve, pubbliche e private, in grado di sostenere la liquidità e i piani di investimento delle imprese. Solo così sarà possibile trasformare questi segnali di stabilizzazione in una ripresa più solida e diffusa, capace di coinvolgere l’intero tessuto produttivo» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato statistiche della Banca d’Italia, nel quarto trimestre del 2025 il credito bancario in Italia entra in una fase di assestamento dopo la lunga stagione di irrigidimento monetario avviata dalla Banca Centrale Europea tra il 2022 e il 2024. Il dato complessivo (+0,8%) segnala un ritorno a valori positivi, ma non ancora un vero cambio di passo. Il contesto macroeconomico spiega questa dinamica: la riduzione graduale dei tassi non si trasmette immediatamente all’economia reale. Il credito alle aziende torna a crescere (+1,5%), ma resta insufficiente a indicare una piena ripartenza degli investimenti, mentre le famiglie (+3,1%) continuano a sostenere la domanda.
La divergenza è evidente: il credito alle imprese è positivo nel complesso ma ancora negativo per le pmi (-4,0%). Si tratta di un segnale rilevante, perché proprio le piccole imprese rappresentano il cuore del sistema produttivo italiano. Dal punto di vista territoriale, il credito alle aziende cresce nel Centro (+3,7%) e nel Sud (+2,1%), resta positivo nel Nord Ovest (+1,6%) e cala nel Nord Est (-0,8%). Questo andamento riflette le differenze nella struttura economica e nella domanda di finanziamenti.
Nel complesso, il sistema del credito resta sbilanciato: i consumi tengono, le imprese recuperano ma con intensità disomogenea. Una configurazione che può sostenere la crescita nel breve periodo, ma che richiede interventi mirati per rafforzare il credito produttivo. Ed è proprio questo il primo elemento chiave che emerge dai dati: la divergenza tra famiglie e imprese.
Le famiglie consumatrici registrano una crescita del credito del 3,1%, un valore significativo che indica come il canale del consumo e dell’indebitamento privato sia ancora attivo. Questo andamento è verosimilmente sostenuto sia dalla domanda di mutui – che beneficia della stabilizzazione dei tassi – sia dal credito al consumo, spesso utilizzato per compensare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli anni precedenti. All’opposto, il credito alle imprese mostra una persistente debolezza, con una contrazione del -4,0% per le piccole imprese. Si tratta di un dato particolarmente rilevante sotto il profilo economico e politico.
Le PMI rappresentano infatti l’ossatura del sistema produttivo italiano e la loro difficoltà ad accedere al credito segnala un rallentamento degli investimenti, con possibili effetti sulla crescita futura, sull’innovazione e sulla competitività del Paese. Questa dinamica è il risultato di due fattori convergenti. Da un lato, la domanda di credito da parte delle imprese è più debole, per effetto dell’incertezza economica e geopolitica; dall’altro, l’offerta bancaria resta selettiva, con criteri più stringenti nella valutazione del rischio. Il risultato è un credit crunch “soft”, meno evidente rispetto alle crisi del passato ma comunque significativo.
Un secondo elemento di rilievo riguarda la dimensione territoriale. Il credito non si distribuisce in modo uniforme lungo la penisola, ma segue le differenze strutturali dell’economia italiana. Le aree più dinamiche continuano a crescere, mentre quelle più fragili mostrano segnali di maggiore volatilità. Tuttavia, rispetto al passato, emerge anche qualche segnale di riequilibrio, con il Mezzogiorno che registra tassi di crescita superiori alla media nazionale. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un sistema del credito ancora sbilanciato: i consumi tengono, ma gli investimenti restano deboli. È una configurazione che può sostenere la crescita nel breve periodo, ma che nel medio termine rischia di limitarne il potenziale, rendendo necessario un rafforzamento delle politiche di sostegno al credito produttivo.
DETTAGLI REGIONALI
Nel Nord Ovest, il totale dei prestiti cresce dell’1,2%. Il credito alle aziende aumenta dell’1,6%, quello alle piccole imprese segna una variazione del -4,2%, mentre quello alle famiglie consumatrici aumenta del +3,1%.
Piemonte: totale +0,3%, aziende -0,2%, PMI -3,6%, famiglie +1,9%.
Valle d’Aosta: totale +6,0%, aziende +4,7%, PMI -8,0%, famiglie +1,6%.
Lombardia: totale +1,4%, aziende +2,2%, PMI -4,2%, famiglie +3,7%.
Liguria: totale +1,3%, aziende -0,1%, PMI -6,0%, famiglie +2,1%.
Nel Nord Est, il totale cresce dell’1,5%. Le aziende calano dello -0,8%, le PMI del -4,1%, mentre le famiglie aumentano del +3,3%.
Trento: totale -1,2%, aziende -2,0%, PMI -4,3%, famiglie +1,8%.
Bolzano: totale +3,0%, aziende +3,6%, PMI -2,6%, famiglie +1,0%.
Veneto: totale -0,2%, aziende -2,8%, PMI -4,9%, famiglie +3,5%.
Friuli Venezia Giulia: totale +3,0%, aziende +0,1%, PMI -5,4%, famiglie +2,8%.
Emilia-Romagna: totale +2,8%, aziende +0,2%, PMI -3,7%, famiglie +3,7%.
Nel Centro, il totale cala dello 0,9%. Le aziende crescono del +3,7%, le PMI calano del -4,8%, le famiglie crescono del +2,7%.
Toscana: totale +1,1%, aziende -0,9%, PMI -5,8%, famiglie +3,2%.
Umbria: totale -0,2%, aziende -2,1%, PMI -5,8%, famiglie +2,3%.
Marche: totale +0,4%, aziende -1,4%, PMI -7,0%, famiglie +2,2%.
Lazio: totale -1,6%, aziende +8,3%, PMI -2,3%, famiglie +2,6%.
Nel Sud, il totale cresce del +2,4%. Le aziende aumentano del +2,1%, le PMI calano del -3,2%, le famiglie crescono del +3,2%.
Abruzzo: totale +2,0%, aziende +1,2%, PMI -4,3%, famiglie +2,8%.
Molise: totale -0,1%, aziende -2,4%, PMI -3,1%, famiglie +2,1%.
Campania: totale +2,8%, aziende +2,3%, PMI -3,4%, famiglie +3,4%.
Puglia: totale +2,3%, aziende +2,1%, PMI -2,7%, famiglie +3,2%.
Basilicata: totale +0,9%, aziende +0,8%, PMI -4,1%, famiglie +2,1%.
Calabria: totale +2,1%, aziende +4,1%, PMI -2,3%, famiglie +3,0%.
Nelle Isole, il totale cresce dell’1,6%. Le aziende aumentano del +1,9%, le PMI calano del -2,0%, le famiglie crescono del +3,3%.
Sicilia: totale +2,7%, aziende +3,8%, PMI -1,7%, famiglie +3,4%.
Sardegna: totale -0,6%, aziende -2,1%, PMI -2,4%, famiglie +2,8%.
