L’assemblea dei senatori Pd ha eletto all’unanimità, per alzata di mano, Simona Malpezzi come nuovo capogruppo dem a Palazzo Madama. Eletto, sempre all’unanimità per alzata di mano, anche il nuovo ufficio di presidenza: Alan Ferrari vicepresidente vicario; Caterina Biti e Franco Mirabelli vicepresidenti; Stefano Collina tesoriere; Vincenzo D’Arienzo e Monica Cirinnà segretari.
Malpezzi: “Partito di donne e uomini, non dei leader”– “Sono grata per l’incarico che avrò l’onore di ricoprire perché so che questo è il frutto di un percorso fatto insieme, con ognuno di voi – ha detto la neo capogruppo in assemblea subito dopo l’elezione -. Delle storie vissute negli ultimi tre anni, dei cambiamenti, degli snodi, delle battaglie. Di una legislatura complicatissima, per le ragioni che voi tutti conoscete, e di una rottura consumata dentro al nostro gruppo che è stata molto dolorosa, anche da un punto di vista umano. Una rottura autentica sul modo di intendere la politica che per me è comunità, pluralità, diversità”.
“Non esistono i partiti dei leader – ha aggiunto – ma delle donne e degli uomini che, pur nell’asprezza delle contrapposizioni, contribuiscono alla costruzione di una casa comune, solida e destinata a durare al di là delle sorti personali. Per me questa cosa qui è il Pd, al partito del leader ho detto no perché è lontano da me, dal mio vissuto e dal mio modo di intendere una comunità. Il partito leaderistico è la morte della politica e del pensiero plurale. E oggi più che mai sono onorata di far parte della grande comunità che è il Partito democratico. Perché la sento profondamente come la mia e la nostra casa”. “Arrivo al tema della rappresentanza di genere – ha poi sottolineato -. La donna che è oggi davanti a voi è profondamente diversa da quella che ero quando sono diventata sottosegretaria. In questo anno e mezzo ci sono stati snodi politici e personali che mi hanno reso chiara la fatica di essere donna in un posto apicale, la fatica nell’affermare la tua autorevolezza e la forza del tuo ruolo. Tutte cose che un uomo non deve fare, perché per un uomo è scontato. Io non vengo dal femminismo anche se godo dei suoi frutti. Io non voglio essere solo la presidente di tutti, ma una presidente che dia forma e sostanza a una leadership femminile. E quindi nessuna neutralità, perché è proprio con le parole, il sapere e la capacità di cura di una donna interpreterò questo ruolo. Senza lasciare nessuna indietro”.
