White Helmets, i “caschi bianchi”, hanno annunciato “la conclusione delle operazioni di ricerca di possibili detenuti rimasti in potenziali celle segrete e scantinati non scoperti all’interno della famigerata prigione di Sednaya (nella foto). La ricerca non ha portato alla luce aree non aperte o nascoste all’interno della struttura”. Lo scrivono in una nota ufficiale. “La prigione in precedenza ospitava migliaia di innocenti detenuti dall’ex regime di Assad. Le famiglie degli scomparsi e dei sopravvissuti- si legge ancora nel documento- ritenevano che alcuni detenuti potessero non essere riusciti ad andarsene negli ultimi due giorni, potenzialmente a causa della detenzione in aree sigillate e protette“. Su questo, i Caschi Bianchi aggiungono: “Condividiamo la profonda delusione delle famiglie delle migliaia di persone ancora scomparse e il cui destino resta sconosciuto. Siamo solidali con le famiglie delle vittime, comprendendo pienamente la loro angoscia e il loro desiderio di risposte sui loro cari”. “L’operazione ha coinvolto cinque team– spiega la nota- tra cui due unità K9 (cani poliziotto addestrati). I team hanno ispezionato tutti gli ingressi, le uscite, i pozzi di ventilazione, i sistemi fognari, le condutture idriche, i cavi elettrici e i cavi delle telecamere di sorveglianza. Nonostante questi sforzi estesi, non sono state identificate aree nascoste o sigillate“. Su Telegram, il leader dei ribelli Mohammed al Jawlani ha annunciato che presto verrà pubblicata la lista degli ex funzionari del regime “coinvolti nelle torture al popolo siriano”.
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aggiornamento crisi mediorientale ore 14.37
