di Giuliano Longo
Gli eventi che si stanno verificando in Siria non sono di per sé sorprendenti, ma la velocità con cui si stanno verificando è impressionante.
Dopo i drusi di Siria, (in procinto di una ribellione armata) contro il nuovo governo “democratico” di Damasco, tocca alla minoranza alawita (sciita) fedele al deposto Assad nelle province di Tartus e Latakia, dove gli scontri armati stanno diventando sempre più frequenti e si verificano anche nei pressi della base russa di Khmeimim.
Scontri locali con gli ex “Assadisti” si sono già verificati di recente con frequenza, ma in questo caso stiamo parlando di una rivolta a pieno titolo, mentre Israele, che sostiene anche apertamente le SDF curde nel nord-est e i drusi nella provincia di Suwayda, lancia ora messaggi di sostegno ad Alawy..
Per tutta la settimana ci sono stati segnali da Israele secondo i quali gli alawiti non saranno abbandonati nei guai. Tutto sommato in altri tempi, nonostante esprimessero il potere di Assad, garantivano un certo equilibrio nell’area sostenendo in maniera piuttosto blanda gli Hezbollah nel sud del Libano.
Per quanto riguarda i drusi nemmeno l’Isis dello Stato Islamico, anche quando andava estendendo il suo criminale potere, ha mai osato toccare quella comunità, in particolare a Suwayda, a causa della loro estrema unità e della loro capacità di trasformare questa unità in forza armata.
Già in casi estremi hanno avuto la possibilità di ricevere sostegno da Israele e il nuovo governo di Damasco dovrà scendere a compromessi con loro anche solo per evitare che divengano una comunità scissionista. .
Per gli alawiti invece (e con loro anche per i cristiani) tutto è molto più triste e terribile. Se non ricevono sostegno, verranno soppressi, come sta accadendo con la nuova pulizia etnica del governo “democratico siriano”, anche nei pressi della base russa. .
Gli scontri sono già degenerati in massacro e la popolazione alawita si accalca presso quella base chiedendo protezione. Secondo notizie non confermate, le comunità alawite avrebbero già inviato richieste di assistenza a Mosca per proteggerle, lasciando entrare quanti più rifugiati possibile,
HTS, guidato il “democratico” A. Sharaa (Julani) ed ex jiadista, per il quale l’Europa ha speso fiumi di elogi, si avvale per la repressione di 12-15mila miliziani provenienti oltre che dalla da Siria, Iraq, Turchia, Europa e Asia centrale anche dalla Cecenia, mentre gli alawiti in realtà non hanno nessun posto dove fuggire.
La parte più importante della Siria è il confine con il Libano, di cui HTS sta cercando di prendere il controllo con ogni mezzo, mentre a nord c’è già il confine con la Turchia, che comunque è ostile agli alawiti.
Quando è caduto il governo di Assad, gli stessi alawiti della costa hanno inneggiato alla libertà, sventolarono bandiere con una striscia verde e due stelle, ballando sulle statue rovesciate di Hafez al-Assad. Nonostante ciò,mentre HTS può ancora raggiungere un accordo con i drusi e perfino con i curdi, non c’è speranza per gli alawiti che rappresentano fra il 12 e il 20% della popolazione.
Se HTS non elimina questa resistenza a spese degli ex soldati e ufficiali dell’esercito di B. Assad la situazione potrebbe volgersi in una cronica rivolta quando una serie di formazioni armate si fonderanno, ma potrebbero anche venir schiacciarti come dimostrano le terribili immagini di questi giorni .
Il ministro degli esteri turco, ha accusato contemporaneamente l’Iran e Israele di quanto sta accadendo. Da parte dei “democratici siriani al governo” questa rivolta viene presentata come “l’influenza del clan Assad”, o meglio,del suo fratello minore.
Ma essere associati alla famiglia Assad è una condanna a morte certa. Il Presidente A. Sharaa (Julani) si è già espresso “il tempo dell’amnistia e del perdono è terminato, ed è iniziata la fase della liberazione e della purificazione.”
Che cosa sia un’amnistia per HTS, lo abbiamo osservato ormai da diversi mesi; che cosa sia una “purificazione” per gli jihadisti, lo abbiamo già visto negli anni passati quando scorazzavano fra Iraq e Siria e lo vediamo ora sulla costa siriana..
C’è tuttavia la possibilità che la rivolta si espanda a Latakia e Tartus dove le cose si complicano, perché anche lì giocano gli iraniani. Sono solo le questioni territoriali o le teorie del “Grande Israele” a svolgere un ruolo decisivo in questo caso? Non proprio, poichè mentre la Turchia cerca di sfruttare questa opportunità storica, Israele vuole impedire ad Ankara di farlo.
Nel caso della pace con i curdi turchi, (PKK di Ocalan) Erdogan intende seminare discordia nei cantoni curdi della Siria nordorientale anche se molti degli stessi curdi siriani non provava simpatia per il PKK, anzi si opponevano sia al PKK che ad Assad.
Nel frattempo Ankara punta a isolare, se non sconfiggere, i curdi siriani che occupano zone petrolifere delle quali “il democratico” A. Sharaa (Julani) si può avvalere solo con la presenza di sponsor forti come la Turchia (o gli Stati Uniti).
Se .la provincia di Suwayda e la costa al confine con il Libano con i sui terminali, sfuggisse al controllo dei “democratici” siriani,, sarebbe uno smacco anche per Erdogan.
A Mosca un tempo main sponsor della Siria di Assad qualcuno sostiene che ormai tutto ciò che accade in Siria non è più affare della Russia, ma non è vero visto che sta trattando con gli Jihadisti per la sorte delle sue basi militari. Altri ritengono che anche solo per sostenere gli alawiti, tocca capire chi suona il primo violino: l’Iran o Israele
Se Israele, come affermano alcune fonti di intelligence, ha effettivamente raggiunto un accordo con il fratello minore di B. Assad e fa affidamento sulla permanenza delle forze di sicurezza a Latakia, allora ha senso che la Russia faccia i bagagli nella base di Khmeimim e attenda gli sviluppi della situazione.
Tuttavia, è del tutto possibile che il ben informato capo del Ministero degli esteri turco ed ex ufficiale dell’intelligence, H. Fidan, abbia ragione quando afferma che gli iraniani stanno organizzando la resistenza antijihadista con l’aiuto di Hezbollah libanese, organizzazione che nonostante la decimazione nel corso del breve conflitto con Israele, ha ancora le risorse per spazzare i jihadisti da parti della costa siriana del sud.
In questo caso, se un’operazione del genere avesse successo, Israele, che ora sta sostenendo gli alawiti, interverrebbe con esiti imprevedibili.
Qualcuno sta già cercando di inserirsi in questo caos costiero, e sappiamo anche che alla Francia prudono le mani, ma conta ben poco, poiché non è escluso l’Iran non si opponga nel caso Israele volesse occupare l’area costiera siriana con la scusa di difendere gli sciiti alawiti, lasciando nel pantano Ankara non senza la soddisfazione di Washington.
Questi gli elementi geopolitici che inducono il governo siriano a chiudere rapidamente la partita anche nel modo più atroce, mentre il perno di futuri sviluppi rimane Tel Aviv che invece ha fretta di garantire la propria sicurezza a nord dalle alture di Golan (che occupa da decenni), dalle quali si sta già infiltrando nella Siria meridionale con l’appoggio dei drusi e un domani con quello degli alawiti sulla costa.
I nemici dei miei nemici sono miei amici…anche se furono miei nemici..
