Solo uno su quattro dei palestinesi arrestati a Gaza è effettivamente identificato come combattente dalle stesse fonti di intelligence israeliane. Il resto sono civili senza accusa né processo, ammassati in carceri militari improvvisate, spesso anziani, malati, insegnanti, medici, persino bambini. L’inchiesta condotta dal Guardian, +972 Magazine e Local Call mette in evidenza un quadro che smentisce clamorosamente la versione ufficiale. Israele dispone di un database con oltre 47mila presunti militanti di Hamas e Jihad islamica. Ma a maggio 2024, dei 6mila arrestati sotto la legge sui “combattenti illegali”, solo 1.450 erano registrati come tali: un quarto del totale.
Gli altri sono casi umani che non interessano a nessuno o quasi. Fahamiya al-Khalidi, 82 anni, malata di Alzheimer, trascinata via con la badante e rinchiusa sei settimane. Una madre di tre bambini, fermata a un posto di blocco e scambiata per la moglie di un omonimo militante, lasciando i figli a mendicare in strada. A Sde Teiman, ex base militare, era stato persino creato un hangar ribattezzato “recinto geriatrico”, pieno di anziani e disabili in sedia a rotelle. Secondo un soldato israeliano di stanza lì, “l’85-90%” dei prigionieri non aveva alcun legame con Hamas. Anche le ONG confermano: il centro per i diritti umani Al Mezan stima che solo uno su sei o sette possa avere rapporti, spesso marginali, con le fazioni armate.
Eppure la legge israeliana permette detenzioni indefinite, mesi senza contatto con avvocati né giudici. “Uno strumento perfetto per sparizioni forzate e incarcerazioni di massa”, denuncia Hassan Jabareen, direttore di Adalah. Persino alcuni ufficiali ammettono che i prigionieri civili siano usati come merce di scambio negli accordi sugli ostaggi. Il tutto condito da un linguaggio politico e mediatico che appiattisce ogni arrestato nella categoria di “terrorista”. Intanto le storie personali fanno crollare la retorica. Donne incinte separate dai neonati, sedicenni spariti nel nulla, famiglie distrutte.
Secondo i dati ottenuti da HaMoked, ad agosto 2024 Israele deteneva un record di 2.662 “combattenti illegali”. In realtà, dietro quell’etichetta onnivora si nascondono soprattutto civili. Perché, come ha ammesso un ufficiale impegnato nei rastrellamenti di Khan Younis: “Non abbiamo fatto differenze tra chi il 7 ottobre ha oltrepassato il confine e chi lavorava all’acquedotto”.
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