Economia e Lavoro

Spesa farmaceutica: Montagnani (Fadoi) su revisione prontuario, serve tavolo ad hoc

di Margherita Lopes (*)

Promette di far discutere la revisione del prontuario su cui lavora l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) per mettere un freno alla spesa farmaceutica. L’approccio, come si legge sul ‘Sole 24 Ore’, prevede di fissare il prezzo di rimborso dei farmaci a brevetto scaduto non più solo tra quelli con lo stesso principio attivo, ma all’interno di gruppi terapeutici più ampi, rimborsando solo fino al costo del principio attivo più economico. “Premesso che sulla revisione del prontuario ho solo informazioni ufficiose, la volontà di riunire le molecole in grosse classi di farmaci, facendo riferimento a quello col prezzo più basso, presenta qualche criticità”, dice a LaSalute di LaPresse Andrea Montagnani, presidente nazionale Fadoi (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti). Lo specialista lancia l’idea di “un tavolo strategico sulla revisione del prontuario”, con rappresentati di specialisti, pazienti e imprese, che tenga conto della sostenibilità ma anche della salute dei cittadini. Facciamo però un passo indietro. Sotto la lente c’è una misura che “potrebbe comportare un taglio dei prezzi fino al 30-40% per le aziende farmaceutiche”, mettendo a rischio la sostenibilità di molte produzioni, come stima il quotidiano di Confindustria. Ma oltre al ‘mal di pancia’ delle imprese, c’è anche l’impatto sui cittadini di cui tenere conto, dal momento che questi ultimi sarebbero costretti a pagare di tasca propria la differenza, se vogliono continuare a usare il farmaco abituale. “Se l’obiettivo è spingere i produttori ad abbassare il prezzo, non so se questo sia possibile: le molecole non sono uguali nella ricerca, né nei costi sostenuti. Certo, il problema riguarda le imprese – dice Montagnani – ma l’idea è che chi ci rimette tenderà a non adeguare il prezzo. E questo vuol dire che il costo in più andrà a carico del cittadino, che altrimenti si troverà a cambiare con un principio attivo non equivalente ma della stessa classe, simile ma con evidenze e dati diversi, approvato da Aifa con indicazioni che non sempre coincidono”. Pensiamo agli Ace-inibitori: “Alcuni hanno indicazioni anche per lo scompenso e altri per l’infarto. Ma l’esempio più eclatante è quello delle statine: le linee guida fanno riferimento a farmaci a bassa, moderata o alta efficacia. Il professionista, sulla base dei bisogni del paziente, oggi può decidere se nel singolo caso è più utile la statina a bassa efficacia, a moderata o ad alta. Se il prezzo di riferimento si farà sul prodotto più economico, che immagino essere anche il meno efficace, il cittadino si troverà a dover spender per avere la statina con la massima efficacia, oppure a non pagare e quindi ad avere una terapia non appropriata secondo le linee guida”.

In effetti, parte dei risparmi previsti per il Servizio sanitario nazionale si scaricherebbero sui pazienti, soprattutto per categorie di farmaci molto diffuse come statine e sartani. “In pratica la spesa si sposta dal pubblico al privato. Con un altro problema: parliamo di pazienti abituati ad assumere determinate terapie. Cambiare molecola può portare a un momento critico nella cura del paziente, con il rischio che questo incida, ancora una volta, sull’aderenza alla terapia”, riprende Montagnani. “È anche vero che in alcune classi di medicinali esistono davvero tante molecole e magari può essere opportuno sfoltire quelle più simili e meno efficaci – ammette lo specialista Fadoi – ma questa scelta dovrebbe essere fatta mettendo attorno a un tavolo Società scientifiche, associazioni di pazienti e Farmindustria che rappresenta le aziende. Insomma, serve un tavolo strategico sulla revisione del prontuario, in modo da operare cercando di fare il meglio possibile, con un pò di tempo e un pò di fatica”, conclude.

(*) La Presse

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