Esteri

Sudan, la catastrofe umanitaria dimenticata

di Giuliano Longo

Una guerra dimenticata e una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi tempi: è la realtà del Sudan, tornata sotto i riflettori grazie al nuovo rapporto pubblicato dall’organizzazione Medici Senza Frontiere,che denuncia violenze indiscriminate contro la popolazione nel corso di un conflitto che dura ormai da oltre 15 mesi

Il paese versa in una situazione di crisi assoluta e disperata dopo che  dal 13 aprile 2023 ripiombato nella guerra civile che vede opporsi le Forze armate sudanesi e le Forze di supporto rapido e i loro sostenitori in tutto il Paese. Ospedali attaccati, mercati bombardati e abitazioni rase al suolo per un totale di 24 milioni di persone coinvolte, di cui la metà sono bambini.

 

Le origini della guerra civile

Caduta sull’onda di una rivolta popolare nel 2019 la feroce trentennale dittatura di Al Bashir, dopo aver conosciuto una breve transizione democratica (2019/2021), il Sudan è stato nuovamente precipitato nel buio da un colpo di Stato perpetrato dai generali Al Bouhrane e Hemettiche ben presto si sono reciprocamente contrapposti,

Al Bouhrane a capo delle Forze Armate del Sudan (FAS) e  Mohammed Daglo, soprannominato “Hemetti”– a capo delle milizie delle Forze di intervento rapido (FSR). Una contrapposizione fra due ego irresponsabili che ha diviso territorialmente il Paese, l’est sotto il controllo del FAS, mentre l’ovest ricco di bacini minerari e di oro sotto il controllo del FSR.

Questa guerra vede coinvolti  Egitto, Arabia Saudita e Iran– pur divisi da molte ragioni di conflitto – sostengono  il generale Al-Bouhrane, che raccoglie anche le simpatie di Turchia, Qatar, Algeria, Eritrea, nonché dei Fratelli Musulmani.

Mentre il generale Hemetti beneficia dell’appoggio di Emirati, Ciad, Sud Sudan, Centrafrica e di Paesi dell’Africa orientale (Uganda, Kenya, Etiopia).Non manca chi gioca su entrambi i fronti come la Russia, che ufficialmente sostiene il FAS, ma schiera la Wagner a sostegno del FSR.

Lo scenario risulta ancor più critico per la presenza di milizie “sciolte” di mercenari volta a volta al servizio di questo o quel contendente. Ormai, è noto, la guerra in Africa è diventato un vero e proprio mestiere che garantisce se non la sopravvivenza, almeno la pagnotta.

Le atroci conseguenze

L’esito è una feroce guerra civile che da un anno e mezzo sta distruggendo il Sudan: la capitale Khartoum è in gran parte devastata, i ponti sul Nilo abbattuti, le scuole e l’università chiuse, gli ospedali svuotati delle strutture sanitarie essenziali, gran parte degli stabilimenti industriali incendiati. L’Unhcr stima in 8 milioni gli sfollati e centinaia di migliaia sono le vittime innocenti di efferate violenze, come a Al-Genina, dove 25.000 persone sono state eliminate in un massacro etnico compiuto dalle milizie del generale Hemetti.

Una devastazione che le parti in conflitto cercano di nascondere agli occhi del mondo, cacciando ONG e associazioni umanitarie e impedendo l’ingresso di giornalisti e operatori dell’informazione. Non sono mancati i tentativi di mediazione, in particolare degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, senza tuttavia ottenere che sporadiche brevi tregue, immediatamente violate ora dall’uno, ora dall’altro contendente..

La denuncia di “Medici Senza Frontiere”

Il nuovo dossier di Medici Senza Frontiere (Msf), dal titolo “A war on people”,mette in evidenza una situazione sanitaria drammatica nel Paese africano, dove solo il 20-30% delle strutture sarebbero funzionanti.

Inoltre, un’indagine dell’organizzazione ha rilevato che su 135 donne sopravvissute a violenza, il 90% ha subito nuovamente abusi da parte di persone armate all’interno dei campi profughi.

 

Quello degli sfollati è un problema molto pressante : si calcola che l’ultimo conflitto in corso abbia causato circa sette milioni di sfollati interni oltre ai tre milioni di persone che erano già rimaste senza casa per conflitti precedenti. A questi, secondo un rapporto dell’Organizzazione internazionale sulle migrazioni che fa capo all’Onu,vanno aggiunti due milioni e 200mila rifugiati fuggiti nei Paesi vicini, soprattutto Sud Sudan, Ciad, Etiopia, Libia, Egitto e Repubblica Centrafricana.

 

La situazione in Darfur

Particolarmente preoccupante, secondo Msf, la situazione in Darfur, dove si riscontrano episodi di violenza etnica contro la popolazione: secondo le testimonianze raccolte, nell’estate dello scorso anno a Nyala, le milizie armate hanno saccheggiato case, picchiato e ucciso persone appartenenti ai Masalit e ad altre etnie non arabe.

Recente, invece, l’appello lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanitàsulla situazione nella città di El Fasher, capoluogo del Darfur settentrionale, dove circa 800 mila persone sarebbero bloccate dai combattimenti in corso tra le due fazioni in lotta per il potere.

Ancora poche le speranze di una risoluzione a breve termine del conflitto: l’11 e 12 luglio scorso ci sono stati a Ginevra alcuni colloqui a distanza tra le parti, con la mediazione delle Nazioni Unite, ma non sono stati ancora raggiunti risultati concreti sul cessate il fuoco.

Oscurata dalla devastante crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, quella del Sudan alligna nella quasi completa indifferenza dell’opinione pubblica occidentale ad eccezione della  Chiesa Cattolicae dei suoi appelli . Sorge il dubbio che il colore della pelle e le permanenti devastazioni in numerosi Paesi africani segnino, purtroppo, la differenza.

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