Esteri

Trump preme la Russia per porre fine al conflitto alle sue condizioni, ma allontana la prospettiva di pace (per ora).

Di Giuliano Longo

Il presidente Donald Trump intervenendo su Truth Social e con successive interviste tenta di mettere il fiato sul collo a Putin perché la Russia si sbrighi fare un accordo sull’Ucraina, approfittando dei problemi economici della Russia, prima che imponga tariffe elevate ed altre sanzioni. E per sottolineare il suo pensiero sulla futilità della guerra afferma che sino ad oggi ha subito la perdita di un milione di uomini, mentre l’ucraina ne avrebbe subito 800mila.

I numeri da lui forniti superano persino le stime azzardate da Kiev fornite da Zelensky che parlano di 812.670 vittime , mentre l’Ucraina ne avrebbe subite 43mila. Gli analisti e l’intelligence stimano il criterio di calcolo ampiamente accettato del triplo rispetto a quanto dichiarato dalla propaganda e stima che sino ad oggi Kiev perso 129.000 uomini e forse anche di più.

Entrambe le parti manipolano le informazioni sulle perdite. I russi non forniscono alcun numero, mentre gli ucraini esagerano per rassicurare il loro popolo e i loro sostenitori della NATO.

Le migliori informazioni sulle vittime russe provengono invece da un’organizzazione chiamata Mediazona, un’agenzia di stampa indipendente russa che il governo ha cercato di chiudere. Ferocemente anti-Putin il rapporto scrive di 88.726   che con il solito rapporto di 3 a 1, potrebbe venir stimato 266.178 vittime, ovvero circa un quarto di quanto dichiarato da Trump.

La sua visione di Trump sulla situazione economica russa probabilmente si fonda su quanto dall’intelligence statunitense convinta che l’economia russa sia prossima al collasso, tanto vale fare pressioni minacciose a Putin il cui potere sta vacillando.

La stampa occidentale è deborda di narrazioni che confermano la stessa valutazione trumpiana di una economia russa in caduta libera e si avvia verso il disastro. Questa visione catastrofica è accompagnata dall’altra narrazione, quella che Putin sarebbe nei guai in patria e furioso con i suoi vertici economici.

Chiunque gestisca una guerra costosa e in cui il valore della moneta nazionale è crollato vertiginosamente, dove i tassi di interesse sono esorbitanti e l’inflazione è quasi fuori controllo, sarebbe naturalmente più che preoccupato e allarmato, ma oggettivamente questo non significa che né Putin e i suoi ministri siano nel panico, e non significa che il governo russo stia per crollare.

Fra l’altro la maggior parte di questi articoli presenti nei resoconti dei media occidentali non hanno fonti e anche quando ci sono, sono indirette. Ad esempio, la stampa britannica  (certamente non nota per la sua obiettività sulla questione Ucraina) riporta che Oleg Vyugin, ex vicepresidente della Banca centrale russa ha affermato che “la Russia, ovviamente, è economicamente interessata a negoziare una fine diplomatica del conflitto”.

Ma esperta della pubblicazione americana Foreign Affairs che ha lavorato nel settore finanziario russo afferma invece che “Putin non è ancora disperato e che le sue difficoltà economiche non cambieranno la situazione in Ucraina. Il problema per l’Occidente è il tempismo e aggiunge “i leader politici vogliono che la guerra finisca rapidamente. Alcuni analisti hanno anche suggerito che nei prossimi mesi la pressione sulla Russia potrebbe essere così grande che Putin dovrà cercare una via d’uscita per stabilizzare l’economia e salvaguardare il suo potere”.

Ma, prosegue “le speranze occidentali si basano su un falso presupposto. Le sfide economiche della Russia non sono ancora così acute da fare una differenza significativa nella guerra nel breve termine. Per almeno tutto il prossimo anno, il Cremlino dovrebbe essere in grado di impedire che la sua economia surriscaldata esploda in una crisi conclamata e Putin avrà probabilmente ancora le risorse per sostenere la sua campagna in Ucraina, e forse l’incentivo ad aspettarele decioni dell’Occidente“.

In questo momento la Russia ha carenza di manodopera ed è in piena occupazione. In genere un’economia in difficoltà è caratterizzata da disoccupazione, salari bassi e carenze di offerta, in particolare per i beni di consumo, ma la Russia ne dispone anche se quelli importati e alcuni prodotti nazionali (burro e uova, ad esempio) sono costosi, ma non scarseggiano. Inoltre le sanzioni hanno aperto il campo alla Cina e i prodotti cinesi sono più economici di quelli occidentali, ad esempio per le automobili. Non c’è dubbio che una nascente “economia di guerra” abbia contribuito alla carenza di addetti, ma è difficile quantificarne il numero, certo invece è che i oggi i salari sono alti e in aumento.

Attualmente il governo russo prevede che il tasso di creacita economico dal 4% dello scorso anno rallenterà al 2,5% nel 2025, percentuale comunque ben più elevata rispetto ai tassi europei, mentreentre il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita per l’anno prossimo dell’!,3% in Russi e dell’1% per L’Europa.

La Russia è anche indipendente dal punto di vista energetico e può regolare i prezzi del carburante in patria, a differenza dell’Europa. Infatti, a causa delle sanzioni imposte a e della distruzione dei gasdotti russi voluta o favorita dall’Occidente unita alla decisione di non rinnovare gli accordi di transito per i gasdotti attraverso l’Ucraina, ha peggiorato le economie europee già alle prese con gli alti costi dell’energia e con una inflazione non domata che cumulandosi negli anni ha portato all’aumento dei prezzi di molti beni anche essenziali.

La Germania è già in recessione mentre n’ulteriore erosione economica in Germania e Francia potrebbe avere un impatto sul valore dell’euro oltre che sul tenore di vita europeo. Inoltre la crisi energetica in Europa potrebbe peggiorare se la Russia decidesse di interrompere la fornitura di gas, petrolio e GNL, il che significa che Putin potrebbe danneggiare l’Europa molto più di quanto Trump possa danneggiare la Russia con nuove sanzioni, tariffe o qualsiasi altra misura economica.

Il flusso di resoconti sull’economia russa e sui problemi di Putin fa parte di uno scenario già promosso da Biden e dai suoi consiglieri dello “stato profondo” sulla base della convinzione, nostro avviso errata, che gli Stati Uniti potrebbero dare luogo un cambio di regime in Russia.

Trump sembra sostenere questa politica che, almeno dalle prime reazioni, rafforza invece la determinazione russa a porre fine alla guerra in Ucraina sino alla vittoria., nonostante le caute reazioni del Cremlino e l’invito a Trump per festeggiare insieme la caduta del nazismo, ma l’impressione diffusa a Mosca è che la credibilità del Tycoon ne risulta danneggiata.

Trump è arrivato in carica relativamente libero da qualsiasi relazione con la politica dello stato profondo di Biden e sembrava capire che avesse abbandonato l’idea di cercare di rovesciare Putin. Un approccio che gli dava il di superare la politica di Biden, mentre oggi pare contraddirsi, Scriviamo “contraddire” poiché la volubilità imprevedibile del Tycoon è nota, tuttavia non è un caso che la prevista telefonata tra Trump e Putin non si è materializzata e la Casa Bianca e la sicureazza dell’NSC non hanno preso alcun accordo per avviare un dialogo.

E nemmeno è un caso che il capo dei servizi segreti esteri russo Sergei Naryshkin abbia dichiarato ieri all’agenzia Novosty che “ non si può escludere che alcune élite occidentali, le cosiddette élite, intraprendano qualche azione per scatenare l’uno un altro conflitto internazionale”.

Che in soldoni potrebbe significare che Mosca si prepara non solo a una lunga guerra in Ucraina, ma anche a un conflitto con la NATO.

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