di Giuliano Longo (*)
Re Carlo d’Inghilterra è in visita di quattro giorni negli Stati Uniti d’America per celebrare il 250° anniversario dell’indipendenza americana.
Può sembrare ironico, visto che gli Stati Uniti hanno ottenuto l’indipendenza combattendo il Regno Unito, ma i due Paesi hanno sempre avuto quella che viene definita una “relazione speciale”, caratterizzata da una cooperazione militare, dalla condivisione di informazioni di intelligence (Five Eyes) e da stretti legami commerciali.
Tuttavia, una email trapelata venerdì ha gettato un’ombra sulle relazioni fra i due Paesi
L’’e-mail, che ha scatenato un acceso dibattito sui media britannici, proviene dal Pentagono e indicherebbe le opzioni a disposizione degli Stati Uniti per punire gli alleati della NATO, come Spagna e Regno Unito, che non hanno supportato adeguatamente le operazioni militari americane in Iran.
Il Pentagono suggerirebbe quindi agli Stati Uniti di rivalutare il proprio sostegno ai “possedimenti imperiali” europei, comprese le Isole Falkland, e di considerare la sospensione dell’adesione della Spagna alla NATO.
Le Isole Falkland divennero territorio britannico permanente nel 1833, quando le forze britanniche vi fecero ritorno e ripresero il controllo, espellendo i funzionari argentini. Sebbene la Gran Bretagna avesse rivendicato le isole per la prima volta nel 1765 e vi si fosse insediata brevemente nel 1766, si ritirò nel 1774, ma nel 1841 vi fece ritorno per stabilire ufficialmente la colonia e mantenerne l’amministrazione continua e ininterrotta dal 1833.
L’Argentina non si è mai rassegnata, anzi ha combattuto una guerra con il Regno Unito nel 1982, durante la quale gli Stati Uniti hanno cercato di mediare la pace tra i due Paesi, mantenendo inizialmente la neutralità. In seguito si sono schierati a sostegno della Gran Bretagna, offrendo basi militari e servizi di intelligence alle forze che tentavano di riconquistare le isole dagli argentini.
Il Regno Unito alla fine vinse la guerra, nella quale persero la vita circa 649 soldati argentini e 255 soldati britannici, e diverse navi affondarono con gli equipaggi a bordo. Dopo una campagna di terra durata tre settimane, le forze britanniche riconquistarono la capitale delle isole, Port Stanley, il 14 giugno, costringendo alla resa tutte le truppe argentine.
Da allora gli Stati Uniti non hanno più contestato il possesso britannico delle Falkland, nonostante l’Argentina si sia nel frattempo avvicinata molto a Washington con il suo nuovo presidente dalla motosega…contro la parte meno abbiente della popolazione.
I media e gli ambienti di governo britannici sono rimasti sconcertati dalla notizia.
A Londra starebbero cercando di accertare se Washington stia effettivamente prendendo in considerazione una revisione della propria posizione e ritengono che le proposte del Pentagono non rappresentino ancora la posizione ufficiale di Washington, optando per una divergenza di posizioni tra il Dipartimento di Stato americano e il Pentagono.
Tuttavia, la suspense persiste, anche grazie alle dichiarazioni rilasciate venerdì dalla portavoce del Pentagono, Kingsley Wilson che ha negato l’autenticità dell’e-mail, affermando: “Come ha detto il Presidente Trump, nonostante tutto ciò che gli Stati Uniti hanno fatto per i nostri alleati della NATO, loro non sono stati al nostro fianco. Il Dipartimento della Guerra garantirà che il Presidente abbia a disposizione opzioni credibili per assicurarsi che i nostri alleati non siano più una tigre di carta e che facciano invece la loro parte“.
Unn portavoce del Primo Ministro britannico Keir Starmer ha espresso profondo rammarico per il fatto che gli Stati Uniti mettano in discussione la sovranità britannica sulle Isole Falkland, i cui abitanti, in un referendum del 2013, si erano espressi in modo schiacciante (99,8%) per rimanere cittadini britannici.
La posizione britannica è stata confermata da una dichiarazione del governo delle Isole Falkland, secondo cui “le Isole Falkland ripongono piena fiducia nell’impegno assunto dal governo del Regno Unito di sostenere e difendere il nostro diritto all’autodeterminazione”.
Non è certo che tutto ciò riuscirà a dissipare la confusione.
Trump è rimasto deluso partner della NATO a causa di numerosi sviluppi avvenuti nell’ultimo anno e mezzo, tra cui divergenze su Ucraina, Danimarca (Groenlandia), Israele e Iran; la presunta limitazione della libertà di parola in Europa; e le spese per la difesa dei paesi europei membri della NATO e il bilancio della NATO.
L’astio di Trump nei confronti della Spagna è nato quando quest’ultima si è rifiutata di raggiungere l’obiettivo del 5% del PIL per la spesa per la difesa spingendolo a definire la Spagna un “ritardatario” suggerendo di espellerla dalla NATO perché era l’unico Paese dell’Alleanza a non aver accettato questo obiettivo ambizioso, pur avendone la capacità.
Inoltre, Madrid è stata la più strenua oppositrice europea della guerra di Trump in Iran e ha ripetutamente negato alle forze americane l’uso delle sue basi o i diritti di sorvolo, noti come ABO (Access, Basing, and Overflight) anche se l’e-mail del Pentagono afferm che l’ABO rappresenta “solo il livello minimo assoluto per il supporto della NATO”.
Anche Starmer è stato molto chiaro sul fatto che la Gran Bretagna non si lascerà trascinare in una guerra più ampia con l’Iran auspicando che il conflitto in Medio Oriente si concluda “il più rapidamente possibile”, rifiutando di cedere alle richieste di Trump di inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz bloccato.)
Trump non aveva nemmeno gradito le esitazioni di Starmer nell’autorizzare l’impiego delle forze statunitensi a Diego Garcia nella guerra contro l’Iran. Poiché Diego Garcia è attualmente territorio britannico, gli Stati Uniti necessitano del permesso di Londra per utilizzare quella base nonostante – e questo è il paradosso – essa sia di fatto presidiata e controllata da Washington..
Per inciso, la decisione di Starmer su Diego Garcia non è stata accolta bene nemmeno da alcuni esponenti della opposizione come Sir Grant Shapps, ex ministro della Difesa, il quale ha affermato che la decisione di Starmer di cedere la sovranità sulle Isole Chagos a Mauritius, rafforza le argomentazioni di coloro che mettono in discussione la sovranità britannica sulle Isole Falkland.
Quindi è comprensibile che i media e i funzionari britannici temano che lo stesso Trump possa intervenire e scatenare un dibattito pubblico sulla sovranità, mettendo in dubbio la proprietà britannica delle Falkland.
Timori sono tanto più comprensibili, visto che il presidente argentino Javier Milei è un fervente ammiratore e alleato di Trump, ma è anche un convinto sostenitore della rivendicazione argentina sulle Isole Falkland (chiamate “Las Malvinas” dagli argentini).
Anzi, desidera rinnovare e rinegoziare con il Regno Unito la questione della sovranità sulle isole, affermando che “erano, sono e saranno sempre argentine”. Da allora, l’Argentina ha chiesto la ripresa dei colloqui sulla sovranità con il Regno Unito.
Lo scorso dicembre il quotidiano britannico The Telegraph ha riportato che l’Argentina era in trattative con la Gran Bretagna per la revoca del divieto sulle armi, permettendo al Paese sudamericano di acquistare tecnologia militare all’avanguardia che potrebbe rappresentare una minaccia per le Falkland.
Attualmente il Regno Unito mantiene un divieto totale sulla vendita di componenti militari all’Argentina a causa della disputa territoriale sulle Isole, divieto include anche i componenti di fabbricazione britannica utilizzati nei sistemi d’arma americani.La logica alla base di questa politica è che non si deve vendere nulla che possa “migliorare le capacità militari argentine”.
Questa politica ha impedito all’Argentina di acquistare equipaggiamenti militari contenenti componenti britannici, bloccando persino la vendita di aerei da combattimento con parti britanniche da parte di altri paesi come gli Stati Uniti e la Corea del Sud.
Ma nel frattempo l’Argentina ha firmato un accordo per l’acquisto di 24 caccia F-16 di seconda mano dalla Danimarca, con il pieno supporto e l’approvazione di Washington.
Attualmente nelle Falkland sono di stanza 1.000 soldati britannici, l’Argentina sta potenziando le sue capacità militari con l’aiuto degli alleati della NATO, compresi gli Stati Uniti, che le stanno fornendo missili, quindi la situazione odierna è profondamente diversa da quella degli anni ’80.
Durante la guerra delle Falkland del 1982, l’Argentina invocò il Trattato interamericano di assistenza reciproca (Trattato di Rio) contro il Regno Unito,
Allora sosteneva che l’azione militare britannica contro di essa costituiva un attacco a uno stato americano. Tuttavia, ciò non convinse gli Stati Uniti, cosa che non piacque agli altri partner.
Il mancato sostegno americano all’Argentina ha gravemente danneggiato la credibilità di quel trattato e ha rivelato divisioni all’interno delle Americhe. Questa mossa è stata infatti percepita come un tradimento da molte nazioni latinoamericane, provocandone il ritiro di Messico, Bolivia, Ecuador, Nicaragua e Venezuela.
Nel 2026, il presidente Trump sembra intenzionato a riconsiderare questa politica, alla luce della sua strategia “America First”, che suggerisce una ridefinizione delle priorità, ponendo i due continenti americani e le questioni interne, al di sopra delle tradizionali alleanze europee.
Ovviamente, gli inglesi sono scontenti.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
