La guerra di Putin

Ucraina, 1.419 giorni di guerra più lunga di quella “patriottica” contro la Germania

di Giuliano Longo (*)

Oggi ricorre è il 1419° giorno di guerra in Ucraina, lo stesso periodo di tempo di quella vinta  dall’URSS contro la Germania Nazista il 9 maggio 1945.

Il  quotidiano russo di opposizione Novaja Gazeta domenica titolava “Overdose” da conflitto, spiegandone le conseguenze:  “uno stato semi-totalitario con un’ideologia messianica nazional-imperiale arcaica; un’economia militarizzata, la cui crescita è ‘vicina allo zero; l’emarginazione globale e la tossicità di tutto ciò che è russo; la perdita del soft power anche all’interno del raggio dell’ex impero; crollo demografico.

Ma nonostante quella che la Novaja Gazeta giudica una “assuefazione di massa” della maggioranza del Popolo russo alle decisioni del Cremlino, anche coloro che propugnano la soluzione militari del conflitto sottolineano l’enormità della  durata di questa guerra.

Ma quali sono le risposte più o meno attendibili a questo disastro? Il quotidiano Strana, in lingua russa e ucraina, ne fa la sua cronistoria.

Nel primo anno di guerra, il piano generale della Russia per sconfiggere rapidamente l’Ucraina o costringerla alla pace alle sue condizioni è fallito. Durante il secondo anno è fallito anche quello di Kiev e dell’Occidente per infliggere una sconfitta strategica alla Russia.

Ne è seguita una guerra di logoramento, per la quale l’Ucraina non dispone né delle risorse né delle capacità tecnico-militari per sconfiggere Mosca ,  se non attraverso una eventuale partecipazione diretta degli eserciti NATO.

Fin qui è evidentemente una narrazione di parte, ma in realtà pesa  anche l’andamento strettamente militare del conflitto

La natura del conflitto è profondamente mutata  con il massiccio uso dei droni che determina il controllo completo del campo di battaglia, con un scontro che  ricorda più la Prima Guerra Mondiale che la Seconda Guerra Mondiale – quando i mezzi difensivi superavano di gran lunga quelli offensivi, dando così luogo a una guerra di posizione che si è trasformata in una guerra di logoramento.

Se una delle due parti riesce a raggiungere e mantenere un vantaggio sulla tecnologia dei droni, la natura della guerra potrebbe cambiare, m<a ora non sta accadendo perché entrambi i paesi in guerra contano sul fatto che il nemico sarà il primo a esaurirsi e a cadere, proprio come nella prima guerra mondiale.

L’Ucraina conta sui crescenti problemi economici in Russia a causa delle sanzioni occidentali e dei suoi costanti attacchi alla sua industria petrolifera, oltre al fatto che la Russia prima o poi si troverà nell’impossibilità di rifornire l’esercito solo con soldati a contratto e sarà costretta a dichiarare la mobilitazione generale.

Una scelta che aumenterebbe il dissenso in Russia portando ad  un aumento del sentimento di protesta come sottinteso dalla Novaja Gazeta, con una instabilità del governo e l’eventuale la caduta di Putin a causa di tutte le contraddizioni, etniche, religiose, e sociali presenti nella vastissima Federazione.

Il Cremlino prevede invece che prima o poi l’Ucraina esaurirà il personale delle sue  Forze Armate  e che il settore energetico crollerà sotto i colpi continui degli attacchi russi che porterebbe al collasso del fronte e delle retrovie ucraine, con la completa sconfitta di Kiev e il crollo del suo attuale regime.

Poiché la Russia dispone di risorse e personale  superiori, detiene oggi l’iniziativa in prima linea, avanzando gradualmente, seppur lentamente, fattore  che non ha portato al collasso delle difese ucraine.

E’ vero anche che la capacità di Kiev di intensificare i propri sforzi militari è estremamente limitata. Teoricamente, sarebbe possibile abbassare l’età di mobilitazione per aumentare le dimensioni dell’esercito,  ma  dove trovare i fondi per questa scelta già oggi limitata dalla corruzione dei centri di arruolamento e dalla fuga all’estero dei giovani? Abbassare il limite di età colmerebbe comunque solo in parte la carenza di personale e non cambierà radicalmente il corso della guerra.

La Russia avrebbe  potenzialmente la capacità di aumentare drasticamente i suoi sforzi militari, ma  finora non ha imposto  la mobilitazione generale, portando tutto Paese su piede di guerra, come avvenne durante la seconda guerra mondiale.
Per cambiare radicalmente la situazione al fronte i russi dovrebbero disporre in Ucraina di una forza tra 1,5-2 milioni di uomini con il reclutamento  di almeno altri 800.000.

Il Cremlino si troverebbe  ad affrontare altre sfide con la mobilitazione. Non si tratta solo delle crescenti tensioni socio-politiche nella società, che le autorità potrebbero in qualche modo anche contenere, ma  della necessità di un forte aumento della spesa di bilancio per la guerra.

Questo  significa che la Russia dovrebbe passare a un’economia esclusivamente di guerra, ridurre la spesa per le esigenze belliche, comprimere il tenore di vita della popolazione, proprio mentre il Cremlino  sta cercando di mantenere un tenore di “vita normale” tra la gente.

Zelensky sta cercando di fare la stessa cosa in Ucraina, ad esempio distribuendo “i mille di Vova” – mille grivna per ogni cittadino – ma sta trovando tutto molto difficile a causa  dei continui bombardamenti, delle interruzioni di riscaldamento ed elettricità, della rigida mobilitazione e della chiusura delle frontiere per gli uomini..

Infine, la sconfitta e la conquista completa dell’Ucraina non sono un obiettivo che la Russia. Se un governo ostile alla Russia dovesse rimanere a Kiev dopo la guerra e non si raggiungesse un accordo di pace definitivo tra i due Paesi, nemmeno questo rappresenterebbe una minaccia mortale per la Russia.

Il massimo che le autorità ucraine possano fare in una situazione del genere è rendere la vita difficile al Cremlino con vari mezzi “ibridi“. Forse su scala leggermente più ampia rispetto ad oggi, ma per mitigare questi problemi, la Russia avrà bisogno di molte meno forze di quelle attualmente schierate, anche se dovrà affrontare continuamente attentati e sabotaggi organizzati dai Servizi ucraini spalleggiati, come oggi, da quelli occidentali.

In una situazione apparentemente senza sbocchi.  Una tregua armata non è sufficiente per Putin che ci mette la faccia se almeno non recupera integralmente il Donbass, mentre le prospettiva di una pace duratura languono.

Il jolly per gli europei e Zelensky rimane ancora Donald Trump

Trump che potrebbe  esercitare forti pressioni sulla con l’inasprimento delle sanzioni  alla Russia, l’invio di missili più sofisticati a Kiev che possano colpire le più grandi città all’interno della Federazione e un forte sostegno economico, oltre che militare, a Zelensky.

Soluzione che comporterebbe  una contro-escalation di Mosca  sino al limite del confronto nucleare e giustificherebbe la nuova “grande guerra patriottica” per la sua sopravvivenza. Una via stretta e pericolosa che pare nelle menti dei “falchi della guerra” sia russi che americani.

Un segnale dell’irrigidimento USA  potrebbe essere già rappresentato dal sequestro delle petroliere della cosiddetta “flotta ombra” di petroliere russe che va dall’atlantico e da parte europea dal Mare del Nord al Baltico.Ma una scelta  che parrebbe anche giustificata dall’indebolimento della posizione di Putin che sta perdendo uno per uno i suoi alleati o quasi dalla Siria al Venezuela e oggi potenzialmente l’Iran.

Se comunque è vero che lo scacchiere geopolitico globale viene oggi sconvolto da Trump, così come è stato sconvolto da Putin in Ucraina esistono anche altri attori globali come la Cina che questa rischiosa alternativa alla escalation, con minaccia nucleare, non vuole nei propri interessi.

Senza essere profeti del nulla potremmo realisticamente prevedere che un segnale di ammorbidimento delle parti, con relativa soluzione di compromesso, potrebbe venire dal prossimo incontro Xi- Putin a Pechino sul quale il Tycoon punta molto, e con ottimismo, per la soluzione di problemi globali.

Se a questo incontro aggiungiamo l’attesa dei liberal europei ed americani per le elezioni di “mezzo termine” negli Stati Uniti  che potrebbero vedere un indebolimento di Donald, è ragionevole suppore che una soluzione del conflitto ucraino potrebbe avvenire entro la forbice temporale dei prossimi 10 mesi. Ma la guerra nel frattempo continua con tutte gli incognite e i devastanti errori di calcolo sempre incombenti.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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