La guerra di Putin

Ucraina, questa volta da Trump ci va Yermak…. non in canottiera come Zelensky

di Balthazar

Nei colloqui di Istanbul di maggio il capo dell’ufficio del Presidente Zelensky Andriy Yermak si era imposto dialogando con gli alleati occidentali, ma rimanendo fuori dai colloqui diretti con i russi.

La Russia aveva inviato solo una delegazione di basso livello, mentre il 53enne Yermak, coordinava le posizioni di Kiev con Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania insistendo sulla priorità di un cessate il fuoco incondizionato.

 

Ma in questi giorni  si recherà a Washington per cercare di sfruttare il disappunto di Trump nei confronti di Putin e, secondo numerose fonti di stampa le nuove sanzioni degli USA alla Russia saranno il principale obiettivo del suo viaggio.

 

Eppure a Kiev circola i l sospetto è che mentre si sposta nelle capitali occidentali per sostenere la causa dell’Ucraina, stia invece  cogliendo l’occasione per consolidare le proprie future  credenziali di leader dell’Ucraina che comunque Mosca vedrebbe come una iattura, mentre a suo tempo guardava con occhio benevolo al dimissionato capo dell’esercito Valerij Zaluznnyi.

Per ora l’avvocato e braccio destro di Zelensky  lo nega, ma il parlamentare dell’opposizione Mykola Kniazhytskyi, membro del partito dell’ex presidente Petro Poroshenko spiega a POLITICO che  “Lui legge i sostenitori di Trump meglio di quanto faccia Zelensky. La sua mentalità non è cambiata e non ha ancora capito che la retorica che era efficace quando Joe Biden era alla Casa Bianca ora non è più di grande utilità“.

Ma chi è veramente l’avvocato Yermak? A suo tempo fu accusato di essere da una spia russa, un’accusa legata al fatto che suo padre era un agente del KGB. Poi c’è chi lo paragona di essere a Rasputin, anima nera  e consigliere dell’ultimo Tzar Nicola II.

Invece  l’avvocato”Yermak è uno psicologo brillante. Riesce a leggere Zelenskyy e ad anticipare i suoi desideri”, ha detto un ex ministro, suo avversario emarginato dal potere, “attento a offrire soluzioni pronte all’uso per il Presidente, che detesta essere coinvolto nei dettagli, e non gli crea problemi”, ha aggiunto.

Quando fu nominato assistente poco dopo le elezioni del 2019, nessuna delle figure chiave della cerchia di Zelenskyy aveva la minima idea di chi fosse e tanto meno l’opinione pubblica ucraina. Ora  i suoi critici lo indicano come l’ideatore delle successive purghe e dei rimpasti anche dei personaggi più vicinia Zelensky in via Bankova.  sede della presidenza.

 

Lui e il Presidente  sono  rampolli di famiglie della classe media che davano valore all’istruzione e al duro lavoro. Entrambi si sono formati come avvocati – nel caso di Yermak presso la più grande università ucraina, l’Università Nazionale Taras Shevchenko di Kiev – ed entrambi sono passati all’industria dell’intrattenimento. Yermak ha fondando un’azienda di media e ha prodotto film, lavorando anche come avvocato specializzato in diritto d’autore.

Si sono conosciuti intorno al 2011, quando Zelenskyy è diventato produttore generale di un canale televisivo e Yermak ha svolto per lui alcune attività legali. Successivamente  ha collaborato marginalmente alla campagna elettorale di Zelenskyy per il programma “Servo del Popolo” del 2019.

Secondo alcuni suoi detrattori dalla sua biografia non emerge che negli anni Novanta post-sovietici, lavorava in un night di Kiev frequentato da gangster e importanti politici filo-russi.

Poi per un negozio di abbigliamento di lusso con case di moda francesi e italiane i cui  per i clienti che erano oligarchi e politici, Evidentemente con entrambe gli impieghi fece amicizie importanti e non si esclude, anche torbide.

 

Una volta nominato al delicatissimo incarico di Capo dell’Ufficio Presidenziale si è circondato di fedelissimi alcuni dei quali  sospettati di cdi corruzione, archiviati prematuramente. Pochi alti funzionari sono riusciti a resistere se Yermak se li voleva fuori.Fra questi Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare ucraina, che sussurra direttamente all’orecchio di Zelensky.

Le continue purghe e rimpasti non hanno comunque aiutato il Presidente ad alleviare alcune sue paranoie e le preoccupazioni di lunga data di molti sul modo di governare di Zelenskyy, fortemente personalizzato e, secondo alcuni, autocratico.

Zelenskyy è molto spiccio sui metodi di governo formali o per le istituzioni. Tutto è estremamente personale, improvvisato e spesso impetuoso. “Zelenskyy e Yermak hanno minato le istituzioni e hanno sviluppato una governance basata su persone di cui si fidano” afferma ancora   Kniazhytskyi.

Le dimissioni di alcune figure di grande talento dal governo o dall’esercito, tra cui Dmytro Kuleba da ministro degli Esteri e il generale Valery Zaluzhny, il comandante dell’esercito che si è scontrato con Zelenskyy sulla strategia di guerra, hanno suscitato malumori fra elites ucraine.

La monopolizzazione del potere ha suscitato il silenzio degli alleati occidentali, reticenti a criticare pubblicamente per timore di aprire a Mosca opportunità di propaganda, Indubbiamente Yermak non è popolare nel suo Paese e non gode di un vero sostegno da parte delle élite, ma nel frattempo gran parte del futuro dell’Ucraina è nelle sue mani perché ora è lui ad incontrare Trump e questa volta e doppiopetto e non in canottiera come fece il suo presidente.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 11.53

 

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