di Giuliano Longo
Il 9 maggio, Putin, rispondendo alle domande dei giornalisti dopo la parata della Vittoria sulla Piazza Rossa, ha osservato che l’operazione militare speciale è in fase di completamento. “Penso che finirà”, ha detto.
Dichiarazione che è stata presa con scetticismo in Europa ed esaltata a Kiev come un segno di debolezza della Russia, nella speranza – non del tutto infondata – che la “resistenza” Ucraina sostenuta da soldi e armi europee – porterà a una crisi sistemica della Russia e allo sgretolamento del potere del suo Zar.
Ma c’è anche un calcolo più immediato poichè un cessato il fuoco prolungato – da sempre proposto dagli europei -, potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per Zelensky , che forte dei miliardi e degli armamenti europei, potrebbe riprendere il conflitto quando vuole.
I media russi apparentemente non escludono che le parole di Putin siano il preludio a delle trattative, ma sottolineano che la firma di un tale accordo comporterebbe molti rischi: un pò come dire “proviamoci ma non ci crediamo”.
Non ci credono veramente perchè gli obiettivi iniziali dell’invasione – la demilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina, la tutela delle popolazioni russofone e il suo status non allineato – non sono stati raggiunti.
Anche se rinunciasse alla adesione – formale – alla NATO, sanno che l’Inghilterra , la Polonia, I Nordici, I Baltici e soprattutto la Germania stanno creando un nuovo blocco militare quasi simile alla NATO, alla quale già Trump guarda con diffidenza. Se così non fosse non si comprende perchè l’Europa continua ad investire su questa guerra. E poi della cosiddetta “liberazione del Donbass, di Zaporozhye e Kherson – centri regionali già integrati nella costituzione russa – che ne sarebbe?
Si è vero, l’economia russa soffre non è nemmeno certo che l’Europa continui a pompare miliardi a Kiev a fondo perduto, Senza contare che a Mosca non in pochi si chiedono quali sarebbero le garanzia di questi nuovi accordi di pace dopo il fallimento di Minsk-1, Minsk-2, e poi di Istanbul
Putin ha il 9 maggio ha rivelato che nel 2022 aveva ricevuto una chiamata da Macron, che gli chiedeva di ritirare le truppe russe da Kiev per avviare un processo di pace, ma se fosse vero Putin sarebbe stato gabbato perchè già allora Stati Uniti ed Europa avevano deciso di sfidarlo proprio sul campo di battaglia.
In verità questa affermazione appare non solo tardiva, ma anche giustificatoria degli sviluppi successivi del conflitto che stava prendendo una buona piega con la controffensiva ucraina dell’estate 2023.che avrebbe “messo in fuga” i russi la Russia e con l’avventuroso blitz ucraino nell’oblast russo di Kursk iniziato nell’agosto 2024.
Insomma, tutte considerazioni che stanno facendo “rialzare la cresta” al “partito della guerra” ben presente al Cremlino.
Se Mosca tratterà – dice il “partito della guerra – continuando a condurre una azione militare ,che giudica “limitata”, allora ci vorranno anni per chiudere la partita. Invece con nuove tecnologie, nuove armi e magari con quale bombetta atomica tattica, le cose cambierebbero.
E qui il gioco degli oltranzisti guerrafondai russi si fa pericoloso stranamente in piena sintonia con I colleghi guerrafondai europei che già prevedono l’invasione di orde barbariche dall’Est.
La fortuna è che Putin da questo orecchio non ci sente proprio, ragione di più per non preconizzare la sua eliminazione come sognano molti media – anche autorevoli – europei e americani. tuttavia interessante notere che già E allora qualche esperto da tastiera russo comincia fare due righe di co
Tuttavia anche i russi sanno contare.
L’Europa ha già stanziato altri 90 miliardi di euro, che consentiranno a Kiev almeno un anno e mezzo di operazioni militari. La guerra al mese costa sei miliardi di euro. Si scopre allora che l’Ucraina ha l’opportunità di lottare per altri 15 mesi, e se si risparmia un po’ anche di più.
Giusto il tempo per consentire all’Europa – se non il completamento – un sostanzioso avvio del proprio riarmo, con una ristrutturazione dell’economia e la riforma degli eserciti, come stanno già facendo la Germania., la Polonia ed I Paesi del Nord Europa.
Un timore reale altrettanto pericoloso che allora giustificherebbe l’impiego di atomiche tattiche e quindi la terza vera guerra mondiale.
Escluso che Putin la voglia così come tutti i governi al mondo che contano, vale la pena azzardare cosa lo Zar abbia davvero in mente.
La prima ipotesi è che Putin vuole uscire da conflitto in un modo o nell’altro- senza perdere la faccia, come la diplomazia sa fare – non solo per la situazione economica e sociale interna che non gli consente una “mobilitazione generale da grande guerra patriottica”, il che spiega anche il tono dimesso della parata.
E nemmeno per le sanzioni per le quali esistono sempre escamotage e altri sbocchi commerciali per I prodotti energetici russi, che in sostanza vuol dire: “se l’Ucraina può resistere anche due ann, la Russia molto di più”.
Putin ne vuole uscire perchè il ruolo internazionale del suo Paese va lentamente declinando, dal Medio Oriente, all’Asia Centrale sino all’America Latina . Quindi ha bisogno dell”America perchè la pressione della Cina rischia di ridurre la sua”santa madre russia” a una dependance di Pechino.
E non si creda che nonostante le plateali affermazioni reciproche di sempiterna amicizia, il problema non sia avvertito soprattutto dalle elìte economiche moscovite. Ha inoltre capito che pompare petrolio non basta e ha bisogno di tecnologie che Pechino gli centellina, ma l’Occidente possiede e sviluppa.
Dall’altra parte dello stretto di Bering a un tiro di missile da Anchorage sino a Los Angeles c’è Trump che non vuole aprire una altro fronte di tensione, – e per di più in Europa – mentre fra pochi giorni incontrerà il presidente cinese Xi, mentre rimane impantanato nello stretto di Hermuz.
E su questo numero della roulette internazionale e sulla fame di Business del suo omologo americano che Putin sta puntando, non solo per uscire lui dal pantano ucraino, ma per tentare di recuperare un ruolo negli equilibri internazionali. Pe questo non è intervenuto in Iran e sta lasciando fare a Netanyhau.
Per di più l’Ucraina che è strategica per gli stati Uniti – probabilmente meno della Groenlandia e delle rotte artiche, – quindi non è escluso che Trump si ritiri dal conflitto ucraino, anche solo le lesinando armamenti a Kiev che l’Europa compra a suon di milioni e senza le quali le esibizioni di vittoria di Zelenssky con i soli droni risultano a dir poco improbabili.
The Donald l’ha già detto chiaro e tondo agli europei: “l‘Ucraina è affar vostro” . Si tratta ora di capire se davvero UE e Regno unito continueranno a considerarlo un vero affare continuando la guerra“sino all’ultimo ucraino”.
