di Mattia Mallucci (*)
Francoforte (Germania) – L’Europa si trova davanti a una svolta storica: più esposta agli shock globali, meno protetta dagli equilibri del passato e chiamata a rafforzare insieme difesa, industria e capacità decisionale. Nel discorso pronunciato ad Aquisgrana per il conferimento del Premio Carlo Magno, Mario Draghi ha tracciato un quadro severo delle fragilità europee – dalla dipendenza energetica e commerciale al ritardo tecnologico – indicando però nella crisi anche “un momento di rivelazione” e un’occasione per rilanciare l’integrazione dell’Unione. “Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli, insieme”, ha detto Draghi ricevendo il premio nel municipio di Aquisgrana. L’ex presidente della Bce ha avvertito che “il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più” ed “è diventato più duro, più frammentato e più mercantilista”. Secondo Draghi, “dall’altra parte dell’Atlantico non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine del dopoguerra restino impegnati a preservarlo”, mentre “decisioni con conseguenze profonde per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente”. Nel suo intervento, Draghi ha insistito sulle debolezze strutturali dell’Unione. “L’Europa si è aperta al mondo senza completare il mercato al suo interno”, ha spiegato, definendola “troppo dipendente dalla domanda estera, troppo dipendente da capacità controllate altrove e troppo frammentata per mobilitare la propria stessa scala”. L’ex premier ha collegato queste fragilità anche al ritardo tecnologico europeo: “Dal 2019, il divario di produttività oraria tra Europa e Stati Uniti si è ampliato di 9 punti percentuali”, mentre “l’intelligenza artificiale si aggiunge ora a quel divario”. La risposta, secondo Draghi, passa da una nuova stagione di investimenti. “Quello che era già stato stimato intorno agli 800 miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salito a quasi 1.200 miliardi di euro l’anno”, ha detto, sottolineando che “la crescita è la precondizione” per finanziare transizione energetica, difesa e industria digitale. Draghi ha poi invitato Bruxelles ad assumere una linea più ferma con Washington: “L’Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo più non ha funzionato”. Sul tema della cooperazione europea ha aggiunto: “Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell’Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio”, chiedendo di trasformare l’attuale cooperazione “in impegni chiari e vincolanti”. Draghi ha criticato anche la governance Ue: “L’azione dei ventisette spesso non è all’altezza del momento”, con decisioni “diluite nei comitati” fino a diventare inefficaci. La cerimonia si è conclusa con un lungo applauso nella Sala della Coronazione del municipio di Aquisgrana. Presenti, tra gli altri, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la presidente della Bce Christine Lagarde, il premier greco Kyriakos Mitsotakis, il premier albanese Edi Rama e, per l’Italia, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Nelle motivazioni del Premio – accompagnato anche da un riconoscimento da un milione di euro destinato a sostenere progetti europei – la giuria ha definito il rapporto Draghi “un’agenda per il futuro dell’intero continente” e ha rivolto ai leader europei l’invito ad “attuare ora il Rapporto Draghi”, per rafforzare la forza economica e l’autonomia strategica europea.
(*) La Presse
