Cronaca

Un Paese in stato d’emergenza continua: dichiarato quasi 200 volte negli ultimi dieci anni

L’Italia è un Paese in stato d’emergenza continua. Gli ultimi eventi “devastanti”) tra Lombardia e Veneto, vanno ad aggiungersi alla conta delle catastrofi dovute al meteo sempre più estremo e alla fragilità del territorio. In tutto solo negli ultimi dieci anni, e solo quelli di rilievo nazionale deliberati dal Governo (tra maggio 2013 e febbraio 2024), sono quasi duecento. 39 dei quali negli ultimi due anni. Il 79% riguarda appunto eventi meteorologici, alluvioni e frane. L’elenco aggiornato è stato pubblicato dal Dipartimento di Protezione Civile. Tra le zone più colpite ci sono Emilia Romagna Sicilia. In queste regioni lo stato di emergenza è stato dichiarato 17 volte fino al 2023. Poi Toscana (14) e Veneto (12). Ma sono tantissimi i fronti ancora attivi, con le emergenze non ancora “chiuse”. Lo stato di emergenza è una condizione giuridica che può essere attivata al verificarsi o nell’imminenza di eventi eccezionali come terremoti, incendi, alluvioni o crisi sanitarie. Quando cioè si renda necessario agire con urgenza e con poteri straordinari per proteggere i cittadini e riparare eventuali danni. In questi casi, è possibile derogare le norme di legge e i vincoli di bilancio. Inoltre si possono limitare le libertà personali dei cittadini per motivi sanitari o di sicurezza, sulla base di quanto stabilito anche dall’articolo 16 della costituzione. In base all’articolo 24 del decreto legislativo 1/2018 è il consiglio dei ministri a deliberare lo stato di emergenza, sulla base delle valutazioni presentate dal dipartimento della protezione civile. La proposta è formalizzata del presidente del consiglio d’intesa con gli esponenti delle regioni interessate. Tale delibera fissa la durata dello stato di emergenza e ne delimita l’estensione territoriale in base alla natura e alla gravità degli eventi. Con la stessa delibera sono inoltre predisposte le prime risorse finanziarie da dedicare alle attività di soccorso e assistenza. In un secondo momento invece è previsto lo stanziamento di ulteriori fondi da destinare a sostegni per la popolazione e ricostruzione. La valutazione dell’effettivo impatto dell’evento è affidata anch’essa alla protezione civile, congiuntamente con le regioni e/o province autonome interessate. Anche in questo caso, è il consiglio dei ministri a deliberare l’assegnazione di risorse. Per questi fini esiste un apposito Fondo per le emergenze nazionali.

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