“Come si distrugge la vita di un chirurgo? Allo stesso modo di quella d’un calciatore, lo si lascia in panchina. In quell’università l’omertà era la parola chiave. Non era Sileri che metteva zizzania, lì c’era un sistema. E’ un fatto che io non faccio l’ordinario a Tor Vergata e quando ti lasciano fermo fino a 52-53 anni è finita”. Lo ha detto il sottosegretario al ministero della salute, Pierpaolo Sileri, nel corso della sua testimonianza davanti ai giudici dell’VIII sezione del tribunale di Roma nell’ambito del processo che vede imputato l’ex rettore dell’università di Tor Vergata, Giuseppe Novelli. Nella vicenda Sileri è parte civile. Il giudizio nasce da un ricorso al Tar presentato dallo stesso sottosegretario quando era ricercatore nell’ateneo insieme con uno studioso di diritto, Giuliano Gruner. “Si contestava il reclutamento di altri due colleghi”, ha detto. Inoltre Sileri e Gruner avrebbero ricevuto pressioni indebite per ritirare l’istanza al tribunale amministrativo. Novelli risponde nel processo delle accuse di tentata concussione e istigazione alla corruzione in relazione ad alcune nomine di Tor Vergata. “Novelli ha ragione quando dice che presso Tor Vergata il rettore era un padre ma – ha detto ancora Sileri – ci sono padri e padri. Novelli si adoperò affinchè non ci fosse la chiamata. C’era un disegno dentro Tor Vergata che doveva vedere taluni come professori ordinari mentre altri in nessun modo. C’era un padre che governava con una ‘famiglia’ l’università e le cose dovevano andare in una determinata direzione. C’era un sistema, se non abbassavi la testa venivi punito”. E poi “certe cose non si fanno per coraggio ma per poter guardare negli occhi i propri figli”, ha aggiunto spiegando la sua scelta di denunciare. Secondo il capo d’imputazione del pm Mario Palazzi, il rettore Novelli “abusando della posizione apicale rivestita” è accusato di aver compiuto “atti idonei dapprima nel far pervenire, tramite altri accademici e personale dell’università, a Gruner i motivi del suo forte risentimento, quindi nel minacciarlo direttamente di compromettere irrimediabilmente il suo futuro professionale”.
