di Emilio Orlando
(LaPresse) – “Quelle misure di contenimento salariale adottate dal mio Predecessore furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia” e “possono ora essere superate”. Con queste parole Papa Leone XIV ha revocato il taglio agli stipendi dei cardinali introdotto da Francesco nel 2021, restituendo il 10% delle retribuzioni sottratto durante la fase più dura dell’emergenza Covid. Il provvedimento, firmato il primo settembre, è stato reso pubblico oggi, nel giorno del 71° compleanno del Pontefice. La decisione chiude una delle misure simbolo dell’austerity dell’epoca di Papa Francesco, durante la pandemia, per mettere in sicurezza i conti della Santa Sede e tutelare i posti di lavoro. Secondo Giuseppe Comotti, professore ordinario di diritto canonico e diritto ecclesiastico nell’Università di Verona, la scelta del Pontefice attesa che “l’eccezionale sfida della pandemia” per la Santa Sede “risulta superata”. È una decisione che “legittima il ritorno alla normale stabilità retributiva dell’ufficio ricoperto”.
Nel marzo 2021, con il motu proprio “Un futuro sostenibile”, il Papa originario di Buenos Aires aveva imposto una riduzione del 10% ai cardinali residenti o in servizio in Vaticano. La scelta era maturata mentre la pandemia aveva fatto crollare numerose entrate, dal turismo religioso alle visite ai Musei Vaticani, fino alle altre attività che alimentano le risorse della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. La stretta non riguardava però soltanto i cardinali. Francesco aveva disposto una decurtazione dell’8% per i dipendenti della Santa Sede, del Governatorato e degli enti collegati inquadrati nei livelli C e C1, cioè le fasce dei capi e dei segretari dei Dicasteri, mentre per chierici e religiosi era prevista una riduzione del 3%. Era stato inoltre congelato per tutto il personale il meccanismo degli scatti biennali di anzianità; per i dipendenti laici il blocco interessava dal quarto livello in su, lasciando fuori le retribuzioni più basse. L’obiettivo era affrontare il “disavanzo che da diversi anni caratterizza la gestione economica della Santa Sede”, aggravato dagli effetti della pandemia, evitando misure ancora più drastiche come i licenziamenti, soprattutto dei dipendenti laici. Ora Leone XIV considera superata quella fase emergenziale. Le misure del predecessore, spiega, “furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia” e “possono ora essere superate”, nella certezza che le istituzioni vaticane proseguiranno nell’impegno per la sostenibilità economica “con strumenti diversi”. La decisione è stata presa dopo il parere della Segreteria per l’Economia e abroga l’articolo 1 della normativa del 2021. Il provvedimento era stato parzialmente modificato nel giugno 2025 con un Rescriptum ex Audientia. Con il ritorno alle somme precedenti al Covid, dunque, non saranno soltanto i cardinali a recuperare integralmente il trattamento economico originario: anche gli stipendi dei dipendenti laici interessati dai tagli tornano ai livelli pre-pandemia. Resta invece definitivamente acquisito quanto prodotto durante la vigenza delle precedenti disposizioni, compreso il congelamento degli scatti biennali di anzianità. La revoca segna così il superamento di una misura nata come risposta straordinaria a una emergenza. Leone XIV mantiene però il richiamo alla prudenza nella gestione dei bilanci della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. E la notizia arriva proprio nel giorno del suo compleanno con i numerosi auguri di rito arrivate dalle più alte cariche istituzionali. “Le porgo i miei più fervidi auguri, certo di farmi interprete degli affettuosi sentimenti che accomunano l’Italia intera”, è il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Attraversiamo un frangente storico complesso e inquieto”, ha aggiunto, sottolineando guerre, disuguaglianze e rischi legati alle nuove tecnologie. Donne e uomini di buona volontà guardano con speranza all’alto Magistero della Santità Vostra”. Insieme al capo dello Stato, anche la premier Giorgia Meloni: “Uno sprone potente, per tutti noi. Davanti alla complessità delle sfide di questo tempo è facile cedere alla stanchezza, alla rassegnazione, alla convinzione che i problemi siano troppo grandi per poterli risolvere. Ma arrendersi è la strada più facile, non quella che genera frutti. Ognuno di noi è chiamato, inv ece, a disarmare la rassegnazione e a diventare custode e interprete di una speranza operosa, capace di riaccendere i sogni e di tradurre le visioni in azioni concrete”, scrive sui social.
