Il 25 giugno, alle ore 17.00, si terrà la conferenza ‘Dal Tevere al Nilo’, un nuovo appuntamento della rassegna ‘Il Giovedì dei Musei’. Si tratta, si legge in una nota diffusa dal Vaticano di “un’importante occasione per testimoniare quanto Roma, imperiale prima e dei Papi poi, sia stata culla della nascita dell’Egittologia scientifica e della fascinazione dell’Egitto in Europa.
L’inaugurazione del nuovo Museo Egizio in Vaticano nel 1839, per ferrea volontà di papa Gregorio XVI Cappellari, celebra il ‘museo egizio di Roma’, che sola, unica fra le grandi capitali d’Europa, poteva vantare uno straordinario patrimonio millenario di monumenti dell’Egitto assai prima della formazione delle grandi collezioni di antichità egizie nella prima metà del XIX secolo.
Papa Gregorio XVI riunì in un unico luogo tutti i monumenti egizi che erano stati rinvenuti nel corso dei secoli a Roma e dintorni, oltre a quelli nelle mani di antiquari e collezionisti di quel tempo. Gli obelischi di Roma, portati dagli imperatori romani ad ornamento dell’Urbe e nuovamente eretti dai pontefici sin dal XVI secolo di fronte alle principali basiliche e nelle maggiori piazze della città, insieme agli altri numerosi monumenti egizi, sempre portati a Roma dai potenti imperatori, costituivano da secoli l’eredità di una fase importante della storia egizia ‘fuori dell’Egitto’: sono l’evidenza della più antica ‘Egittomania’, che tanto aveva ammaliato e sollecitato l’Impero e che continuò a sollecitare i Papi poi.
«La conferenza – illustra Alessia Amenta, Curatore del Reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani – celebra un avvenimento eccezionale, poco noto: il 21 settembre 1840 tre navi della marina pontificia salparono dal porto di Civitavecchia alla volta di Alessandria d’Egitto. Al comando era il celebre Capitano Onorario della marina pontificia Alessandro Cialdi, insignito di 41 onorificenze lungo il suo straordinario percorso professionale». Fu quella che passò alla storia come la Spedizione Romana inEgitto di papa Gregorio XVI. Il via all’organizzazione fu dettata dall’esigenza di recuperare blocchi di alabastro per ricostruire l’altare della basilica di San Paolo fuori le Mura, andata distrutta da un terribile incendio nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1823. A seguito di scambi diplomatici la corte del Khedivè d’Egitto Mohammed Ali concesse in dono l’alabastro al papa, che decise di approfittare di tale occasione anche per far esplorare la Valle del Nilo, i suoi monumenti, la topografia dei luoghi, la sua flora e fauna, i suoi elementi naturali e non in ultimo anche i moderni usi e costumi.
L’intenzione della Spedizione era quella di recuperare l’alabastro, ma anche quella di riportare antichità per arricchire il nuovo Museo Gregoriano Egizio. Ecco dunque perché sulle navi pontificie si ritroveranno imbarcati anche alcuni ‘borghesi’, come si definiscono nel Giornale di bordo della spedizione, ovvero personaggi esperti di varia natura, dalla mineralogia all’archeologia, dall’architettura alla topografia, all’idraulica e alla naturalistica. Le tre navi pontificie, con a bordo i savants di papa Gregorio XVI, solcava i mari alla scoperta dell’antico Egitto come già avevano fatto la spedizione di Napoleone e quella Franco-Toscana di Champollion e Rosellini (1828-1829)”.
“Nel novembre 1840 – si legge ancora nella nota – la Spedizione Romana raggiunse il porto di Alessandria e si avventurò nel Nilo, risalendo il ramo di Rosetta fino a raggiungere il Cairo. Durante tutta l’impresa il contatto con la corte papale restò costante attraverso scambi epistolari e l’invio di resoconti della spedizione, che si mosse costantemente sotto la potente protezione del Khedivè. Raggiunta Rosetta, caricati gli alabastri, l’equipaggio ripartì quindi alla volta di Alessandria e poi di Roma, dove approdò il 16 agosto 1841 al porto di Ripagrande, davanti alla basilica di S. Paolo.
La Spedizione Romana è argomento poco noto in ambiente egittologico per molte concomitanze. Solo le recenti ricerche presso diversi archivi hanno infatti permesso di ritrovare importanti documenti storici e di ricostruire la portata della vicenda, sia dal punto di vista scientifico sia ingegneristico navale, recuperando anche la lista di quanto fu riportato dall’Egitto. Recentemente è stata recuperata la bozza a stampa del Progetto dellapubblicazione della Spedizione, che, come si legge nella parte introduttiva, avrebbe avuto lo scopo di ‘dare alla luce quanto si raccolse in cose di scienze e di arte sul fertile suolo dell’Egitto, e cosi lasciar traccia forse non peritura di una missione che formò epoca ne’ fasti di Roma’. Tale opera, che non fu mai portata a termine, avrebbe invece indiscutibilmente contribuito a dare il giusto inquadramento e riconoscimento alla recezione dell’Egitto presso la corte dei Papi”.
Introdotti dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, interverranno Alessia Amenta, Thomas Mathà, Presidente dell’Accademia Italiana di Filatelia e Storia Postale – che illustrerà il ruolo della posta del Levante nell’Ottocento, con particolare riferimento alle corrispondenze provenienti dallo Stato Pontificio – ed Enrico Nigris, Dipartimento di Architettura, Università Roma 3, il cui contributo sarà incentrato sulla figura di Alessandro Cialdi, uomo di mare, ufficiale e studioso.
